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Torna la violenza in Algeria, dopo un periodo di relativa calma. Il gruppo di estremisti islamici di al-Qaeda in Maghreb, che sembrava in grande difficoltà, ha voluto dare una dimostrazione di forza negli ultimi giorni, con due attentati che hanno causato la morte di otto militari e sette civili.
Un duro colpo. ''Gli attacchi non fanno altro che confermare come i terroristi siano ormai con le spalle al muro. Hanno colpito i civili proprio perché non riescono più a colpire i militari'', aveva dichiarato sabato scorso il ministro degli Interni algerino Yazid Zerhouni, all'indomani dei due attentati avvenuti a Tebessa. Un ordigno era stato fatto deflagrare al passaggio di un pullmino con a bordo una famiglia e, all'arrivo dei soccorsi, era stata fatta esplodere una seconda carica, con una tecnica tipica dei miliziani integralisti. I guerriglieri hanno risposto subito al ministro, domenica, con due attentati contro i militari algerini. Una bomba a Gherab ha ucciso cinque soldati e, a un finto posto di blocco, sono stati uccisi altri tre soldati a Boumerdés. Una prova di forza per rispondere al ministro? Più che altro una reazione alla notizia che ha scosso l'Algeria: l'uccisione avvenuta il 15 febbraio di Mourad Bouzid, 65 anni, storico leader di al-Qaeda in Maghreb. Bouzid, alias Ami Slimane, era una figura simbolo della guerriglia, un veterano che da anni viveva in clandestinità. I corpi speciali algerini lo hanno trovato, e ucciso, a Issers, località a circa 50 chilometri da Algeri.
La crisi di al-Qaeda in Maghreb. La stampa algerina vicina al governo aveva parlato, con grande enfasi, di un'operazione resa possibile grazie alla collaborazione dei cittadini che avevano segnalato alle autorità la presenza in zona di Bouzid. In realtà è più probabile che a fornire le informazioni utili alla cattura del leader di al-Qaeda in Maghreb sia stato un vecchio compagno d'armi di Bouzid, Ali Ben Touati che il mese scorso ha deciso di beneficiare della Carta per la Pace e la Riconciliazione nazionale, con la quale il presidente algerino Bouteflika ha offerto l'amnistia in cambio della resa ai miliziani. Ben Touati ha consegnato le armi, come prima di lui ha fatto Hassan Hattab, fondatore del gruppo. Defezioni eccellenti che, attentati a parte, dimostrano come al-Qaeda in Maghreb sia in grande difficoltà. Tempo fa era stata segnalata un'epidemia di peste tra le fila dei miliziani. Secondo fonti di stampa, infatti, nel tentativo di dotarsi di armi batteriologiche, i fondamentalisti avrebbero liberato il terribile virus che li stava decimando. Attraverso i siti vicini ad al-Qaeda in Maghreb, i leader del gruppo hanno smentito la notizia, definendola propaganda del governo per disincentivare le giovani reclute.
Fine di un'epoca? La notizia della peste sembrava priva di fondamento, viste le difficoltà che al-Qaeda in Maghreb avrebbe avuto a procurarsi il virus, ma è fuori di dubbio che il gruppo è in difficoltà. La formazione è nata, alla fine del 2006, dal Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento (Gspc). Dopo la guerra civile, alla fine degli anni Novanta, più o meno tutti i gruppi armati che formavano il Gruppo Islamico Armato, che aveva reagito all'annullamento delle prime elezioni libere del Paese, vinte dagli islamici nel 1991, si erano arresi. Nel 1998 restavano, rintanati tra le montagne della regione della Cabilia e tra le dune del confine meridionale dell'Algeria, solo le cellule del Gspc a combattere contro il governo di Algeri per rovesciarlo e imporre uno stato islamico in Algeria. Per anni è continuato un conflitto a bass aintensità, favorito dal fatto che il Gspc faceva del rifiuto di colpire i civili un suo punto fermo. Proprio le stragi di civili della guerra civile, secondo i leader del Gspc, gli avevano alienato le simpatie della popolazione. Poi, all'improvviso, l'adesione del 2006 al network internazionale di al-Qaeda. Con il ritorno delle stragi di civili che ha permesso al presidente Bouteflika, in virtù del suo ruolo di paladino della lotta all'integralismo, di far emendare la Costituzione, garantendosi un terzo mandato. Secondo molti osservatori proprio questa scelta strategica ha generato una profonda frattura all'interno del gruppo, con faide interne e defezioni eccellenti. Come quelle di Hattab e Ben Touati. Che lanciano appelli alla resa, con effetti più devastanti per al-Qaeda in Maghreb della stessa peste.
Christian Elia