18/02/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Un nuovo, misterioso tentativo di golpe nel piccolo arcipelago africano?

scritto per noi da
Matteo Fagotto

 

Alle tre di notte circa di martedì, un gruppo di uomini armati sbarca nel piccolo porticciolo di Malabo, capitale della Guinea Equatoriale, entra in città e si dirige verso il palazzo presidenziale. In breve tempo gli assalitori si trovano a dover affrontare le forze di sicurezza locali, che dopo una battaglia durata almeno due ore riferiscono di aver respinto gli assalitori, uccidendone un buon numero sia sulla terraferma che in mare, al momento della ritirata. Un tentativo di colpo di stato o una semplice azione criminale? Ancora una volta il piccolo stato africano, terzo produttore petrolifero dell'Africa subsahariana, si trova al centro di una vicenda dai contorni più che sospetti.

Ribelli del MendQuale che fosse l'obiettivo degli assalitori, il presidente Teodoro Obiang Nguema non ha mai corso il rischio di essere rovesciato. Recatosi a Bata, località nella parte continentale della Guinea Equatoriale, Obiang non era presente nel palazzo presidenziale. Ammesso che l'obiettivo del commando fosse lui. A due giorni dalla fallita offensiva, i contorni della vicenda rimangono infatti tutt'altro che chiari. Il governo guineano ha accusato dell'azione i ribelli nigeriani del Mend, attivi nella regione del Delta del fiume Niger, i quali però hanno smentito qualsiasi partecipazione all'azione, definendo le accuse contro di loro "paranoiche". Il governo nigeriano, dal canto suo, pur condannando l'azione, non se l'è sentita di gettare la croce addosso ai miliziani del Delta, sottolineando come anche gli investigatori equatoguineani non abbiano ancora le idee chiare su quanto accaduto.

Ironia della sorte, l'azione di martedì mattina ricorda molto da vicino, tranne l'esito finale, quanto descritto nel 1974 dall'autore britannico Frederick Forsyth nel suo libro "Dogs of War", ambientato in un'oscuro stato dittatoriale africano che molti hanno identificato proprio con la Guinea Equatoriale. Nel romanzo, un gruppo di mercenari assoldato da una multinazionale mineraria britannica, ansiosa di mettere le mani sulle ricchezze naturali dell'isola, attacca la capitale per uccidere il presidente, e mettere al suo posto un "fantoccio" che avrà il compito di concedere alla detta multinazionale le licenze per lo sfruttamento delle proprie risorse. Un canovaccio fin troppo comune nell'Africa degli anni Sessanta e Settanta, e che in Guinea Equatoriale si è ripetuto fino a pochi anni. Precisamente fino al 2004, quando un gruppo di settanta mercenari fu fermato in Zimbabwe mentre tentava di acquistare le armi necessarie a rovesciare il presidente Obiang. Merito dei giacimenti petroliferi scoperti negli anni Novanta, che hanno trasformato un Paese un tempo poverissimo, che sopravviveva grazie all'esportazione di pochi prodotti agricoli, in uno degli stati più ricchi del continente.

Il presidente Teodoro Obiang NguemaL'arresto dei golpisti provocò un caso mediatico internazionale: il loro leader, l'ex-membro delle SAS britanniche Simon Mann, fu prima condannato a quattro anni di carcere in Zimbabwe, poi estradato in Guinea, dove sta scontando una condanna a 34 anni. Nell'affare fu coinvolto anche Mark Thatcher, il figlio della Lady di Ferro britannica, accusato di aver finanziato i golpisti. Accuse che Mark ha sempre respinto, nonostante abbia accettato di pagare una salatissima multa in Sudafrica per evitare di venire incriminato. Anche stavolta, nonostante il no comment delle autorità, sembra che la pista dei golpisti sia una tra quelle plausibili per spiegare l'attacco di martedì. Secondo l'agenzia di intelligence Stratfor, l'azione poteva mirare proprio alla liberazione di Mann, in quel momento ricoverato all'ospedale di Malabo e non nella prigione di Black Beach. Un'ipotesi suggestiva, che andrà però corroborata da prove.

Anche la pista Mend non sembra convincere tutti. Nonostante militanti della formazione nigeriana fossero stati accusati di due rapine ad altrettante banche avvenute a Malabo nel 2007, la Guinea Equatoriale è distante più di 250 chilometri dall'abituale raggio di azione dei ribelli. I quali, fino a ieri, si erano spinti al massimo nella penisola camerunense di Bakassi, a circa 100 chilometri dai loro "santuari". Certo, nella galassia del Mend gravitano diversi gruppi armati e numerosi miliziani "freelance" che avrebbero potuto organizzare l'assalto senza l'avallo dei vertici del gruppo. Ma rimane il fatto che un'operazione del genere è piuttosto difficile da organizzare, anche per una formazione ben armata e dalle notevoli disponibilità economiche come il Mend.

Matteo Fagotto

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