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scritto per noi da
Alessandro Ursic
Il "Caro Leader" sembrava soddisfatto degli accordi: aveva accettato di smantellare il suo programma nucleare, in cambio di ulteriori aiuti economici ed alimentari al Paese che governa incontrastato. Ma dopo anni di relativa calma, specie con i "cugini" del Sud, la Corea del Nord ora è ritornata a farsi sentire, con il tipico mix di provocazioni verbali e movimenti militari. Indebolito nel fisico - è stato probabilmente colpito da un ictus la scorsa estate - e "dimenticato" dagli Usa della nuova amministrazione Obama, Kim Jong-Il vuole tornare a essere una spina nel fianco.
Nei giorni scorsi, i satelliti dell'intelligence sudcoreana hanno sorpreso le forze armate di Pyongyang a trasportare via treno un lungo oggetto cilindrico verso un sito missilistico. Secondo le spie di Seul, tutto fa pensare che si tratti di un razzo Taepodong-2, che ha una gittata di 6.700 chilometri ed è quindi capace di raggiungere l'Alaska, portando con sé una testata nucleare. Nel 2006 la Corea del Nord aveva testato un missile simile, senza successo. Secondo media sudcoreani e giapponesi, le forze armate di Pyongyang hanno intenzione di procedere a un secondo test nei prossimi due mesi. Oltre ai missili intercontinentali, la Corea del Nord dispone inoltre di razzi a breve gittata, che possono colpire il Giappone.
Nelle ultime settimane Pyongyang ha alzato la retorica dello scontro verso Seul, annunciando di considerare carta straccia gli accordi di non aggressione con il vicino sotto il 38esimo parallelo. A scatenare la rabbia di Kim è stata la decisione di Lee Myung-bak, il presidente sudcoreano in carica dallo scorso anno, di abbandonare la politica del "sole splendente" adottata dai suoi predecessori dall'inizio del decennio: auspicando una progressiva normalizzazione delle relazioni tra due Stati che non hanno mai firmato un vero accordo di pace dalla guerra del 1950-53, la Corea del Sud inviava in sostanza aiuti alimentari al Nord, senza precondizioni. Eletto anche sulla base della sua linea dura, Lee ha ora interrotto quelle che in sostanza erano elargizioni senza niente in cambio. In risposta, Kim gli ha dato del "traditore", leader di uno Stato "fascista" e "leccapiedi degli Stati Uniti".
Non si può dire che si tratti di un film inedito. Già in passato, prima di tornare al tavolo delle trattative Kim iniziò a sbattere i pugni sul tavolo per guadagnare margine nei negoziati. La Corea del Nord è lo Stato più impenetrabile al mondo: ma non è un mistero che, per non far morire di fame milioni dei suoi abitanti e alimentare il suo apparato di potere, Kim ha bisogno di aiuti stranieri. Per farli arrivare, la tattica di Pyongyang è sempre stata quella di essere percepita come una minaccia alla sicurezza.
Negli ultimi cinque anni, interminabili "colloqui a sei" (con Usa, Cina, Giappone, Russia e Corea del Sud) hanno portato a un accordo sul programma nucleare di Pyongyang, il cui smantellamento è iniziato l'anno scorso con la distruzione - pagata dagli Usa - della torre di raffreddamento del reattore di Yongbyon. Nella campagna elettorale americana, il problema Corea del Nord - Paese inserito nell' "asse del male" da George W. Bush - era virtualmente sparito dal dibattito: Iraq, Iran e al Qaeda erano le priorità di politica estera, non Kim Jong-Il. E' proprio per questo, secondo molti osservatori, che il "Caro Leader" è tornato a fare la faccia da duro. Per mostrare al presidente Obama che anche la Corea del Nord va messa nell'agenda dei problemi da considerare.