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Tre volte tanto. Sarebbe da rivedere in questi termini il bilancio dei
morti causati dall’Aids in Sudafrica. Il dato nasce dalla revisione
delle cause di morte fra il 1996 e il 2001: un gruppo di ricercatori
sudafricani ha infatti isolato i morti per malattie collegabili
all’Hiv, come tubercolosi, diarrea, polmonite, meningite e altre,
tenendo conto dell’aumento dei decessi per queste cause rispetto al
passato in specifiche fasce di età. Ebbene, la percentuale di decessi
così attribuibile all’Aids è ben più alta di quanto riportato da
un’indagine dell’agenzia di Statistica del governo del 2002, secondo la
quale solo l’8,7 per cento dei morti del Sudafrica era attribuibile
all’Hiv. Ricercatori e organizzazioni impegnati contro l’Aids avevano
allora parlato di una sottovalutazione della diffusione del virus nel
Paese, e la revisione appena pubblicata sembra dar loro ragione. “Nel
nostro studio abbiamo stimato che il 30 per cento dei morti in Sudafrica era stato
causato dall’Hiv” spiega a PeaceReporter Debbie
Bradshaw, firmataria della ricerca.
Studiare il passato per il futuro. Debbie Bradshaw lavora al Medical
Reasearch Council del Sudafrica. Dirige un’unità di ricerca con il compito di studiare l’impatto
delle diverse patologie e raccogliere i dati sullo stato di salute e di
malattia della popolazione, su cui basare previsioni sul futuro e sui
piani di prevenzione e cura da mettere in atto. Ed è quello che ha
fatto con i suoi collaboratori, andando a vedere il reale impatto
dell’Aids sui sudafricani. Secondo la sua analisi pubblicata sulla
rivista Aids “I tassi di mortalità in Sudafrica sono aumentati fra il
1996 e il 2000-2001. Questo appare essere per la maggior parte il
risultato di un aumento di mortalità correlato all’Hiv. Il cambiamento
ha seguito un preciso quadro di età, con un aumento di mortalità
concentrato fra i bambini, le donne tra 25 e 39 anni e gli uomini fra i
30 e i 49 anni”.
Non solo Sudafrica. Le conclusioni suscitate dallo studio potrebbero
essere valide anche per altri Paesi, e quindi la mortalità per Aids
molto più alta delle statistiche ufficiali riportate altrove? Ci
risponde ancora Debbie Bradshaw: “Non conosco altre relazioni che
mostrino questi dati, a parte uno studio condotto in Brasile, dove è
stato visto che l’85 per cento delle donne fra 10 e 49 anni morte per
cause correlabili all’HIV è stato poi certificato come effettivamente
affetto dal virus. Non mi sorprenderebbe se questo riscontro ci fosse
anche in altri Paesi, dello stesso ordine di grandezza. Naturalmente,
date le dimensioni dell’epidemia in Sudafrica, l’impatto di questo
errore di classificazione (delle cause di morte, ndr) è enorme se non
viene riconosciuto” .
Valeria Confalonieri