03/03/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Le rivalità tra presidente e capo di stato maggiore alla base degli eventi di ieri

scritto per noi da
Matteo Fagotto

 

 

Contrordine. In Guinea - Bissau non è in corso alcun colpo di stato, secondo quanto riferito dal portavoce militare Zamora Induta. L'uccisione del presidente Joao Bernardo Vieira, avvenuta ieri durante l'assalto al palazzo presidenziale, sarebbe stata opera di alcuni elementi isolati dell'esercito. Che avrebbero deciso di far pagare così al presidente un suo presunto coinvolgimento nell'attentato che, poche ore prima, era costato la vita al suo acerrimo rivale, il capo di stato maggiore Batiste Tagme na Waie. Un regolamento di conti tra feudatari del Paese insomma, giocato sulle loro pelli e su quelle della Guinea.

Joao Bernardo VieiraA conferma di quanto dichiarato da Induta, le Forze Armate non avrebbero preso il controllo del Paese, ma starebbero assicurando la transizione secondo i dettami costituzionali. Dopo il decesso di Vieira, la guida del Paese verrà presa dal presidente del Parlamento, Raimundo Pereira, in attesa di nuove elezioni. Ma la transizione "morbida" potrebbe non bastare alla Guinea - Bissau per evitare le sanzioni dell'Unione Africana, che ha organizzato per oggi ad Addis Abeba un meeting di emergenza per discutere proprio del caso guineano. In ballo potrebbero esserci eventuali sanzioni contro le autorità del Paese, se queste fossero ritenute corresponsabili dell'attentato ordito contro il presidente. Sempre oggi i leader dell'Ecowas, la Comunità Economica degli Stati dell'Africa Occidentale, saranno a Bissau per un tentare di evitare che il Paese collassi dopo gli eventi degli ultimi due giorni.

E' stata una due giorni incredibile quella vissuta dal Paese, in cui l'astio e le rivalità politiche accumulate in vent'anni hanno portato a una resa dei conti impensabile. Vieira e il generale Waie, provenienti da due etnie diverse, erano rivali dichiarati dalla fine degli anni Ottanta. Da quando, cioè, a séguito di una purga nei ranghi dell'esercito Vieira spedì Waie al confino, in un'isoletta al largo delle coste del Paese. Lasciandocelo per anni, prima di concedergli il perdono presidenziale. Da allora, tanti eventi importanti sono avvenuti in Guinea - Bissau: la guerra civile del 1998-1999, al termine della quale Vieira fu costretto all'esilio in Portogallo, la rivolta del 2003 che portò alla destituzione del presidente Kumba Yala, il ritorno di Vieira per le elezioni del 2005 e la sua vittoria. Ma la rivalità con Waie, invece che sopirsi, si era accresciuta negli ultimi mesi.

Un soldato per le strade di BissauLo scorso novembre, il presidente subì un primo assalto al palazzo presidenziale da parte di elementi dell'esercito. A difenderlo, stranamente, non si presentò alcun soldato, e Vieira si salvò solo grazie alla guardia presidenziale. Il capo di stato non ci mise molto ad accusare apertamente l'esercito di connivenza, e a preparare quella che molti nel Paese ritengono fosse una rappresaglia: lo scorso gennaio, Vieira convoca improvvisamente Waie a palazzo, ma quando questi esce di casa propria per recarsi all'incontro, un gruppo di uomini armati crivella di colpi la sua auto. Una specie di guerra privata di stampo mafioso, insomma, finita male per entrambi. Domenica scorsa, Waie rimane ucciso in un attentato dinamitardo mentre si reca al lavoro. Poche ore dopo, alcuni elementi dell'esercito, probabilmente suoi fedelissimi, assaltano il palazzo presidenziale uccidendo Vieira. Un gioco a somma zero di cui farà le spese uno dei Paesi più poveri e instabili dell'Africa, diventato un ricettacolo di trafficanti di stupefacenti sudamericani.

 

Matteo Fagotto

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