21/02/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



1609 - 2009 Celebrazione del Quarto Centenario dell'espulsione dei moriscos spagnoli dalla Spagna cattolica

Quest'anno la Spagna si troverà a ricordare la tragica diaspora dei moriscos, provocata dal decreto promulgato da Filippo III il 4 aprile del 1609. Quel momento storico rappresentò l'ultima occasione per la potenza spagnola, all'epoca in declino rispetto al glorioso passato imperiale, per dialogare con una minoranza sociale, quella dei moriscos, sopravvissuta alla prima grande diaspora vissuta da al-Andalus nei confronti degli ebrei residenti nella penisola.

filippo III di spagnaDopo secoli di dominazione araba, segnati da dolorose guerre di riconquista da parte dei regnanti cristiani, al-Andalus, ormai ridotta geograficamente al regno Nazaride di Granada, giungeva al suo tramonto. Era il 1492, un anno contrassegnato da eventi cruciali per la storia della Spagna cristiana unificata: la scoperta delle Americhe e il suggellarsi di un'unione indissolubile tra identità nazionale e cattolicesimo. Fernando di Aragona e Isabella di Castilla, i Reyes Católicos, furono promotori della fase di riconquista di quell'ultimo brandello di al-Andalus e una delle prime mosse fu mettere di fronte alla popolazione ebrea la possibilità di convertirsi al cattolicesimo o l'esilio. La maggioranza della popolazione musulmana, messa di fronte allo stesso bivio, scelse la via della taqiyya, possibilità che la confessione islamica offre al credente di dissimulare la propria fede per causa di forza maggiore. È proprio in questa fase, nel corso del XVI e del XVII secolo, che si inizia a parlare di moriscos, termine con cui si designavano gli appartenenti alla comunità musulmana cristianizzati forzatamente e che si opponeva alla denominazione di mudéjar, termine invece usato fino ai secoli precedenti per indicare la popolazione musulmana residente nei territori riconquistati a cui era stata concessa la libertà confessionale.

esodo dei moriscosLe congiunture storiche che portarono Filippo III a premere per una decisione così estrema si ritrovano nell'avvertimento del pericolo ottomano, già espressosi nella battaglia di Lepanto, nel sollevamento dei moriscos, passato alla storia come la battaglia di Alpujarras (1568), nella crescente ossessione legata al mondo islamico e al conseguente consolidarsi di una politica identitaria fondata sulla religione cattolica. Molti moriscos, prevedendo l'avvicinarsi dell'espulsione, fuggirono dalla Spagna prima dell'applicazione della legge, mentre altri lasciarono il paese in seguito alla sua attuazione, nell'autunno del 1609, subendo la confisca di tutti i beni posseduti. L'esilio li condusse ancora una volta oltre lo stretto del Mediterraneo, verso Marocco, Algeria e Tunisia, catapultandoli in una realtà sociale, linguistica e culturale molto diversa, nonostante il comune denominatore della religione nella maggioranza dei casi. Infatti, da minoranza morisca, gli esuli si ritrovarono a rivestire i panni di una nuova minoranza agli occhi dei locali nordafricani. Sarebbero stati gli andalusíes, e in Marocco, soprattutto, il sentire e la nostalgia del passato andaluso avrebbe marcato con evidenza i volti delle nuove città sorte con l'arrivo di questi, tra cui Tetuan e Xauen. Ed è necessario comprendere il sentimento di nostalgia e di dolore dell'esilio che si esprime nella letteratura per contestualizzare l'eredità culturale del passato andaluso spezzato dalla diaspora.

le meraviglie di granadaVari e difformi gli esempi riportati dalla letteratura mondiale, alcuni tra questi, meritevoli di citazione, sono la rappresentazione filo cristiana di Cervantes nell'episodio chisciottesco di Sancho Panza e Ricote, morisco vittima dell'espulsione, rientrato clandestinamente in Spagna per recuperare i beni perduti dopo la fuga. Il personaggio andaluso fluttuante tra realtà e finzione in Creatura di sabbia di Tahar Ben Jelloun, sogna una notte andalusa durante la quale ha modo di rivivere il passato dei palazzi nazaridi dell'Alhambra di Granada "Pensavo ai re, ai principi, ai filosofi, ai sapienti che lasciavano questo regno, che abbandonavano alla croce dell'infedele il paese e i suoi segreti. Con le mani sul marmo, era l'addio al giorno, la fine della nostalgia, l'addio a questa vecchia memoria, [...] andavo almeno una volta all'anno a Cordova per continuare ad avere nostalgia della felice Andalusia''. Il poeta marocchino Mohamed Chakor tende continuamente un filo tra il presente del suo paese natale e quella che lui considera la sua vera patria, al-Andalus, che seguita a mostrarsi dal baule schiuso della memoria; così recitano i versi di Granada "Alhambra, poema herido que gime y canta. En el legendario Generalife, jardín de vírgenes auroras, lágrimas y esperanzas jamás se secarán. [...] En tu cultura milenaria, el luto es blanco como la flor del naranjo. Alhambra, tu vivir es un enigma del destino".
I segni lasciati da questo lungo capitolo della storia continuano a farsi sentire nell'immaginario e nel bacino interculturale che unisce le due sponde del Mediterraneo, e a questo punto non resta che cogliere l'occasione per rinsaldare nuovamente questo legame attraverso la commemorazione di quell'antico esilio.

Sara Chiodaroli

Parole chiave: moriscos, andalusia, spagna, marocco
Categoria: Migranti, Religione
Luogo: Spagna