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I loro vestiti insanguinati, le loro scarpette impolverate e i loro
piccoli cappelli tondi sono stati deposti sui cumuli di terra che
coprono le tombe dei nove bambini afgani uccisi sabato mattina, 6
dicembre, durante un bombardamento americano. Erano tutti seduti sotto
uno dei pochi alberi del villaggio di Hutala, nella provincia
meridionale di Ghazni. Due aerei A-10 Thunderbolt sono arrivati e
li hanno mitragliati con una pioggia di proiettili esplosivi larghi tre
centimetri, quelli inventati per perforare le corazze blindate dei
carri armati.
I top gun americani pensavano di sparare contro un conciliabolo di
miliziani taliban. Il loro obiettivo era un comandante traliban di
secondo piano, il mullah Wazir. Ma la sua abitazione, dicono con rabbia
gli abitanti del villaggio, non è stata sfiorata dal raid, e poi tutti
sapevano che lui se ne era andato via da là almeno dieci giorni prima.
Il colonnello Bryan Hilferty, portavoce delle forze Usa in Afghanistan,
si è scusato per il tragico errore, ma ha affermato che non è detto che
l’obiettivo sia stato mancato. Nel raid infatti è rimasto ucciso anche
un ragazzo di 25 anni: secondo i militari americani, che ora stanno
analizzando il Dna del cadavere, potrebbe essere proprio il mullah. Ma
gli abitanti di Hutala non hanno dubbi: quello era solo un ragazzo di
nome Abdul Hamid. Era appena tornato dall’Iran dov’era fuggito durante
la guerra.
Quelle tombe oggi sono state sorvolate a bassa quota da uno stormo di
grandi elicotteri americani che trasportavano nella vicina provincia di
Khost centinaia di soldati del 501esimo reggimento paracadutisti.
Soldati impiegati non in un’operazione qualsiasi, ma nella prima
missione di combattimento della più grande offensiva anti-taliban
sferrata dagli americani dalla fine della guerra del 2001. Si chiama
operazione “Valanga” e
impiega duemila soldati sulle montagne nelle
province afgane sud-orientali al confine col Pakistan. “Scopo di questa
offensiva – spiega il colonnello Hilferty – è distruggere le roccaforti
della resistenza taliban prima che arrivi l’inverno e con esso
l’impossibilità di combattere”.
C’è molta preoccupazione in questi giorni per l’intensificarsi di
attacchi e attentati da parte dei taliban. Lo stesso segretario
generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ha lanciato un’allarme sul
progressivo deterioramento della situazione della sicurezza in
Afghanistan alla vigilia della Loya Jirga, la tradizionale riunione dei
capi locali che a partire da sabato 13 dicembre dovrà discutere e
approvare la nuova costituzione afgana (vedi "Tutti contro tutti" ). La
Cia ha segnalato la concreta possibilità che i taliban del mullah Omar,
assieme alle milizie integraliste del suon alleato Gulbuddin Hekmatyar,
stiano preparando azioni contro questa assemblea che, almeno nei
programmi di Washington, dovrebbe sancire la normalizzazione e la
pacificazione democratica dell’Afghanistan. Purtroppo la situazione nel
Paese sembra andare nella situazione opposta. Le nove tombe dei bambini
di Hutala sono lì a dimostrarlo.