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Un portavoce dell'esercito regolare sudanese ha annunciato oggi che le forze governative sono riuscite a prendere il controllo della città di Muhajiriya, in Darfur, dopo tre settimane di duri combattimenti contro i ribelli del Movimento per la Giustizia e l'Uguaglianza (Jem).
Nei giorni scorsi, durante gli scontri, sono morte oltre trenta persone, mentre altre migliaia sono rimaste senza casa. Il leader dei ribelli ha spiegato che si è trattato di una ritirata spontanea, effettuata in modo da risparmiare ai civili un eventuale bombardamento aereo da parte dell'esercito. Nella zona sono presenti anche ingenti forze di peacekeeping, con il compito di fornire aiuto e assistenza alla popolazione. I dati diffusi dalle Nazioni Unite parlano di almeno 300mila vittime da quando è iniziato il conflitto in Darfur, sei anni fa. La scorsa domenica il governo sudanese aveva richiesto alle forze di peacekeeping dell'Unione Africana (Unamid) di lasciare la città di Muhajiriya, avvertendo della possibilità di un attacco imminente, ma l'Unamid ha deciso di restare. Il livello di violenza nella regione è aumentato proprio nel momento in cui la Corte Penale Internazionale (Cpi) si trova a dover decidere se emettere o meno un mandato di arresto nei confronti del presidente sudanese, Omar Al-Bashir, accusato di genocidio nel corso del conflitto in Darfur. Le Nazioni Unite temono che un'eventuale decisione della Cpi di arrestare al-Bashir possa scatenare sanguinose rappresaglie nei confronti della popolazione.