12/12/2003versione stampabilestampainvia paginainvia



In Uruguay l'esercito dei nuovi poveri è una vera e propria emergenza
MontevideoRoberto è un uomo triste. Non ha più lavoro. Ha lavorato anni come operaio in una ditta di Montevideo che ha chiuso. Ormai è disoccupato da mesi. Ha una compagna, Sara, e quattro bambini. La casa dove vivono è umile, priva di tante cose essenziali. Da tempo cerca lavoro e ogni sera torna a mani vuote. Non è facile per lui, come per migliaia di altri in Uruguay. “La storia di Roberto è una parabola della storia del nostro Paese”, racconta Marta Ambrosini. E' di origine italiana nata e cresciuta là, dove ancora oggi vive con la sua famiglia. “Sai, Roberto lo vedo ogni mattina. E' un amico, un vicino di casa. E la sua storia si riflette su ognuno di noi - poi aggiunge - Non ha neppure finito la scuola e in questa tragica crisi economica per quelli come lui è ancora più duro”, spiega con malinconia e rabbia. L’Uruguay, che negli anni Cinquanta era considerato la Svizzera dell’America Latina, da circa cinque anni sta vivendo una crisi socio-economica talmente forte che alcuni economisti la considerano la più profonda della sua storia.

“Nel 2002 il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 30 per cento circa tra i giovani al di sotto dei 26 anni. – precisa Marta – Il fallimento del sistema bancario a luglio del 2002 ha creato un vero e proprio disastro. Gli aiuti stanziati dagli Stati Uniti e dal Fondo Monetario Internazionale hanno sì salvato il sistema bancario, ma hanno fatto esplodere il debito estero e perdere una parte di risparmi a migliaia di noi”. Alla fine del 2002 la situazione era catastrofica, tanto che il 2003 è considerato il quinto anno di recessione. “Solo adesso il tasso di disoccupazione è un po’ sceso – precisa – assestandosi al 16,1 per cento. Naturalmente, nonostante il passato fiorente, anche qui la povertà è sempre esistita. In passato, però, si concentrava in aree periferiche delle città, ora è molto più estesa e profonda. La percentuale di cittadini che vivono in uno stato di totale indigenza è cresciuta a dismisura”.

In termini sociali la situazione è allarmante. I nuovi poveri sono operai come Roberto e impiegati che non ritrovano più una collocazione nel mondo del lavoro; sono piccoli e medi imprenditori, che oltre alle proprie attività hanno perso i risparmi di una vita; sono anziani che con una pensione minima non pagano neppure le spese mediche. “E migliaia di questi uomini, di queste donne, di queste famiglie negli ultimi due anni sono stati costretti a scegliere la via dell’emigrazione – sottolinea Marta – abbandonando questa terra bellissima, alla quale prima non mancava davvero niente. Si viveva magnificamente. Roberto, per esempio, non si dà pace. Non vuole lasciare l’Uruguay, ma la fame è brutta, specialmente per i bambini”. A Roberto spesso vengono in mente le parole di sua madre, quasi un monito: “La vita è dura, ma se non ti prepari lo sarà ancor di più. Studia, finché sei in tempo”.

Chissà se una preparazione scolastica avrebbe aiutato adesso quel padre di quattro figli, che oggi non sa come sbarcare il lunario. “A quell’epoca Roberto non dava retta alla madre – riprende Marta, facendo della storia di quest’uomo una sorta di parabola della storia del suo Paese - Era troppo impegnato a godersi la vita felice, assieme agli amici di sempre. Chi avrebbe mai immaginato che le cose sarebbero cambiate tanto? La vita di Roberto e Sara, cresciuti insieme in campagna e poi, insieme, trasferitisi a Montevideo, trascorreva tranquilla, felice. Con semplicità si sono formati una famiglia. Gente comune, vera. Poi il disastro”. Una mattina Roberto ricevette la notizia: licenziato. “ La ditta chiudeva. Per sempre – dice Marta -. Era già un po’ di tempo che sopportava alti e bassi, ma restava la speranza”.

Da quel giorno Roberto è un uomo triste. “E’ un disoccupato, come tanti – conclude Marta - che vanno in giro in questo nostro Paese in cerca di un impiego, di un’occupazione dignitosa e, la cosa che più meraviglia, è che spera ancora”.

Stella Spinelli
 
Categoria: Migranti
Luogo: Uruguay