03/03/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Crescente l'insofferenza verso l'occupazione occidentale

In Afghanistan i civili continuano a morire come le mosche sotto il fuoco delle truppe Usa e Nato. L'ultimo 'incidente' venuto alla luce risale a lunedì scorso, 23 febbraio, quando otto civili sono morti e diciassette sono rimasti feriti in un bombardamento aereo sull'abitato di Sangin, nella provincia meridionale di Helmand, ordinato in risposta a un'imboscata talebana contro una pattuglia britannica.

Shukria Barakzai"Più soldati, più guerra". In un clima di crescente ostilità verso le truppe occidentali, la decisione di Washington di inviare altri 30 mila soldati nei prossimi mesi (17 mila già in primavera) sta suscitando la dura opposizione tra i parlamentari afgani di origine pashtun, la popolazione maggiormente colpita dalle operazioni militari. Una cinquantina di deputati stanno lavorando per bloccare l'invio di rinforzi. "Ci mandino piuttosto 30 mila insegnanti, o 30 mila dottori o 30 mila ingegneri, ma non inviino qui altri soldati perché questo porterà solo più violenza", ha dichiarato alla stampa la deputata Shukria Barakzai, fondatrice della rivista Aina-e-Zan, Lo Specchio delle Donne.
"La maggioranza della popolazione è contraria all'arrivo di più truppe perché sanno che queste non porteranno più sicurezza, ma solo più guerra", gli fa eco un altro parlamentare pashtun, Hanif Shah Hosseini.

Mohamad Hanif AtmarCritici. La crescente insofferenza degli afgani verso l'occupazione occidentale è destinata a diventare argomento principe della campagna elettorale in vista delle elezioni presidenziali di agosto.
Il presidente uscente Hamid Karzai, nel disperato e ipocrita tentativo di recuperare consensi interni - dopo aver perso l'appoggio di Washington - continuerà a protestare contro le stragi Usa e Nato di civili.
Lo sfidante Mohamad Hanif Atmar, attuale ministro degli Interni, sostiene il graduale ritiro delle truppe straniere e la 'afganizzazione' del conflitto. "Non abbiamo bisogno di più soldati stranieri, abbiamo solo bisogno di armi e addestratori per i nostri combattenti, che riuscirebbero a sconfiggere il nemico nel giro di cinque anni invece dei quindici previsti dalla Nato, e a un decimo del costo che oggi l'Occidente sostiene per finanziare le sue truppe".

Ashraf GhaniAllineati. Gli altri candidati, visti i loro curriculum, difficilmente criticheranno le decisioni del Pentagono e della Nato.
Il primo della lista (ancora non ufficialmente candidato) è il noto 'falco' Zalmay Khalilzad, ex ambasciatore statunitense in Afghanistan, in Iraq e all'Onu.
Sono cittadini Usa anche i candidati ufficiali Ashraf Ghani - ex ministro delle Finanze ed ex consigliere di Karzai, formatosi nelle migliori università statunitensi, alla Banca Mondiale e alle Nazioni Unite - e Ali Ahmad Jalali - ex ufficiale della resistenza antisovietica ed ex ministro dell'Interno di Karzai, insegnante di strategia militare all'Università di Difesa Nazionale del Pentagono, a Washington.
Fedeli alla linea Usa anche gli altri tre candidati: Anwar ul-Haq Ahady, altro ex ministro delle Finanze formatosi negli Stati Uniti, Abdullah Abdullah, ex ministro degli Esteri considerato il più filo-americano tra i leader tagichi dell'Alleanza del Nord, e Gul Agha Sherzai, ex signore della guerra e attuale governatore della provincia di Nangarhar, combattente al servizio degli Usa sia contro i sovietici che contro i talebani (fu lui a conquistare Kandahar nel 2001): oggi è accusato di legami con il narcotraffico ma è indicato da Obama come un modello di politico afgano locale.

Enrico Piovesana

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