Il bollettino settimanale delle guerre e dei conflitti in corso n.6 - 2005 dal 12/2 al 18/2
Filippine.
Migliaia di civili continuano a lasciare le proprie case
nell’isola di Jolo, estremo sud delle Filippine, a causa degli
scontri che da dieci giorni coinvolgono l’Esercito e i ribelli
musulmani di Abu Sayyaf e del Fronte islamico di liberazione Moro
(MILF).
Finora
gli sfollati sono 25.660, lo confermano
fonti militari. Almeno
25 soldati sono morti e altri 50 sono
rimasti feriti. Secondo l’Esercito
le vittime tra i guerriglieri
sono in numero compreso tra 70 e 100. L’aviazione filippina ha
bombardato siti abitati da civili.
Il
14 11 persone sono rimaste uccise e 130 altre ferite
in una serie di attentati compiuti in diverse parti del Paese: uno
nella capitale Manila e due nel sud.
Tutti
gli attacchi terroristici sono stati rivendicati dal gruppo
terroristico Abu Sayyaf, ritenuto legato ad Al Qaida.
Thailandia.
Il 16 l'esplosione di due bombe nella provincia di Narathiwat ha
provocato 6 feriti. Secondo quanto riferito dalle autorità
locali, 3 soldati e 3 civili sono rimasti feriti nell'esplosione di
una bomba nei pressi di una banca nel distretto di Ragae, mentre il
secondo attentato - che non ha causato vittime - è avvenuto in
una piantagione di gomma nel distretto di Ruso.
India.Il 13 febbraio almeno 35 persone sono rimaste ferite da una
granata lanciata dai ribelli separatisti in una strada affollata del
Kashmir Indiano. I guerriglieri avevano in realtà come
obiettivo un veicolo dell'Esercito indiano che hanno mancato facendo
esplodere la granata nel mezzo della strada. L'incidente è
avvenuto a Shopian, città a sud di Srinagar, capitale del
Kashmir indiano.
Il
16 un membro del partito Comunista è stato assassinato e
altre 6 persone sono rimaste ferite in un attacco dinamitardo
lanciato da presunti ribelli musulmani. Nello stesso giorno un’altra
bomba è stata lanciata dai guerriglieri contro una libreria di
cui era proprietario un ex ribelle. Non si arrestano dunque le
violenze in queste settimane di elezioni municipali, le prime dopo 27
anni.
Intanto
continuano i colloqui per riportare la pace nella regione contesa da
India e Pakistan. Da giovedì scorso è in corso una
visita del ministro degli Esteri indiano Natwar Singh con alcuni
leader politici pachistani a Islamabad, capitale del Pakistan. Il 16
febbraio i ministri degli Esteri indiano e pakistano, Natwar Singh e
Khushid Kasuri, hanno annunciato di voler ripristinare i collegamenti
diretti tra le regioni del Kashmir sotto il rispettivo controllo: si
tratta del primo concreto passo avanti nei negoziati tra Islamabad e
Nuova Delhi per risolvere la disputa territoriale che in passato ha
causato tre guerre.
Le
autorità di entrambi i Paesi sostengono che le violenze in
Kashmir sono diminuite da quando è stato proclamato il cessate
il fuoco nel novembre 2003. Tuttavia gli scontri continuano e sempre
più civili cadono vittima del conflitto tra militanti islamici
e soldati indiani. Dal 1989 (quando ha avuto inizio l'insurrezione
separatista) a oggi sono morte 45.000 persone.
Afghanistan.
Sono iniziati sotto sorveglianza delle truppe italiane i lavori di
costruzione della grande base Nato di Herat, nell’ovest del paese.
Questa base, che sarà a comando italiano, diventerà il
quartier generale della Nato in Afghanstan, coordinerà sotto
responsabilità italiana le attività delle Squadre di
Ricostruzione delle province occidentali e, osserva qualcuno, tornerà
utile in caso di un futuro attacco all’Iran, che dista solo cento
chilometri.
Il
14 febbraio l’ambasciatore Usa in Afghanistan Zalmay Khalilzad ha
dichiarato che sono in corso trattative tra il governo Karzai e
alcuni esponenti di spicco della resistenza talebana, volte a
garantire loro l’amnistia in cambio dell’abbandono della lotta
armata contro le forze governative e statunitensi. Una lotta che
prosegue da tre anni e che ha causato fino ad oggi oltre 4.500 morti,
di cui 1.124 nel 2004 e 33 dall’inizio dell’anno.
