stampa
invia
scritto per noi da
Matteo Fagotto
Più di 30.000 persone hanno sfidato ieri la pioggia per partecipare all'ennesima manifestazione delle ultime due settimane nella capitale malgascia Antananarivo. Ma stavolta, sul palco ad arringare la folla assiepata nello stadio di Mahamasina, non c'era TGV, com'è soprannominato il leader dell'opposizione Andry Rajoelina, bensì il suo rivale. La manifestazione di ieri segna la discesa in campo del presidente Marc Ravalomanana, che per la prima volta dall'inizio della crisi ha scelto la piazza per mostrare il sostegno di cui ancora gode nel Paese.
Nessun intervento della polizia, niente accuse al veleno nei confronti del rivale. Solo un lungo, accorato appello del presidente alla "maggioranza silenziosa" che ancora lo sosterrebbe, e un messaggio alla comunità internazionale per mostrare che, nonostante le proteste, Ravalomanana è ancora saldamente alla guida del Paese. Per il resto, a parte la disposizione generica a trattare per risolvere la crisi politica, nessuna apertura all'ex-sindaco di Antananarivo Rajoelina, che chiede le dimissioni del presidente per malversazione e con l'accusa di governare il Paese attraverso una dittatura mascherata. Soprattutto, nessun riconoscimento dato al governo di transizione creato, senza basi costituzionali, dallo stesso Rajoelina per guidare il Madagascar alle prossime elezioni.
Se non altro, la situazione sul campo pare sensibilmente migliorata. "La presenza delle forze dell'ordine per le strade è palpabile, forse proprio per questo gli scontri sono cessati", fa sapere a PeaceReporter un negoziante della capitale, che preferisce mantenere l'anonimato per paura di rappresaglie. "Ma buona parte degli esercizi commerciali preferisce rimanere chiusa per evitare problemi. Il rischio che le violenze ricomincino è ancora molto alto". Tutta colpa degli scontri che, nelle scorse settimane, hanno visto fronteggiarsi i sostenitori di Rajoelina e le forze dell'ordine. Il bilancio delle vittime parla di almeno 125 morti, buona parte dei quali arsi vivi durante l'assalto ai negozi facenti parte dell'impero commerciale di Ravalomanana nei primi giorni della protesta.
A livello politico, nonostante le generiche aperture al dialogo dei due contendenti, non si registrano progressi significativi. L'inviato Onu Haile Menkerios è riuscito solamente a ottenere l'accettazione di Ban Ki-moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite, quale mediatore della crisi. Ma Rajoelina ha già posto alcune condizioni difficilmente accettabili dalla controparte, tra cui la richiesta di riconoscimento del proprio governo. Non ha avuto maggior fortuna l'inviato dell'Unione Africana Amara Essy. Per mettere una pezza alla crisi è giunto da Parigi anche il ministro per la Cooperazione, Alain Joyandet. Ma, secondo Rajoelina, la mediazione è destinata a fallire se il presidente non accetterà l'apertura di un'inchiesta indipendente sulle violenze delle ultime settimane.
Matteo Fagotto
Parole chiave: madagascar, rajoelina, ravalomanana, antananarivo