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dal nostro inviato
Piove su Gaza nel giorno delle elezioni israeliane, non accadeva da mesi. Piove tira forte vento anche in Israele, dove il testa a testa tra la leader di Kadima, Tzipi Livni, e quello del Likud, Benjamin Netanyahu, è così serrato che, sostengono i media israeliani, potrebbe essere deciso anche dal maltempo.
I territori occupati palestinesi sono stati sigillati per evitare attentati ai seggi, ma il valico di Eretz, tra la Striscia di Gaza e Israele, era già chiuso da tre giorni. Sulle prime pagine della stampa palestinese ci sono le immagini dei due principali contendenti. Ma nella cafeteria Delice, nella città di Gaza, si scherza sulla vignetta pubblicata nell'ultima pagina del Palestine, in cui un palestinese osserva attonito i manifesti di Barak, Netaniahu e Livni, contrassegnati rispettivamente da ua scure, una pistola e un coltello. "Per noi palestinesi non cambia nulla" concorda un giovane caffè, è la scelta tra tre assassini. La risposta è la medesima anche sui taxi e per le strade, le elezioni israeliane non cambieranno la situazione di Gaza, o meglio, lo hanno già fatto.
Nei mesi scorsi la destra del Likud, alleata con i religiosi ultraortodossi del partito Shas, era data per favorita con distacco su Kadima, il partito del premier uscente Ehud Olmert, ora guidato dalla Livni. Ma i ventidue giorni di offensiva contro la Striscia hanno ridato ossigeno alle ambizioni di quest'ultima, che aspira a diventare la prima donna premier dopo Golda Meir e che ora, stando ai sondaggi, è tornata sotto di un paio di punti percentuali rispetto a Netanyahu. L'uccisione di oltre mille palestinesi sembra aver dato i suoi frutti, almeno rispetto alle urne, e a trarne vantaggio è anche il ministro della Difesa uscente, il Labourista Barak. Quest'ultimo non ha grandi chances di vittoria, e negli ultimi giorni ha fatto di tutto per mostrare il pugno di ferro nella speranza di non essere tagliato fuori anche da un'ipotetica coalizione di
governo. Barak ha votato a Tel Aviv, mentre il suo predecessore alla Difesa e compagno di partito, Amir Peretz, lo ha fatto a Sderot, la cittadina al confine con Gaza colpita dai razzi palestinesi. Gli ultimi razzi Qassam sono caduti proprio alla vigilia del voto dimostrando una volta di più che gli obiettivi dell'offensiva non sono stati raggiunti: un regalo alla destra israeliana.
La destra estrema, quella del partito Israel Beitenu di Avigdor Liebermann, non viene accreditata per la vittoria finale. Tuttavia, sempre secondo i sondaggi, otterrà quasi certamente un risultato molto superiore rispetto all'ultima elezione e dovrebbe un ruolo decisivo nella formazione di una coalizione di governo. L'elettorato di Liebermann è composto in maggioranza da immigrati russi ed è considerata una formazione secolare. Per questa ragione in molti ipotizzano che, anche nel caso in cui il Likud dovesse risultare vincitore, il presidente israeliano Peres potrebbe affidare alla Livni il compito di formare un governo con Liebermann. Uno scenario questo che sottrarrebbe a Netanyahu la vittoria alle
urne. Oggi negli ultimi comizi ai seggi la Livni si è detta certa della vittoria e ha invitato Netanyahu ad accettare il risultato, mentre questo ultimo ha spronato i suoi sostenitori a non dare per scontata la vittoria.
Il risutato di questa elezione, definita una delle più fiacche dalla nascita di Israele, si conoscerà domattina all'alba. Le uniche certezze per ora sono che l'elettorato israeliano continua a spostarsi a destra, e le nubi sopra Gaza sono sempre più plumbee.
Naoki Tomasini
Parole chiave: gaza, striscia di gaza, palestina, israele