Il
16 febbraio l'ex ministro della Difesa del regime talebano, mullah
Obaidullah, ha detto che nessuna trattativa fermerà la jihad
dei talebani contro gli occupanti stranieri che "continuerà
fino alla vittoria", e ha anche smentito la notizia
dell'uccisione del mullah Omar circolata nei giorni scorsi.
Cecenia
(Russia). Nonostante i numerosi appelli internazionali rivolti a
Putin, sia la tregua unilaterale proclamata dagli indipendentisti
ceceni che la loro richiesta di apertura di un negoziato con Mosca
sono state completamente ignorate dal Cremlino. L’esercito russo e
i loro alleati ceceni continuano a compiere operazioni militari
anti-guerriglia e rastrellamenti nei villaggi, anche se sembrano
cessati i bombardamenti d’artiglieria sulle roccaforti della
resistenza nelle foreste delle montagne del sud della Cecenia.
La
scorsa settimana l’International Helsinki Federation for Human
Rights (Ihf) e il centro russo per i diritti umani “Memorial”
hanno denunciato che il 75 per cento dei crimini (uccisioni, stupri,
torture, rapimenti, estorsioni, ecc.) commessi in Cecenia sono opera
dei ‘kadyroviti’, cioè le famigerate milizie cecene
filo-russe dell’ex guardia presidenziale, oggi comandate dal
giovane Ramzan Kadyrov, figlio del presidente ucciso lo scorso
maggio.
Continuano
intanto gli attentati nel vicino Daghestan: il 13 un'autobomba
ha ucciso un poliziotto nei pressi della capitale Makhachkala.
Il
16 un'altra autobomba è esplosa a Kizlyar davanti a un
palazzo governativo uccidendo tre passanti, ma lasciando
illeso l'obiettivo dell'attentato, il capo del Consiglio di Sicurezza
del Daghestan, Akhmednabi Magigajiev.
Somalia.Una persona è morta e altre sei sono rimaste ferite in
un’esplosione avvenuta giovedì 17 nella capitale,
Mogadiscio. L’esplosione è avvenuta nei pressi di un albergo
dove risiedevano alcuni rappresentanti dell’Unione Africana, giunti
in Somalia per studiare un piano di dispiegamento di un contingente
di pace. Quest’ultimo dovrebbe garantire la sicurezza per l’arrivo
del governo del neo-eletto presidente Abdullahi Yusuf dall’esilio
del Kenya.
Repubblica
Democratica del Congo. La travagliata regione orientale
dell’Ituri rischia di essere teatro di un nuovo disastro
umanitario. Gli scontri tra le milizie ostili al governo che a due
anni e mezzo dalla fine della guerra sono attive nella zona hanno già
causato 56mila sfollati, che potrebbero presto diventare 80mila,
stando alle informazioni rilasciate dalle Nazioni Unite e da Medici
senza Frontiere.
Israele-Palestina
Il 14 febbraio un militante
palestinese è stato ucciso
dopo aver tentato di accoltellare un soldato israeliano presso la
Tomba dei Patriarchi a Hebron.
Il
15, un palestinese di quindici
anni è stato ucciso a
Beitunia, vicino a Ramallah.
Il
16, due palestinesi armati sono
stati uccisi da militari israeliani mentre si avvicinavano alla
colonia di Bracha, in Cisgiordania; per questi omicidi le
Brigate Martiri di al Aqsa hanno annunciato la fine della tregua con
Israele.
Circa
350 militanti di Hamas e della Jihad islamica sono entrati a far
parte delle forze di sicurezza dell’Autorità nazionale
palestinese.
Il
17, un razzo Qassam è
stato lanciato contro una colonia israeliana del sud della striscia
di Gaza. Non ha causato danni.
Iraq.
L’11 febbraio un'autobomba è
esplosa davanti ad una moschea sciita a Balad Ruz, a nordest di
Baghdad provocando la morte di 13 persone. eAltre
nove persone sono rimaste uccise nella
sparatoria in un panificio di Baghdad.
