In vista delle Olimpiadi il volto di Pechino cambia e antichi quartieri vengono distrutti
Testo e foto
di Elena Asciutti

Pechino - Trentadue medaglie d'oro su un totale di sessantatre vittorie.
Questo
è il bottino della
Repubblica Popolare Cinese alle Olimpiadi di Atene 2004. Ma per la Cina
gli ultimi giochi olimpici hanno rappresentato qualcosa di più di una
gara
internazionale di altissimo livello: sono stati la prova generale di
"Pechino 2008". La Cina ha voluto e vuole sbalordire: una delegazione
con più di
600 atleti in Grecia, 63 medaglie vinte e 4 anni per fare di Pechino
una vera
città
olimpica. Questa è la Cina che appare attraverso i mass media
cinesi, prima,
durante e dopo le Olimpiadi: ancora oggi, la televisione manda in onda
le
premiazioni degli atleti cinesi ad Atene 2004. Uno spettacolo forse
poco comprensibile agli occidentali, ma le cui immagini parlano
chiaro. La
Cina vuole uscire dalla chiusura del regime e dallo stereotipo del
Paese
"in via di sviluppo". Vuole essere al passo con le nazioni
economicamente più sviluppate e le Olimpiadi del 2008 l’aiuteranno a
dimostrarlo. Ma a che prezzo?
Negli
ultimi decenni, in tutta l’Asia, e specialmente in Cina, la distruzione di
antiche città ha drammaticamente alterato il tessuto sociale con cancellazione
delle comunità di quartiere, violazioni dei diritti del cittadino, imposizione
di
nuove sfide urbane ai residenti di lunga data. Il fenomeno si chiama forced eviction e in Cina non esiste nessuna tutela contro
quest'atto crudele ed estremo.
La testimonianza. Una donna racconta: “Le autorità
del distretto hanno inviato la lettera di esproprio, dandoci un mese di tempo
per traslocare. Viviamo in sette in questa casa: la mia famiglia, quella di mio
fratello e mia madre di 82 anni. Non sapevamo dove andare e con la ricompensa
promessa non è possibile comprare una casa per sette persone. Non siamo andati
via, ma le ruspe sono arrivate ugualmente e hanno cominciato a demolire. Mia
madre è rimasta ferita.”
Il
processo di trasformazione di Pechino è iniziato negli anni ’80, con la
politica di apertura al mercato libero di Deng Xiao Ping. Coprendo
un area metropolitana di 160 chilometri da Est a Ovest e di 170 da Nord a Sud,
la
città ufficialmente ospita più di 10 milioni di abitanti (che diventano più
di 13 se si considerano gli immigrati dalle zone rurali non registrati) in
dieci distretti e in alcune contee rurali.
La
città storica (Lao Beijing, ovvero Vecchia Pekino) è divisa in quattro
distretti e presenta quaranta siti storici e
culturali protetti. Tuttavia,
negli ultimi cinquant'anni sono stati distrutti più di 200 hutong (le minuscole e labirintiche vie per cui Pechino è conosciuta) sui 820
esistenti e relativi siheyuan (case
a un piano con corte al centro). Per la preparazione dei giochi olimpici del
2008, questo processo di trasformazione è stato naturalmente accellerato,
grazie anche agli investimenti di molte compagnie straniere.
Senza diritti. Nel
2002, sono state distrutte 66 aree urbane, di cui 63 erano hutongs. Nel 2004,
250mila metri quadrati di vecchie case sono state demolite. Nuove
costruzioni oggi sostituiscono le strutture tradizionali dei distretti storici,
combinando caratteristiche orientali e occidentali, tavolta copie di lontane architetture
europee.
Ma c'è una parte di Cina che in questo processo di rinnovamento rimane
più nascosta, non perché lo voglia, ma perché non ha mezzi per farsi conoscere.
Sono gli abitanti dei quartieri antichi, quelli che ancora si muovono in
bicicletta, i cui diritti (libertà di residenza; proprietà;
tutela contro ogni discriminazione; privacy; possibilità di ricorso a tribunali
competenti )
vengono continuamente violati. Senza alcun preavviso o notifica da
parte delle autorità competenti, ma solo con l'avviso dipinto sul muro Chai, demolizione,
sono condannati allo sfratto coatto. In cambio, riceveranno una piccola
ricompensa (il valore al m² di un siheyuan supera spesso i 500 dollari) per il loro immobile e un appartamento che li
porterà lontano dal loro lavoro e dalla rete sociale in cui sono vissuti,
creando notevoli cambiamenti nell’organizzazione familiare e sociale.
La Cina così distrugge per far spazio alla nuova città
dei “giochi”.
Camminando nella parte vecchia di Pechino si ha difficoltà a ricordare i posti,
molti non esistono più, altri sono invasi da ruspe e macerie. E a volte si ha
la
sensazione di stare in luoghi senza storia e identità. Alla distruzione (o sviluppo,
come lo chiamano i
developpers
cinesi) segue la disperazione di chi ha perso la casa in cui
abitava. E l'introduzione della proprietà privata - Emendamento Nr.
4 alla Costituzione
Cinese, Marzo 2004 - finora non sembra aver giovato agli strati più
poveri della popolazione.