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Il sergente Camilo Mejia ha fatto il suo dovere per sei mesi, servendo la sua
patria adottiva, gli Stati Uniti, sotto il sole cocente dell’estate irachena.
Ha svolto compiti di polizia, ha partecipato ad alcune missioni militari, ha sparato.
Ed è finito in un’imboscata che gli ha segnato la vita. In quella sparatoria tra
gli assalitori e i soldati Usa morirono per sbaglio anche dei civili innocenti.
A 28 anni, e dopo averne già trascorsi cinque nell’esercito, Camilo Mejia da Miami
Beach ha capito cos’è la guerra. E, dopo un periodo di licenza trascorso a casa,
ha deciso che lui in Iraq non vuole più tornare. “Questa è una guerra guidata
dal petrolio, e credo che nessun soldato si arruoli per combattere per il petrolio”,
ha detto.
Lunedì scorso il latino Mejia – è originario del Nicaragua – si è presentato a una base della Air Force
nel Massachusetts. Sapeva a cosa stava andando incontro, ma voleva comunque avviare
le pratiche per chiedere di diventare obiettore di coscienza. Gli hanno ordinato
di consegnarsi immediatamente all’unità della Guardia Nazionale della Florida.
Lo ha fatto il giorno dopo, accompagnato dalla madre, da una zia e da Oliver Perez,
un commilitone conosciuto in Iraq e che di lui dice: “Ho combattuto vicino a lui
in molte battaglie. Non è un codardo, è un leader coraggioso”.Alessandro Ursic