05/02/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista al professor Paolo Caretti, costituzionalista dell'Università di Firenze

Il professor Paolo Caretti insegna diritto costituzionale all'Università di Firenze e sull'emendamento che permette ai medici di denunciare gli stranieri senza permesso di soggiorno che si rivolgono alle strutture pubbliche non ha molti dubbi.
"Un elemento di incostituzionalità - dice - è certamente rintracciabile, un elemento quantomeno indiretto perché questa norma, una volta entrata in vigore, avrà come conseguenza che stranieri che sono sul territorio nazionale clandestinamente pur avendo diritto all'assistenza sanitaria essenziale non vi ricorreranno per l'ovvia ragione che potrebbero incontrare un medico che li denuncerà come clandestini. E in questo caso quindi è evidente come si tratti di una norma che produce una lesione del diritto alla salute.

Quindi in contrasto con l'articolo 32 della nostra Costituzione?
Certo. L'articolo 32 stabilisce che la salute è un diritto fondamentale dell'individuo, indipendentemente dalla sua condizione di clandestino. E in parte anche con l'articolo 3, anche se è un profilo molto vicino a quello che dicevo prima. E' chiaro che quando ci si trova di fronte alla tutela di diritti fondamentali come quello alla salute ovviamente non possono entrare in gioco elementi discriminanti che giocano sulla dignità personale o sulle condizioni personali e sociali delle persone, a prescindere dal fatto che si tratti di clandestini o meno.

E' possibile che il presidente della Repubblica non firmi questa legge.
No. Io non lo credo. Non credo che ci siano gli estremi. Il presidente anche nella prassi più recente, così come in quella più antica, non firma la promulgazione della legge quando vi sono dei manifesti motivi di incostituzionalità. Elementi molto rilevanti. Ma ripeto, qui si tratta di profili di incostituzionalità che sono facilmente rilevabili, ma indiretti, cioè che riguardano conseguenze dell'applicazione della norma. Siamo su un versante su cui, io credo, se questa norma dovesse cadere per incostituzionalità, lo sarà ad opera della corte costituzionale, non del Presidente della Repubblica. Pur rimanendo seri problemi di costituzionalità, non mi pare che siamo di fronte a una disposizione per la quale il capo dello stato debba necessariamente attivarsi in sede di promulgazione.

 

Marco Formigoni

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