19/02/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Secondo la giuria gli accusati non sono perseguibili. L'avvocato di famiglia della giornalista uccisa: "nessuna sorpresa". L'inchiesta riparte dal principio.

Il tribunale militare di Mosca ha deciso di inviare il fascicolo dell'inchiesta sull'omicidio di Anna Politkovskaya al comitato investigativo, dando di fatto alla Procura la possibilità di ricominciare daccapo l'intero iter istruttorio. La notizia arriva a un giorno di distanza dall'assoluzione dei quattro imputati decretata ieri dallo stesso tribunale. La sentenza per l'omicidio della giornalista ha prosciolto gli indagati dalle accuse loro rivolte. "Nessuna sorpresa", è stato il commento che l'avvocato della famiglia della vittima ha rilasciato alla radio Eco di Mosca, criticando l'operato degli inquirenti già in fase di acquisizione delle prove.

Anna PolitkovskayaMentalità sovietica. Come da copione, la magistratura russa conferma che le abitudini del passato sono dure a morire. Seppure la sentenza sia stata giuridicamente 'equilibrata', ed il giudice abbia agito in maniera apparentemente indipendente rispetto ai poteri forti, ciò che è emerso è la fragilità di un sistema in cui la procura non ha avuto - per inerzia, incapacità o indifferenza - gli strumenti adeguati per poter condurre un'indagine approfondita e conclusiva. 'Insufficienza di prove' è la formula classica che liquida il lavoro dei magistrati inquirenti. E' questo, e non un eventuale coup de theatre che avrebbe potuto indicare una mano eccellente come mandante dell'omicidio, a sferrare il colpo più forte al potere. Perchè, aldilà dell'assenza di una magistratura indipendente, è l'intero sistema giudiziario a fare acqua da tutte le parti. 'Insufficienza di prove': una formula che mette in crisi - confermandone la prassi - cultura e mentalità investigativa della pubblica accusa. Le prove raccolte non solo erano insufficienti, ma anche contraddittorie, non convincenti. In una parola, l'inchiesta non è stata rigorosa. Reporters sans frontieres ha definito l'assoluzione "conseguenza di un'inchiesta incompleta e trasmessa prematuramente alla giustizia". In molti hanno rilevato anche per questo omicidio eccellente l'abitudine a non indagare. Perchè così ha sempre funzionato, in Russia, dove i magistrati dipendono dalla Procura generale, dove i processi e i colpevoli sono spesso fasulli, dove a causa di pressioni di politici e militari risulta avvilente - oltrechè pericoloso - anche per il più coraggioso pubblico ministero svolgere compiutamente il proprio lavoro.

A casa. Tornano a casa felici i ceceni alla sbarra: l'ex dirigente della polizia di Mosca Sergei Khadzhikurbanov, accusato di essere il logista del delitto; i fratelli Dzhabrali e Ibraghim Makhmudov, presunti 'pedinatori' della vittima; rimane latitante il terzo fratello, Rustan, ricercato all'estero come presunto killer. Torna a casa felice anche l'ex colonnello dell'Fsb Pavel Ryaguzov, accusato per aver passato l'indirizzo della Politkovskaya al gruppo dei killer. Come se ce ne fosse stato bisogno. Tutti sapevano dove abitava la Politkovskaya. La donna quarantottenne, madre di due figli e giornalista per Novaya Gazeta fu uccisa da un sicario sotto il portone di casa la sera del 7 ottobre 2006. Il legale della vittima continua a sostenere che gli accusati avrebbero goduto di importanti protezioni da parte del Cremino. "Rifaremo il processo - spiega il vice-direttore della Novaya Gazeta, dove lavorava la Politkovskaya - e continueremo a insistere sulla pista attualmente aperta. Sperando che la prossima volta si possano reperire più prove".

Parole chiave: politkovskaya
Categoria: Diritti, Politica, Media
Luogo: Russia