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Zvi Shuldiner è giornalista e professore al Sapir College del Negev. Nel 1982 non si presentò in caserma per la guerra contro il Libano e finì in carcere. Lo abbiamo raggiunto in mattinata, nel gkioprno del voto di Israele
"Sono molto pessimista, perché tutti i sondaggi dicono che la destra vincerà. E questo è uno dei prodotti di questa guerra terribile, che ha fatto più forte l'ideologia della destra, l'odio e il razzismo.
Non è molto importante ora sapere se sarà Netanyhau, Livni o Barack, sono più o meno lo stesso, rappresentranti della stessa ideologia, una strada senza uscita. Un percorso che porta solo allos contro con i Palestinesi. E per questo le elezioni di oggi, per il pacifismo e la sinistra israeliana, non sono un buon segnale".
E per sbolccare questa impasse della politica israeliana, che cosa auspica, nel breve o medio periodo?
Dal punto di vista interno c'è bisogno di continuità in quello che qualcuno sta facendo, una politica sulla pace, ma non come se fosse una cosa astratta. Come si deve smettere di pensare alla politica estera come se fosse qualche cosa di lontano da quella interna. Non esiste politica estera, esiste la politica. Il pacifismo israeliano, e si può dire lo stesso di quello italiano ed europeo, dimentica spesso le strutture socio-economiche e non propone una società diversa. Proprio in questo momento, di drammatica crisi internazionale e nonsolo statuniotense per l'economia e per le persone, si deve ripensare a tutta l'organizzaione sociale, che per oltre quindici anni è stata dominata dal capitalismo barbaro. E si deve ricostrure una alternativa vera. Questo non vuol dire fare una campagna elettorale stile Barack Obama. Ma ricostruire il pensiero, l'azione, l'unione con il popolo. Oggi il popolo in Israle e in Europa è prigioniero del pensiero della paura e pensa che la guerra è la migliore soluzione al terrorrismo. E sulla questione della pace nella nostra terra pesno che sia necessario un interrvento forte di alcuni soggetti, la nuova alternativa: forse Obama, ma sicuramente l'Europa. Senza di loro sarà difficile cambiare strada.
A Israele manca un nuovo partito? Un nuovo elader? Più forza ai movimenti?
Il problema non è un partito nuovo o una vecchio. Sono particolari che cambiano: lo abbiamo visto in Italia con una sinistra che si moltiplica, solo perchè continua a dividersi al suo interno. Penso che, prendendo a esempio proprio l'Italia, si devono cambiare le politic esociali ed economiche. Da voi il programma dell'Unione, su questi temi, non era poi così diverso da quello del governo Berlusconi prima e dal governo, sempre Berlusconi, che è seguito. E così qui il Labour e la cosiddetta sinistra hanno gli stessi problemi.
E allora, cosa si dovrebbe fare?
Quello che si deve fare è ricostruirre il pensiero, attaccare la questione socio economica e iniziare a rendersi conto che, come dicevo prima, la politica include la politica estera. Io non posso essere pacifista in Medio Oriente e vedere a Fiorenze un comune di sinistra che assume vigilianti neri perché capiscono meglio gli africani. Questo è un razzismo incredibile! Dobbiamo iniziare a ripensare tutto insieme: la politica deve essere un mestiere diverso, non quello del potere per il piotere, del potere di chi è più bello.. Serve un nuovo ciclo della poltiica.
Angelo Miotto