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Una manifestazione importante, però. Molto. Proprio perché grande. Quanto non
si sa, di preciso. Ma va benissimo sentire Italia1 che dice che eravamo duecentomila.
E se eravamo magari mezzo milione, o più, fa lo stesso.
Importante perché fatta all'improvviso, molto all'improvviso. In cinque giorni.
Importante perché ci ha detto della voglia di pace del popolo italiano.
Perché è stata fatta grazie ad una donna prigioniera in un posto lontano, che
per qualcuno è la rappresentazione perfetta della debolezza. La sua voce, nel
video che abbiamo visto nei giorni scorsi, era debole, disperata. Una voce che
ci ha detto: fate! Fate qualche cosa, potete farlo, ne avete la responsabilità
e anche la forza.
Una manifestazione quasi spontanea, messa in piedi da un giornale corsaro, che
da sempre sta dalla parte del torto, con un numero di lettori che è un decimo
(forse) dei partecipanti alla manifestazione.
Senza organizzazione, senza preparazione alcuna.
E' stata più che una manifestazione, più che un corteo: è stato uno ceffone sonoro
– o, a seconda dell'affetto provato, uno scappellotto – alla classe politica italiana.
Quella che della sacralità della vita si sciacqua la bocca prima di mandare al
macello soldati - a macellare e ad esser macellati - e quella che si mette addosso
la livrea arcobaleno solo quando proprio è costretta, ma straccia la Costituzione
quando è al governo e poi, coerentemente, ha paura a discuterne quando è all'opposizione.
Quella classe politica che ha dimostrato ancora una volta di essere lontana anni
luce dal Paese. Tutta senza esclusione alcuna.
Ma è stato un ceffone o uno scappellotto anche a tutti quelli che si sono messi
in testa, chissà perché, di parlare a nome della pace e delle persone che la pace
vogliono. E che si sono riempiti la bocca di parole che sono state capaci solo
di tramortire il più grande movimento di massa del dopoguerra.
Ne avrebbero voglia, le persone che vogliono la pace, di trovare qualcuno che
le rappresenti, che fosse capace di tradurre in azioni e leggi (in politica, dunque)
questo enorme no alla guerra che si mostra ad ogni occasione, gioiosa o rabbiosa
o disperata. Ne avrebbero anche bisogno. Ne avrebbe bisogno la pace. Ne avrebbero
bisogno, disperatamente, anche Giuliana Sgrena e tutti quelli che le sono vicini
in questi giorni.
Mettiamola fuorilegge, questa guerra e tutte le altre, come ci dice la Costituzione,
come ci dice la storia, come ci dice la disperazione di Giuliana e dei milioni
di persone che con lei, o come lei, ne subiscono gli effetti.
Non c'è proprio altro da fare.
Maso Notarianni