09/02/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Domani si vota nello Stato ebraico, ma la trattativa per la liberazione del caporale Gilad Shalit potrebbe rovesciare l'esito delle urne

Mentre i bombardieri e le truppe corazzate israeliane conducevano l'operazione Piombo Fuso, in tanti si chiedevano quanto le azioni militari avrebbero influito sul voto in Israele. La domanda troverà una risposta domani, anche se le ultime ore potrebbero apportare mutamenti decisivi nello status quo.

lieberman, leader della destra radicale israelianaScarsi risultati. A guardare la situazione attuale, con razzi lanciati ieri verso il Negev e la risposta dell'aviazione israeliana, il governo del premier Olmert sembra presentarsi nudo agli elettori. Se l'obiettivo di un attacco che ha causato la morte di 1400 persone, scatenando l'indignazione dell'opinione pubblica internazionale per le vittime civili palestinesi e per l'utilizzo di armi dall'elevato potenziale distruttivo, era risolvere una volta per tutte l'incubo dei razzi lanciati dalla Striscia di Gaza non è stato raggiunto. Ancor meno è stato risolto il 'problema' Hamas, se l'obiettivo dell'attacco era quello di rovesciare il movimento islamico, regolarmente eletto in libere elezioni dalla popolazione palestinese. Il governo Olmert, travolto dagli scandali finanziari e giudiziari, voleva rovesciare l'immagine perdente dell'attacco al Libano del sud del 2006. Non ci è riuscito. Come Hezbollah è rimasto in sella, così sembra aver fatto Hamas. Olmert era già condannato, ma rischia di trascinare con se il ministro della Difesa e leader laburista Euhd Barak e il ministro degli Esteri e leader di Kadima Tzipi Livni. A tutto vantaggio dell'estrema destra.

il caporale gilad shalitTutto a destra. Benjamin Netanyahu, leader del partito Likud, è indicato come il vincitore delle elezioni di domani. ''Se vinco, rovescerò il regime di Hamas'', ha dichiarato in un comizio ad Ashkelon, una delle città sotto il tiro dei razzi dalla Striscia di Gaza. Netanyahu ha capito che il fallimento delle ultime operazioni militari di Olmert sono l'asso nella manica per vincere le elezioni. Il Likud si sente più o meno sicuro di vincere, anche se teme l'avanzata di una forza ancora più a destra: il partito Israel Beitenu e il suo leader Avigdor Lieberman, formazione nata da meno di dieci anni tra gli immigrati di origine russa, ma che oggi si lancia sul mercato elettorale con vocazione nazionale. Secondo gli ultimi sondaggi, Lieberman potrebbe rivelarsi il vero vincitore di queste elezioni, con la prospettiva di conquistare 18 dei 120 seggi della Knesset, in forte crescita rispetto agli 11 attuali. Non a caso, proprio oggi, sul sito del Likud è apparso un duro attacco nei confronti del partito Israel Beitenu. Secondo il testo, dopo la guerra in Libano nel 2006, a salvare il pericolante governo di Olmert fu proprio Israel Beitenu che ricevette in cambio un ministero. Su Lieberman, secondo il Likud, gravano indagini della polizia per questioni finanziarie serie.

abdullah barghouti, detenuto di hamasUltima chance. Insomma, per salvare la Livni e il suo partito Kadima e Barack e il partito laburista ci vorrebbe un miracolo. L'effetto dell'attacco alla Striscia di Gaza, che nei primi giorni dell'operazione aveva garantito un certo recupero nei sondaggi alla coalizione al governo è già scemato.
Non a caso la diplomazia israeliana è indaffarata per tentare, in extremis, di portare a casa un successo. Il botto sarebbe la liberazione del caporale Gilad Shalit, nelle mani di Hamas dal 25 giugno del 2006. Livni e Barack sperano almeno di ottenere una tregua duratura e il rilascio dle militare. Un accordo sul cessate il fuoco dovrebbe essere firmato entro le prossime 48 ore. Lo scrive il giornale egiziano al-Gomhuria, secondo cui l'intesa prevederebbe due fasi: un accordo orale delle due parti per la tregua, seguita da un accordo scritto con l'impegno per far tacere le armi per almeno un anno. Lo stesso giornale sostiene che Mahmoud al-Zahar, l'ex ministro degli Esteri di Hamas impegnato nelle trattative, dovrebbe tornare al più presto al Cairo con una risposta positiva alle proposte presentate al movimento dall'Egitto. L'accordo prevederebbe anche il rilascio di Gilad Shalit in cambio della riapertura dei valichi nella Striscia, ma sembra che la trattativa si sia arenata su quattro nomi dei quali Hamas chiede la liberazione. Lo scrivono i giornali al-Quds al-Arabi e al-Sharq al-Awsat, secondo cui Israele avrebbe acconsentito al rilascio di tutti i prigionieri richiesto dal movimento di resistenza islamico ad eccezione di Abdullah Barghouti, Ibrahim Hamad e Abbas el-Said, di Hamas, e di Ahmed Saadat, leader del Fronte popolare per la liberazione della Palestina. Il tempo passa inesorabile e Kadima e i laburisti devono decidere in fretta.

Christian Elia

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