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Almeno 36 morti e 150 feriti, di cui 12 in gravissime condizioni. E’ il
bilancio dell’attentato suicida avvenuto stamattina, alle 7,42 ora
di Mosca, a bordo di un treno locale pieno di lavoratori e studenti
pendolari che viaggiava tra Mineralniye Vody e Kislovodsk, nel sud
della Russia, a poca distanza dal confine ceceno. Lo scoppio ha
completamente sventrato il secondo vagone del convoglio.
Sembra che l'ordigno fosse legato alle gambe dell'attentatore,
morto nell'esplosione. Secondo gli investigatori dei servizi
segreti russi, l'Fsb, l'uomo sarebbe stato aiutato da tre donne,
due delle quali sono saltate dal treno subito dopo lo scoppio. La
loro sorte non è chiara. La dinamica dei fatti è ancora molto
confusa.
Su una cosa le autorità russe non hanno dubbi: si tratta di un attentato messo
a segno dai separatisti ceceni.
Secondo il ministro dell’Interno russo, Borin Gryzlov, i responsabili
della strage "sono degli "animali e saranno catturati e puniti
come meritano. Gli bruceremo la terra sotto i piedi. Non riusciranno
mai a mettersi in salvo".
Tra due giorni in Russia si terranno le elezioni parlamentari e,
secondo il premier russo, Vladimir Putin, questo attentato ha il
chiaro scopo di “destabilizzare” il Paese in vista delle elezioni
legislative di domenica. Questo atto andrebbe letto come un messaggio
“elettorale” del separatismo ceceno contro la guerra che il Cremlino
sta conducendo nella provincia secessionista da ormai nove anni. Una
guerra che dal 1994 ha causato, secondo stime non ufficiali, 200
mila morti, in maggioranza tra la popolazione civile, e mezzo milione
di profughi. Di fronte al rifiuto di Mosca di instaurare qualsiasi
trattativa con i “terroristi”, la guerriglia indipendentista guidata
dall’ex presidente ceceno Aslan Maskhadov, ha più volte minacciato
negli ultimi mesi di esportare la guerra fuori dal Paese, direttamente
in territorio russo.
Quello di oggi sarebbe il più grave atto di terrorismo contro un treno
nella storia. Questa linea ferroviaria era già stata colpita da un
attentato tre mesi fa. A settembre un’esplosione era avvenuta in
prossimità di un convoglio ferroviario nei pressi di Pyatigorsk
aveva causato sei morti e una trentina di feriti. Non sarebbe nemmeno
la prima volta che la guerriglia cecena colpisce obiettivi in Russia
ricorrendo alle donne. Erano donne molti dei membri del commando ceceno
che, nell’ottobre 2002, ha occupato il teatro Dubrovka di Mosca,
azione finita in strage dopo il blitz delle forze speciali russe. E
donne erano anche le autrici dell’attentato che nel luglio 2003 fece
strage di giovani russi durante un rock festival, sempre a Mosca.
Il fenomeno delle donne-kamikaze è la drammatica reazione alle violenze
dei militari russi nei confronti della popolazione civile cecena. Dopo
essere state rapite e violentate dai soldati di Mosca, cosa che avviene
molto frequentemente, molte donne reagiscono votandosi al martirio per
la causa dell’indipendenza cecena (vedi “Cecenia, stuprate e martiri”
). La stessa tragica scelta viene intrapresa dalle tante vedove che
vogliono vendicare l’uccisione dei mariti: i russi le chiamano le
“vedove nere”. Loro si definiscono shaheed, martiri.
(aggiornato alle ore 17 del 5 dicembre)