18/02/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli spagnoli scoprono lavori un tempo disprezzati. A danno di immigrati e sin papeles

Scritto per noi da
Vincenzo Bruno

 

Da una parte ci sono le centinaia di migliaia di vite umane che ogni giorno sfidano le reclusioni o i rimpatri dai CPT di Ceuta e Melilla. Dall'altra innumerevoli residenti stranieri con tanto di sfruttamento e paghe misere, o sin papeles che sfuggono le autorità e rivendicano diritti fondamentali. Poi ci sono altre realtà poco conosciute che - assicura il governo spagnolo - saranno maggiormente tutelate, come i lavoratori extracomunitari stagionali, i temporeros. Con un contratto di lavoro determinato - a seconda delle varie campagne di raccolta e per un massimo di 9 mesi annuali - ottenuto grazie a convenzioni stipulate tra Spagna e Paesi non comunitari come Senegal, Marocco, Mauritania, Capo Verde e Ghana, i temporeros sembrano anch'essi risucchiati da quei venti di crisi che spirano sulla tanto elogiata e invidiata economia spagnola. Ma oggi il nodo del cappio sembra stringersi per tutti.

La 'ricetta' Corbacho. Al principio si era provato a buttarla lì, una proposta senza arte né parte per alleggerire il peso della mongolfiera immigratoria: il cosiddetto "Piano di Ritorno Volontario per Residenti Disoccupati". Si trattava di invogliare quei residenti extracomunitari disoccupati che intendevano lasciare la penisola garantendo la copertura del contributo di disoccupazione e delle prestazioni assistenziali. In cambio, suddetti residenti stranieri non avrebbero più potuto fare marcia indietro se non a distanza di tre anni, e perdendo contemporaneamente la residenza e il permesso di lavoro, diritti ottenuti grazie a immani sacrifici non solo da parte dei singoli ma d'intere famiglie e comunità private della loro storia e i loro affetti. Il "Piano" non ottenne gli effetti sperati e non più di 1400 extracomunitari hanno lasciato la Spagna dalla sua attuazione legislativa, l'11 novembre passato. Poi è stata la volta di un'altra mossa del governo Zapatero. Il Ministro del Lavoro Celestino Corbacho, intervenendo sul cosidetto "contingente" di lavoratori stranieri - il tetto massimo di autorizzazioni dei contratti di immigrati stipulati coi Paesi d'origine che il Governo stabilisce ogni anno - aveva affermato di "approssimare a zero la contrattazione di immigrati in origine" suscitando con questo un polverone di critiche da parte di partiti, confederazioni agrarie e associazioni d'immigrati. Corbacho ha dovuto chiarire senza perder altro tempo che le misure adottate - numero di temporeros complessivo ridotto a 18.472 autorizzazioni, contro le 51.349 dell'anno passato - non si riferiranno ai temporeros bensì alle contrattazioni in origine stabili, cioè quelle annuali che riguardano "posti di lavoro di difficile copertura". Ma il portale d'informazione online rtve.es precisa che quasi certamente anche il numero di temporeros diminuirà perché le offerte di lavoro a essi destinati verranno affisse negli uffici per l'impiego e solo dopo verrà comunicato il totale di temporeros autorizzati a recarsi in Spagna. Ossia in funzione del numero di posti lasciati vacanti dai lavoratori nazionali. Dovuto all'impatto della crisi economica, il Governo di Josè Luis Rodriguez Zapatero ha annunciato che il Paese è entrato ufficialmente in recessione e come indica Marta Rodriguez Tarduchy, direttrice generale del Dipartimento d'Immigrazione del Ministero del Lavoro, "la priorità del Governo si centra adesso sul ricollocamento interno" e che "c'è gente in Spagna che può coprire posti disponibili". Manovre antirecessione sfacciatamente restrittive, certo, ma velate anche da un nazionalismo d'altri tempi.

Campagne di lavoro. Intanto, nonostante associazioni agrarie come Asaja e Coag sono più che sicure che non ci sarà manodopera spagnola sufficiente a garantire le necessità del settore, l'Andalusia vuole temporeros a volontà: Huelva ne ha richiesti 5300, Cordoba 1020, Almeria 560. Lo scorso dicembre, a Jaen, almeno 5000 lavoratori stagionali immigrati vagarono senza sosta in cerca di lavoro, 15 mila andalusi avevano fatto esplicita richiesta di lavoro al SAE (Servicio Andaluz de Empleo) per la campagna delle olive, "soffiandolo" così agli immigrati. Nella stessa campagna, l'anno passato lavorarono 7000 temporeros. (EL Pais, 14 dicembre 2008). Una guerra tra poveri che priva di dignità migliaia di temporeros accorsi per questa campagna e che, sempre lo scorso dicembre, si erano visti costretti a dormire in strada o nei portoni, rovistare nei cassonetti per trovare qualcosa di commestibile a causa dell'inspiegabile chiusura dei centri d'accoglienza della città andalusa. Deficienze amministrative e altalene di responsabilità non accertate.

Senza lavoro in aumento. La crisi quindi si fa sentire, e le discrepanze gestionali tra temporeros contrattati in origine e la nuova ondata di disoccupati nazionali - la Spagna ha chiuso il 2008 con 3,13 milioni di disoccupati secondo il Ministero del Lavoro, 3,26 milioni secondo l'Inchiesta di Popolazione Attiva - e stranieri - il 21, 26 percento della popolazione attuale, dieci punti percentuali in più rispetto agli spagnoli nazionali - potrebbero rappresentare un detonatore di conflitti sociali molto significativo. E intanto c'è chi si sfrega le mani con gusto e cupidigia, come commenta El Pais del 14 dicembre scorso: "Alcuni imprenditori agrari s'approfittano della disperazione di lavoratori sudamericani e dell'Est ai quali duplicano la giornata lavorativa per salari infimi: 45 euro per 6 ore e mezza a Jaen, 15 euro per 10 ore nella Vega del Guadalquivir". La legge "naturale" dell'economia: la crisi è per tutti, ma non tutti sono in crisi.

Parole chiave: temporeros, spagna
Categoria: Migranti, Economia
Luogo: Spagna