10/02/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Le carceri italiane scoppiano, ma il ministero le allarga. Sulla carta. E il sovraffollamento resta

Sovraffollamento cronico. E' questa la diagnosi che emerge dai dati sulla popolazione carceraria in Italia.
I numeri forniti mensilmente dal dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap) non lasciano spazio a molti dubbi: capienza regolamentare dei 206 istituti di pena in Italia 43102, detenuti presenti 59060 (al 31 gennaio).

Solo un stratagemma, palese quanto arrogante, permette all'amministrazione penitenziaria di non mettersi lei stessa sul banco degli imputati. Nella tabella sulla popolazione carceraria infatti compare accanto alla colonna sulla capienza regolamentare degli istituti quella sulla capienza tollerabile, quest'ultima sensibilmente più alta (che tolleranza!) 63557. Una soglia che rassicura il compilatore della tabella a spese dei detenuti stipati in cella e degli operatori dei singoli istituti che sono costretti a gestire situazioni di emergenza come se fossero la normalità.

Tre casi per tutti: San Vittore, Poggioreale e Ucciardone.
Nel primo a fronte di una capienza regolamentare di 702 unità ne è tollerabile la presenza di 1117, ma in realtà ce ne sono 1517.
Nel carcere napoletano dovrebbero essere ospitate 1387 persone, se ne tollererebbero 1580, e alla fine riescono a farcene stare 2544.
A Palermo infine il carcere è stato costruito per 419 persone, ce ne potrebbero stare non più di 457, eppure si contano 700 detenuti.
La popolazione carceraria comunque è cresciuta ovunque a un ritmo impressionate per tutto l'anno appena trascorso. Si è partiti a gennaio con 49963 persone rinchiuse dietro le sbarre e oggi ce ne sono quasi 10mila in più, riportando il totale poco al di sotto della popolazione carceraria pre-indulto. Circa la metà  in attesa di giudizio definitivo e più di un terzo stranieri.


Non stupisce che in una situazione come questa l'anno appena trascorso abbia registrato 121 morti in carcere di cui 48 suicidi. Dato che, secondo la rivista carceraria "Ristretti Orizzonti", non rappresenta "la totalità delle morti che avvengono all'interno dei penitenziari italiani" ma solo quelle si è potuta azzardare in base alle notizie dei giornali, delle agenzie di stampa, dei siti internet, delle lettere che scrivono alla rivista i volontari o i parenti dei detenuti. Sempre secondo i redattori del mensile, "molte morti passano ancora sotto silenzio". Così come gran parte di tutto quello che succede dietro le sbarre.

Marco Formigoni

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