09/02/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Spagna: bocciati due partiti baschi perché 'vcini ai terroristi'. L'Onu: non confondere politica e terrorismo

Il Tribunal Supremo spagnolo ha annullato due liste elettorali basche, per contiguità con il movimento indipendentista fuorilegge Batasuna, e quindi - secondo le toerie dei giudici - anche con Eta, l'organizzazione armata basca.
Il voto dei magistrati è stato all'unanimità nella notte di domenica 8 febbraio.

Per l'ennesima volta il caso spagnolo getta, in una democrazia rappresentativa, non un sasso, ma un macigno nello stagno. Perché la sentenza, che ricalca una giurisprudenza che si è formata sempre a ridosso di elezioni, impedirà il libero accesso all'espressione della delega (il voto) per circa duecentomila persone in un territorio che arriva a tre milioni di abitanti (i Paesi baschi).

Askatasuna (libertà) e D3M (Demokrazia Hiru Milioi - democraiza tre milioni) sono le due formazioni che si erano presentate per il voto amministrativo che si svolgerà il primo di marzo. Liste evidentemente indipendentiste. A entrambe viene contestato, prima dal giudice Garzon e poi dall'avvocatura di Stato spagnola, di essere il prolungamento di Batasuna. E la stessa Batasuna è stata dichiarata organo di Eta grazie a un castello accusatorio e probatorio che non ha mai visto una sentenza di primo grado, ma che ha informato tutto il Sumario 18/98+. Una serie infinita di processi contro realtà nazionaliste e indipendentiste, firmato sempre da Baltasar Garzon, che ha portato ad arresti, carcere e restrizione della libertà per centiniai di persone (oltre alla chiusura di giornali, radio, settimanali, associazioni).
La chiusura di Batasuna e di altri partiti che sono seguiti è legata a una legge scritta appositamente da socialisti e popolari, la Ley de partidos, ritenuta da una parte dei giuristi baschi un 'sinsentido juridico', un'aberrazione del diritto. Nella legge c'è il principio di 'contaminazione'. Se i candidati di nuove liste sono stati a contatto o hanno partecipato alla vita politica delle formazioni ritenute 'terroriste' allora non si possono candidare alle libere e democratiche elezioni.

In regioni che hanno oltre settecento prigionieri politici, è facile prevedere quante famiglie siano coinvolte, quante persone e quanti individui si siano iscritti ad associazioni per la cura dei prigionieri o per l'amnistia, o abbiano firmato dichiarazioni di itnenti per il rispetto dei loro diritti nelle carceri. Ebbene: nel documento che lo Stato spagnolo ha prodotto di fronte agli alti giudici per ottenere la sospensione delle due liste rientrano anche queste dinamiche; i report polizieschi che vengono presentati - qui i guardia civil diventano 'periti' dell'accusa - definiscono contaminato il candidato che abbiam visitato unprigioniero politico in carcere, chi ha firmato una petizione per il rispetto dei diritti poltiici. Un esempio nero su bianco, citato dal quotidiano Gara: il capolista di Askatasuna per Alava è contaminato perché ha visitato un prigioniero ventidue anni fa al carcere id Herrera, un altro nel 1988 e perché ha partecipato a una manifestazione di protesta di fronte al penitenziario di Langraiz.

Una delle ragioni addotte dagli avvocati spagnoli per ottenere il colpo di spugna è quello di un messaggio scritto in uno Zutabe, organo di informazione interna di Eta, del 1998. L'organizzazione armata scriveva che "era una necessità partecipare alle elezioni". Quella prova, però, non c'è fra le carte del procedimento. Non solo, ma non è nemmeno provato se chi ha raccolto le firme per arrivare a creare le due liste fosse o meno a conoscenza di quel tipo di pubblicazione.
Il dibattito sul diritto al voto di duecentomila persone finisce qui. Adesso si svolgeranno i ricorsi dell'ultimo minuto e, come è ampiamente prevedibile, saranno respinti. Il realtore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani, Martin Schenin, nel suo ultimo report sulla situazione spagnola ha attaccato la 'vaghezza' della Ley de partidos, che porta a mettere fuori legge partiti e associazioni. "Le misure antiterroriste - scrive - non devono essere usate per limitare i diritti delle ONG, mezzi di comunicazione o partiti politici. Ogni misura che colpisce l'esercizio dei diritti fondamentali, in una società democratica, deve essere applicata in conformità a precisi criteri, definiti per legge, e rispettosi del principio di proporzionalità e necessità".
Il testo non ha avuto molta fortuna sui media spagnoli. Ed è rimasto lettera morta anche per i politici che si sbracciano per 'alleanze di civiltà' fra culture diverse.

 

 

Angelo Miotto

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