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Ogni sera intorno alle sette le strade di Kabul si svuotano di giovani.
Corrono tutti a casa, dagli amici, nei bar, nei negozi di
elettrodomestici od ovunque si trovi un televisore acceso per non
perdersi nemmeno un minuto della trasmissione più seguita dai giovani
kabulini. Alle 19:30, dopo l’edizione serale del telegiornale, la
televisione privata Tolo Tv manda in onda “Hop”: un programma musicale
ricalcato sul format della nostrana Mtv, che per un’ora trasmette
videoclip delle pop star occidentali, da Madonna a Jennifer Lopez a
Ricky Martin, e di quelle indiane, iraniane e turche. Tra un video e
l’altro, tre giovani conduttori si alternano commentando le canzoni e
dando notizie sui cantanti e i loro ultimi album.
“Un programma blasfemo”. Come prevedibile, il fenomenale successo di
“Hop” sta sollevano forti polemiche e aspre critiche da parte degli
ambienti clericali più conservatori e tradizionalisti. Il più
avvelenato è ovviamente l’ottantenne presidente della Corte Suprema,
Fazl Hadi Shinwari, divenuto ormai il portabandiera dei censori del
costume della società afgana. “Questo programma corromperà la nostra
società e la nostra cultura e, cosa più grave di tutte, distrarrà la
nostra gente dall’Islam, finendo per distruggere il nostro paese. In
questo modo il nostro popolo scimmiotterà un’altra cultura facendosi
ridere dietro da tutto il mondo”, ha dichiarato Shinwari ai microfoni
di Radio Free Europe-Radio Liberty.
La crociata di Shinwari. Per questo vecchio conservatore la crociata
contro “Hop” è solo l’ultima battaglia di una guerra da lui intrapresa
un anno fa, quando tuonò contro il ritorno in televisione delle
cantanti donne, provocando un gran dibattito, ma nessun provvedimento
concreto. Allora il ministro della Cultura Sayed Makhdoom Raheen si
schierò contro di lui in nome della modernità. Cosa che non accadde
invece lo scorso novembre durante l’ultimo Ramadan, quando Shinwari
tornò alla carica proprio contro Tolo Tv, colpevole di aver mandato in
onda alcuni film indiani di Bollywood, altri classici cinematografici
americani e dei video musicali occidentali. Il ministro Raheen questa
volta non volle rischiare di perdere il posto nel nuovo esecutivo di
Karzai, e così finì che le trasmissioni di Tolo Tv furono interrotte
fino alla fine del mese sacro.
Le voci dei giovani. “Chi disprezza questi programmi è una persona di
mentalità chiusa”, dice Wahidullah, un giovane che non si perde una
puntata di “Hop”.
Shaker Issar, ventidue anni, è invece uno dei tre presentatori del
programma. E’ tornato da poco dal Pakistan, dove si rifugiò con la
famiglia all’età di tredici anni, quando i talebani presero il potere a
Kabul. Per lui “Hop” ha addirittura un valore di promozione culturale
nazionale. “Mostrando le pop star straniere noi incentiviamo i nostri
cantanti locali a diventare famosi come loro”.
La sua coetanea Shaima Rezayee è l’unica ragazza del trio di
presentatori. Sotto i talebani portava il burqa, oggi porta il velo ma
veste all’occidentale. “Quando la gente mi riconosce per strada ci sono
molti che mi insultano, ma molti di più sono quelli che mi
incoraggiano”.
A maggio, Tolo Tv dovrebbe iniziare a trasmettere anche fuori Kabul, in provincia.
Secondo alcuni, verrà spenta molto prima.
Enrico Piovesana