Il
12, sono stati scoperti i
corpi di otto iracheni uccisi da colpi di arma da fuoco nella
regione di Mosul. Una sparatoria tra soldati e poliziotti iracheni ha
provocato 10 feriti a Nassiriya. Ancora attacchi a nord di Baghdad:
un soldato iracheno è stato ucciso e altre otto
persone, tra cui tre bambini, sono rimaste ferite. Attentato
dinamitardo a Mussaieb, a sud di Baghdad: il bilancio è di
almeno 18 morti e 25 feriti. A Bassora Taha al-Basri, un
magistrato, è stato assassinato a colpi d'arma da fuoco.
Il
13, sono stati uccisi
due politici della
lista di Allawi. Tre civili sono stati assassinati in un
attacco contro la loro auto a Baghdad. Un razzo lanciato da ignoti
contro il Municipio di Mosul, ha provocato la morte di almeno due
persone. L'ennesima auto-bomba è esplosa nel sud del
Paese, lungo la strada che collega Hilla a Kerbala ha causato un
morto. In un quartiere orientale della capitale, sono stati
ritrovati i cadaveri di tre uomini sottoposti a tortura.
Il
14, un poliziotto e un dipendente
dell'ente per l'aviazione civile sono stati uccisi a
Baghdad. Un soldato americano è rimasto ucciso e un
altro ferito in un attacco avvenuto nei pressi di Samarra. tre
esplosioni hanno danneggiato gli oleodotti per il trasporto del
petrolio e del gas a Kirkuk.
Il
15, due militari iracheni sono
rimasti uccisi e un terzo ferito
dall'esplosione di una bomba artigianale a Dhuluiya, a nord di
Baghdad. A Balad, sempre a nord della capitale, il corpo di un altro
militare iracheno è stato ripescato dalle acque del fiume
Tigri. Un
militare dell’esercito degli Stati Uniti ha perso la vita e
altri due sono rimasti feriti, dall’esplosione di un ordigno a
Bakuba.
Il
16,
sono stati liberati due
uomini d'affari libanesi che erano stati sequestrati in Iraq lo
scorso dicembre. Un uomo s'è fatto saltare in aria
nella parte orientale di Baghdad, quando i soldati gli hanno ordinato
di fermarsi, oltre al kamikaze, l'esplosione ha ucciso un
militare. Un soldato della Task Force Liberty Soldiers è
rimasto ucciso nella provincia di Diyala, quando s'è
rovesciata la jeep su cui viaggiava. Un altro militare è
morto in una base nei pressi di Tikrit.
Il
17 due marines americani sono
morti in un incidente stradale a sud
di Baghdad.
Libano.
Il 12 febbraio quattro
ragazzini libanesi sono rimasti feriti nell'esplosione di una mina
vicino ad al-Abbad, nel sud del paese. L'ordigno era stato lasciato
dall'Esercito israeliano che fino al maggio 2000 aveva una postazione
ad al-Abbad.
Il
14, l’ex premier libanese Rafik
al-Hariri è stato ucciso
dall'esplosione di un'auto-bomba saltata in aria al suo passaggio,
sul lungomare di Beirut. Il bilancio ammonta ad almeno nove
vittime, comprese alcune guardie del corpo dell'ex capo del
governo.
Colombia.
Il 14
nel dipartimento di
Antioquia, l'esercito si è scontrato con le Forze armate
rivoluzionarie della Colombia (Farc): 7 i morti, 6
guerriglieri e 1 sottufficiale, e 15 feriti. La miccia dello
scontro è stata la decisione di far occupare dalla quarta
Brigata dell'esercito gli accampamenti delle Farc nelle località
rurali di La Encarnacion e El Sireno, vicino a Urrao. Nelle ultime
settimane si sono moltiplicate le azioni delle Farc in vari
dipartimenti colombiani, con un bilancio di decine di morti.
Il 16
fonti poliziesche hanno accusato i guerriglieri marxisti delle Farc
di aver ucciso il sindaco di una piccola città colombiana.
José Castro, 49 anni, è stato assassinato a Genova,
cittadina andina nella provincia di Quindio, è anche il paese
natale di Manuel Marulanda, leader delle Farc.
Chiapas-Messico.
Il 10 Manuel Hidalgo Espinoza, storico dirigente contadino è
stato ammazzato. Espinoza era un dirigente della Casa del Pueblo,
un’associazione contadina, ed era molto conosciuto per le sue
lotte a favore dell’autodeterminazione del suo popolo (era un
indigeno Tzotzil) e per il rispetto dei diritti umani degli abitanti
del Chiapas.