18/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Dean redivivo: il politico contro la guerra a capo del Partito democratico Usa
scritto per noi da
Matteo Colombi
 
Ad Howard Dean la base dei Democratici chiede di indicare la strada per la riscossaQuando la destra incomincia a dare consigli paterni e benevoli alla sinistra, quando entra nel merito della selezione della leadership del campo altrui richiamandosi al senso di responsabilità, alla virtù della moderazione di non specificati ‘riformisti’; quando si lamenta dei continui dinieghi dinanzi alle mani tese ai ‘progressisti’ e ai ‘realisti’ affinché si distinguano dai presunti ‘estremisti’, affinché riflettano e facciano la scelta giusta, allora vuol dire che la destra incomincia a preoccuparsi. Significa che l’opposizione incomincia a coagularsi attorno a leader e a parole d’ordine che si contrappongono al potere in modo efficace, e di per sé suggeriscono e rammentano all’elettorato che chi comanda non detiene né il consenso del paese intero, né la risposta a tutti i problemi.
 
Una tattica opportunista. Marcare la differenza rischia sempre di far perdere il voto fluttuante, il che in un sistema maggioritario significa perdere le elezioni, ed è per questo che lo stratega tende a schiacciare la propria politica sulle posizioni che appaiono vincenti, o perlomeno ambigue. Il sistema politico si schiaccia e il consenso al governo appare amplificato. Il governo si fa gioco di tale dinamica, definendo le proprie politiche ‘senso comune’ e richiamando a sé un mandato e un raggio di azione che non ha basi nel consenso reale. Ed è per questo che si passa alla propaganda, alle pressioni sulla stampa, alla categorizzazione del dissenso come elitario e minoritario. Di qui la stizza e le vere e proprie aggressioni mediatiche quando si formano larghe coalizioni di opposizione, poco prone all’inciucio. Prima delle aggressioni però si passa per le lusinghe che cercano di mantenere, di estendere e promuovere la continuazione di un’opposizione blanda che, invece di rappresentare i propri elettori e di proporre alternative, tende a seguire la scia del governo.
 
Howard Dean con John Kerry, che l'ha battuto alle primarie per diventare il candidato democratico alle presidenziali del 2004
La resurrezione di Dean. La stampa di destra americana ha incominciato a prendersi estrema cura delle sorti del Partito democratico ora che Howard Dean, ex governatore del Vermont e candidato alle presidenziali del 2004 sconfitto nelle primarie da John Kerry, è diventato il segretario del Dnc, il Democratic National Council. Quest’ultimo è l’organo leggero che coordina la raccolta dei fondi democratici per le prossime elezioni, e quel poco di infrastruttura permanente che il partito ha. Howard Dean mobilitò milioni di elettori, attratti dal suo rifiuto netto della guerra in Iraq e dalla sua critica feroce contro l’establishment democratico a Washington, che contava su un candidato ‘moderato’ (leggi: non-critico della guerra) per vincere. Dean si mosse invece rigettando tutte le falsità sul piatto in faccia ai presentatori televisivi, a molti pseudo-giornalisti che si davano da fare per vendere le bazzeccole raccontate dall’amministrazione Bush per invadere l’Iraq, e dunque anche in faccia ai tanti Democratici che si erano accoccolati docili attorno all’avventura imperiale del presidente.
 
Ascesa e caduta. Come una meteora Dean finì in cima a tutte le classifiche, sulle copertine dei settimanali, da candidato sconosciuto ed esterno agli apparati di Washington fu catapultato sotto i riflettori. Il candidato del cuore contro quello degli apparati. Come una meteora finì abbandonato e, dopo una serie di sconfitte nelle primarie, un’operazione mediatica di diffamazione (in parte orchestrata all’interno del partito) sembrò consegnarlo al dimenticatoio. Eppure, Dean ritorna. Anche questa volta si è tentato di dissuaderlo, però i candidati d’apparato si sono dovuti ritirare dalla contesa: il cuore del Partito democratico batte con la chiarezza partigiana di Howard Dean e le dichiarazioni in suo favore si sono gonfiate con il passare dei mesi. Nel mentre la strategia elettorale clintoniana di Kerry è fallita in maniera clamorosa, lasciando dietro di sé un partito ideologicamente smontato ed elettoralmente sconfitto.
 
Dean è conosciuto anche per il suo carattere vulcanico
Le sfide da affrontare. E’ difficile mettersi di traverso a Dean adesso. Il partito per ora chiude questa prima partita dando in mano a lui le chiavi dell’organizzazione e delle finanze, probabilmente sperando di neutralizzarne un ruolo come candidato, e utilizzarne al contempo l’energia e l’appeal che ha dimostrato nel mobilitare ed estendere la base democratica. Kerry infatti ha invitato i membri del Dnc a votare per Dean, facendo buon viso a cattivo gioco. Tuttavia il nodo centrale per i Democratici rimane: se Dean chiederà soldi e costruirà il partito tra la gente in base ad appelli basati su certi valori, alla critica dura contro Bush, fino a quando si potranno tenere insieme capra e cavoli?
Categoria: Politica
Luogo: Stati Uniti