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dal nostro inviato
Decenni passati sotto una dittatura violenta e sanguinaria hanno lasciato il segno nella popolazione paraguayana.
La strategia dell'intimidazione, del terrore e della violenza, adottata dai militari di Stroessner è rimasta indelebile come un tatuaggio nella memoria della gente.
Per questo motivo in Paraguay tutti, ancora oggi, hanno paura a schierarsi apertamente su ogni argomento e ad ogni domanda rispondono sempre sì. "Non sentirai mai un paraguayano di no. Ad ogni tua domanda risponderanno sempre sì" racconta Alma, impiegata di Asuncion e moglie di uno dei più famosi produttori televisivi del Paese. "Questa è la conseguenza della dittatura. C'è ancora paura nella gente, anche se le cose nel paese vanno molto meglio. Ciò che è successo in passato difficilmente si cancellerà in poco tempo".
La conferma arriva dalle parole di Soliciano, taxista argentino dal 1977 in Paraguya. "Prima di arrivare in questo paese mi hanno detto due cose: non parlare mai dei comunisti, potresti essere arrestato e torturato, e se ti chiedono se ti piace Stroessner devi rispondere sì. Solo in questo modo ho lavorato tranquillamente senza essere mai preso di mira dai militari.
Ma fai attenzione: sarà molto difficile che un paraguayano ti dica quello che pensa realmente. Ricordo come se fosse ieri. Era il 1978 più o meno le 14.30 di un pomeriggio di novembre, non posso dimenticarlo. Ero fermo con il mio taxi in una delle tante fermate che ci sono nel centro. Arriva un cliente, distino e con gli occhiali da sole. Non era usuale avere quel tipo di oggetto in Paraguay in quegli anni. Mi chiede di accompagnarlo sulle sponde del fiume. Pochi istanti dopo inizia col farmi una domanda. Sei paraguayano? E io rispondo no sono argentino. E ancora: "perché sei qui in Paraguay? Devi scappare da qualcosa? Sei per caso comunista? Mi chiede. E io rispondo immediatamente no! Anzi i comunisti li odio. Sono in Paraguay perché in Argentina mi hanno detto che da queste parti c'è molto lavoro e che Stroessner fa vivere bene chi lavora! Dopo qualche istante il cliente mi mette una mano sulla spalla e mi dice con aria gelida: "Bene, era quello che volevo sentire". Non so cosa mi sarebbe successo se avessi risposto che parteggiavo per i comunisti o che avevo idee di sinistra. Ancora oggi me lo chiedo e penso che quella risposta data al cliente mi ha in parte salvato la vita. Non so perché ma ne sono convinto".
Alessandro Grandi