17/02/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Nell'anniversario dell'indipendenza parlano i protagonisti: intervista a Ramush Haradinaj

Per i kosovari è il newborn, l'origine, l'inizio. Il 17 febbraio di un anno fa, con l'appoggio degli Stati Uniti d'America e di gran parte dell'Unione europea, in barba alla Russia e alla Cina che si opponevano, il Kosovo proclamava la sua indipendenza. Oggi, un anno fa, l'ex-Jugoslavia ha finito di essere seppellita e, per il momento, non si è scatenata quell'onda di secessioni in tutto il mondo da più parti paventata. PeaceReporter torna in Kosovo per raccontare la situazione attuale. Cominciando da un'intervista ad Ramush Haradinaj, uno dei simboli di questa storia controversa. Per gli albanesi del Kosovo è un eroe, per i serbi un criminale. Ma la giustizia internazionale l'ha assolto ed è tornato a casa accolto come un liberatore.

 

dal nostro inviato

ramush haradinajSi è concluso il primo anno di vita del Kosovo. È soddisfatto di quanto fatto finora per la nuova repubblica?

Non sono contento affatto del lavoro svolto quest'anno in Kosovo. Sono felice che siamo diventati una nazione, ma non abbiamo raggiunto gli obiettivi che speravo. È come se fossimo ancora in un clima di festa, ma il tempo per farci gli auguri è finito: ci sono delle responsabilità da assumersi e chi è incaricato di farlo, il governo, sembra non curarsene. Avevamo degli accordi: si era detto che finita la fase di transizione si sarebbe tornati alle urne per favorire un maggiore sviluppo democratico. Ma poi il presidente Seidju, d'accordo con il governo, ha rimandato le elezioni.

E gli sviluppi nel nord?

Il nord del Kosovo rimarrà sempre ancorato a Pristina. Le relazioni con Belgrado sono peggiorate: c'è un atteggiamento ostile nei nostri confronti. La Serbia sta provando a spaccare il Kosovo, a mettere in discussione una pace sociale che comunque si sta consolidando. La nostra controparte deve essere costituita dai serbi del Kosovo. È con loro che bisogna trovare il compromesso per una completa integrazione. I piccoli incidenti che si verificano da qualche mese a questa parte non sono che provocazioni a cui bisogna porre rimedio. Serve un'applicazione della legge in maniera severa: la legge e la giustizia sono elementi che necessitano di essere ancora registrati, a maggior ragione nel nord del Paese. Vorrei dire che dopo il 17 febbraio si è dato inizio a una dinamica che ha fortemente indebolito questi aspetti, e l'area di Mitrovica è diventata una terra senza legge, una zona franca. È interesse del Kosovo, dei Balcani e anche dell'Europa dare una spinta in senso contrario per evitare che diventi un luogo dove la criminalità possa vivere tranquillamente.

bandiere del kosovo e dell'albaniaIl governo si è trovato in impasse per la nomina di alcune figure chiave. Da cosa è dipeso?

Il Pdk e il suo più autorevole esponente, il premier Hashim Thaci, non hanno persone capaci di ricoprire ruoli importanti. Si pensa a sistemare gli amici, e non si guarda alle persone in grado di contribuire seriamente alla macchina dello stato. I nostri amici internazionali hanno avuto sempre una visione diversa e non hanno esitato a proporre dei nomi che loro ritenevano adatte a ruoli delicati come quelli del capo della polizia, dei servizi segreti o dell'Ombudsperson, il difensore civico. Ma il governo ha pensato alla politicizzazione di ruoli che dovrebbero essere super partes.

Il nuovo capo dell'intelligence è molto giovane...

Si. Bashkim Smakaj è nato nel 1976. Non lo ritengo adeguato a ricoprire una posizione così delicata. Credo che sia stata scelta una persona al di sotto della media. Il governo ha fatto bene i suoi calcoli...

Da gennaio il Kosovo ha anche un suo esercito.

Questa è un'altra vicenda che non è stata gestita al meglio: il Kosovo non ha mai avuto interesse nello sviluppo di una forza armata. Si è sempre lasciata l'incombenza nelle mani degli attori internazionali. Adesso, tutto quello che si pensa di fare è di scegliere le persone, senza un programma a lunga scadenza. Ma soprattutto non si pensa alle oltre 2000 persone che prima facevano parte del Kps e adesso si trovano in soprannumero. La cosa positiva è che si stanno coinvolgendo le minoranze; un esercito ben integrato potrebbe costituire il prototipo di una società integrata.

 

Nicola Sessa

Parole chiave: ramush haradinaj, kosovo, serbia
Categoria: Diritti, Guerra, Politica
Luogo: Kosovo