18/12/2003versione stampabilestampainvia paginainvia



Suor Teresa Arizmendi e la sua scuola per i figli dei "cocaleros"
 
Scritto per noi da
Adriana Rossi
 
 
 
Teresa uscì sui giornali. Apparve in una foto, di quelle in bianco e nero, dove non è facile riconoscere la persona ritratta. In mezzo ad un nutrito gruppo risaltava solo per il suo vestito bianco. Era il 1994, e in Bolivia esplodeva la protesta popolare. Nel Chapare i contadini coltivatori di coca bloccavano l'unica arteria che univa due delle città economicamente più importanti, S. Cruz de la Sierra e Cochabamba, famose entrambe, una per i suoi impresari ricchi e potenti, per essere stata rifugio di nazisti, neonazisti e neofascisti di tutte le nazionalità, da Klaus Barbie a Stefano Delle Chiaie, e per essere culla di tutti i golpe che la Bolivia ha sofferto, l'altra, per il suo commercio e per essere la porta di ingresso al tropico, dove la coca alimenta il narcotraffico.

Lì si trova la foresta con alberi giganteschi, tanto folta da non far passare i raggi del sole, dove gli spiazzi testimoniano la devastazione provocata dalla deforestazione, per le coltivazioni dei coloni che piantano arance che nessuno compera, di yuca che nessuno, tranne loro, mangia, di banani i cui caschi si vendono a prezzi irrisori, e di coltivazioni di coca. Non ci sono strade, ma sentieri, quasi non ci sono ponti, ma tronchi che uniscono una riva con l'altra, non c'è elettricità tranne che nei piccoli centri che si trovano vicini alla strada principale. La strada viene bloccata, più volte nel corso dell’anno, quando la rabbia esplode.

Teresa viveva qui in villaggio di 4 case chiamato Chipiriri. Era arrivata da una terra lontana, la Colombia. Il suo destino fu deciso dall'ordine al quale apparteneva, perché Teresa Arizmendi è suora. Arrivò in una Chipiriri dimenticata a pochi chilometri dalla strada principale, alla quale si accede passando da un posto di blocco dei "Leopardos", i gruppi speciali della UMOPAR (Unità mobile di pattugliamento rurale), ossia la polizia speciale anti droga.

In Chipiriri c'era una missione francescana. I frati, nella loro maggioranza italiani, avevano aperto una scuola elementare, piccola, dove si insegnava a pregare, a sommare e a mettere la firma. Teresa assunse il compito di dirigere la scuola, e quello di sognare. Sognare una scuola che potesse togliere dal circolo della povertà i giovani di Chipiriri e della zona circostante. Una scuola che permettesse loro di avere un orizzonte che non fosse la coltivazione della coca (ereditato dai genitori), una scuola che li allontanasse dalla violenza che nasce dalla combinazione della coltivazione della coca, delle pozze di macerazione per la produzione della pasta base, dai laboratori di raffinazione della coca, dai narcotrafficanti locali e stranieri, UMOPAR, esperti e agenzie nordamericane come la DEA, che si scontrano con obiettivi distinti e contrapposti, facendo della foresta un posto minaccioso, dove il pericolo, più che il veleno delle vipere, è costituito dagli uomini.

Chapare Teresa sognò e creò il suo sogno e lavorò. Cercò donazioni, cercò materiale, mano d'opera e con i suoi compagni costruì un edificio più grande che ospitava la scuola elementare e media, con le sue aule, i suoi dormitori, il campo e l'orto, e la maturità riconosciuta dalle autorità educative; affinché i giovani, in un raggio di 50 chilometri, arrivassero sempre più numerosi. Lontano restò il ricordo dei 15 alunni della piccola scuola. La popolazione scolastica del collegio Padre Constante Luchsich di Chipiriri arrivò ad avere circa 1200 alunni. Figli di "cocaleros", contadini coltivatori di coca, le famiglie dei quali, all'epoca del boom della cocaina, arrivavano a guadagnare dai 1400 ai 1800 dollari all'anno. Sono figli, a loro volta, della miseria. Rimase loro la coca. Arbusto sacro appartenente alla cosmovisione andina, che l'occidente trasformò in una mera mercanzia, materia prima per la cocaina.

Teresa Arzmendi, per aiutare gli abitanti di Chipiriri fece di tutto. Anche interporsi tra i contadini e l'esercito, per  tentare di calmare gli animi, in quei momenti di disperate proteste, e impedire lo scontro. Dopo quattro lunghe ore di discussione, quando il nervosismo e l'animosità si fecero incontenibili, Teresa si mise da parte e rivolgendosi alla polizia disse: "Volete lo scontro? Forza, avanti. Voi avete i fucili, loro hanno i machetes, voi vincerete, però ricordatevi che passerete alla storia come i massacratori di Chipiriri. I poliziotti si ritirarono e la notizia, con la foto, apparve nei quotidiani nazionali.

Passarono anni, il Chapare continua ad essere terra difficile, governo dopo governo, si tentò di liberare questa foresta dalle coltivazioni, indennizzando i contadini per la sradicazione volontaria con somme che mai permetteranno di iniziare un'altra attività, con programmi falliti di sviluppo alternativo, con il disboscamento coatto, i contadini continuano con le loro mobilizzazioni, coi loro capi che si sono forgiati in una coscienza politica. Alcuni di loro arrivarono ad essere sindaci, altri sono seduti in Parlamento, un altro Evo Morales, sfiorò la presidenza della Repubblica.

Teresa continuò cercando fondi, ampliando, migliorando il collegio fino a che un giorno ha dovuto andarsene. La trasferirono in un'altra zona cocalera, però la sua salute peggiorò e tornò in Colombia per curarsi e curare i suoi genitori. Non tornò più a Chipiriri, ma il sogno continua, fatto di pareti, tetto, biblioteca, lavagne con lettere e numeri e frasi e formule. Manca solo che si compia l'altro sogno, quello di un Chapare non violento, quello di una vita degna che non passi dall'illegalità, quello di un futuro che non marcisca nella coca.

 

 
Categoria: Bambini, Pace
Luogo: Bolivia