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articolo tratto da Rivista online
Nel 2003 la Lombardia aveva provato a privattizare l'acqua, ma martedì è arrivata la rivincita per quei 144 comuni che avevano rivendicato il loro diritto e avevano minacciato il refendum.
Ciò che contestavano i sindaci lombardi era l'espropriazione del diritto di autodeterminazione dei Comuni in qualità di soggetti adibiti all'organizzazione dei pubblici servizi. Il voto di ieri ha evitato il referendum e sancito un altro fondamentale diritto secondo il quale reti e impianti di distribuzione devono restare di proprietà interamente pubblica. La proposta accolta martedì scorso, dal consiglio regionale della Lombardia ha accolto interamente le richieste dei sindaci interessati dalla protesta, nello specifico è stato possibile scegliere la gestione diretta (inhouse) del servizio di erogazione dell'acqua, eventualità, prima, esclusa dalle leggi regionali in vigore e dalle successive modifiche. Le conquiste raggiunte in Lombardia, fanno ben sperare per il futuro, soprattutto in una tracciabilità di una nuova era per la battaglia al bene comune. Eppure la battaglia è tutt'altro che vinta per i movimenti, perchè la legge 133/2008 è diretta in modo inequivocabile a sottrarre alla competenza dei comuni la gestione dei servizi di rilevanza economica, con la loro conseguente messa a gara. In poche parole si consente carta bianca alla privatizzazione di tutti i servizi, dai rifiuti, all'acqua. E' chiaro che questo disegno federativo rischia di tracciare un solco tra i Comuni, da sempre ente di riferimento per i cittadini, e i loro rappresentanti locali, più che una riforma sembra una corsa all'oro. L'oro blu.
Sara Dellabella