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Autobus fermi, negozi e centri commerciali senza clienti né prodotti da vendere, scuole e uffici pubblici chiusi, turisti intrappolati negli alberghi per il blocco di porti e aeroporti. Da 24 giorni la Guadalupa, dipartimento di oltremare francese nel cuore delle Antille, è «isola morta», bloccata dallo sciopero generale «contro il carovita» indetto dal collettivo Liyannaj kont pwofitasyon (contro lo sfruttamento a oltranza), formato da 47 tra partiti, sindacati e associazioni politiche e culturali. Le richieste, una lunga lista di 140 «punti di rivendicazione collettiva», vanno dall'aumento di 200 euro per salari minimi e pensioni al blocco degli affitti, alla riduzione del prezzo di benzina e beni di prima necessità. I tentativi di mediazione di Parigi, e in particolare del sottosegretario all'Oltremare Yves Jégo, non hanno per ora sortito alcun effetto, mentre dal 5 febbraio la protesta si è estesa alla vicina isola della Martinica, dove una piattaforma sindacale ha indetto uno sciopero generale «per un generale miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro», e secondo fonti locali potrebbe presto invadere anche la Guyana.
Tentativi di mediazione. Conscio della crescente difficoltà della situazione, il governo francese ha ormai compreso di non poter fare altro che scendere a patti, e già ha fatto le prime concessioni. All'inizio della settimana scorsa Jégo ha annunciato un accordo collettivo con le imprese della grande distribuzione per una riduzione del 10% sui prezzi di 100 prodotti di prima necessità, e la messa a disposizione di 40.000 biglietti di andata e ritorno a 340 euro da Point-à-Pitre (capoluogo della Guadalupa) a Parigi per gli isolani meno abbienti. Un ammorbidimento necessario quanto pericoloso, che secondo il ministro degli Interni Michèle Alliot-Marie potrebbe generare un «contagio delle rivendicazioni» nelle Antille che finirebbe per diventare molto costoso per lo Stato. Già oggi, hanno sottolineato nei giorni scorsi alcuni parlamentari dell'Ump (il partito di maggioranza transalpino), la Guadalupa pesa per 2,5 miliardi di euro sul budget statale transalpino e la Martinica per 1,8, con una spesa pubblica complessiva su Dom (départements d'outre-mer) e Tom (territoires d'outre-mer) di 12,7 miliardi di euro tra costi ordinari e misure specifiche territoriali. Un conto salato, a cui si aggiungeranno, secondo l'annuncio fatto ieri dal sottosegretario Jégo, circa 180 milioni per «la messa in pratica di tutte le misure previste nei negoziati».
Conto salato per l'economia. Ma a pagare il prezzo di questo sciopero a oltranza non è solo il governo francese. Secondo il Medef (la Confindustria transalpina), la crisi antillana è già costata 130 milioni di euro in mancati guadagni al sistema economico locale, e ogni giorno provoca circa 20 milioni di ulteriori perdite al sistema economico. Il più colpito è ovviamente il settore turistico, che nei mesi da dicembre a febbraio genera l'80% del suo giro d'affari sui viaggi nelle isole dell'Oltremare. Ieri una serie di tour operator, tra cui Club Mediterranée, Accor e Nouvelles Frontières, hanno annunciato il blocco delle partenze verso la Guadalupa, lasciando a terra quasi 15.000 viaggiatori, e la chiusura di alcune strutture alberghiere. «Abbiamo chiuso i villaggi fino al 18 febbraio - ha dichiarato a Le Figaro un portavoce di Club Med - la mancanza di approvvigionamenti di carburante ci impedisce di far funzionare la lavanderia, di assicurare escursioni e trasferte verso gli aeroporti, di preparare i pasti al ristorante. Inoltre, le situazioni di sicurezza non sono garantite». Una decisione che potrebbe avere ripercussioni anche a lungo termine: «Stiamo riducendo quasi a zero gli sforzi di promozione e comunicazione fatti negli ultimi mesi per risollevare l'immagine di queste destinazioni - ha spiegato il presidente della Snav (l'organizzazione che riunisce i professionisti del viaggio) Georges Colon - che pagano la concorrenza sempre più forte delle isole vicine, come la Repubblica Dominicana o Cuba».