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scritto per noi da
Matteo Fagotto
C'era una volta in Sudafrica una delle più fiorenti industrie minerarie del mondo. Ma la crisi economica mondiale, dopo aver colpito Usa, Europa e Asia, è giunta anche qui, costringendo alcuni dei colossi del settore a tagliare migliaia di posti di lavoro, deprimendo un settore già in declino lo scorso anno. Nonostante le autorità sperino di contrastare la recessione attraverso un massiccio piano di lavori pubblici in vista dei Mondiali, l'economia più forte del continente rischia di soffrire ancora.
Lo scorso martedì, il colosso minerario britannico Lonmin ha annunciato il taglio di 5.500 posti di lavoro nelle miniere di platino di Marikana, nella provincia del North West, e nella zona del Limpopo. Tagli che si sommano ai 10.000 già annunciati dalla Anglo Platinum, sussidiaria della Anglo American e prima produttrice di platino al mondo. Cifre che contribuiranno a deprimere un'economia che già lo scorso anno è cresciuta solamente del 3.1 percento (0.6 punti percentuali in meno delle previsioni di inizio anno), rispetto al 5,1 percento del 2007, e che nonostante il suo dinamismo deve fare i conti con una disoccupazione al 23 percento.
L'allarme cresce se si pensa che il settore minerario contribuisce al 7 percento del prodotto interno lordo del Paese. La recessione globale, già responsabile del calo dei prezzi delle materie prime e che ha colpito in maniera particolare l'industria delle automobili, è piombata a cascata sul settore del platino, utilizzato proprio dalle case automobilistiche per le componenti catalitiche. Inoltre, lo scorso anno, più a causa di una crisi strutturale che per la congiuntura mondiale, il Sudafrica aveva perso anche la palma di maggior produttore di oro al mondo (un primato detenuto dal 1906) a favore di Cina e Stati Uniti.
Non resta quindi che sperare nei Mondiali: il piano di lavori pubblici varato dal governo è ambizioso, e grazie all'iniezione di milioni di dollari di denaro pubblico dovrebbe servire se non altro a tamponare gli effetti della crisi globale. Una boccata d'ossigeno per un Paese che, in vista delle elezioni del prossimo aprile, si trova a dover redistribuire la ricchezza generata dalla classe media ai settori più svantaggiati della società, per evitare un'esplosione di rabbia sociale che cova latente dalla fine dell'apartheid fino ad oggi. Le violenze contro gli immigrati registratesi lo scorso maggio, proprio a causa della difficile congiuntura economica nazionale, dimostrano come la pazienza della popolazione sia già ai limiti. Nel settore minerario, stando a quanto dichiarato dai rappresentanti dei maggiori sindacati del Paese, si prospettano tempi ancora più duri, con nuovi tagli e la chiusura degli impianti meno redditizi. E non è detto che i cantieri aperti per costruire stadi e strade basteranno ad accogliere i minatori trovatisi senza lavoro.
Matteo Fagotto