17/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Un'arma tanto più facile da usare quanto più complessa da classificare
Non possono vivere senza bombette, come quei ragazzacci delle elementari che ci perseguitavano con i puzzi e gli scoppi delle loro odiose miccette, gli strateghi di oggi non possono fare a meno delle loro bombettine preferite. Il problema delle cluster bombs si è affacciato recentemente e vedremo come le caratteristiche costruttive, siano esse ufficiali o ufficiose, abbiano reso queste armi molto simili alle mine antiuomo che eravamo riusciti a mettere al bando: con un nuovo vestitino le mine rientrano dalla finestra dopo essere state cacciate dalla porta...Cluster bomb significa letteralmente bomba a grappolo, in realtà consiste di due parti: un container e un certo numero di sub-munizioni, chiamate comunemente bombette.
 

Container (al centro) di cluster bombs Blu-97 (Foto di Enrico Piovesana)Varietà d'ingredienti e comodità d'impiego:  il meglio che una bomba sa promettere e offrire. Il container è un involucro dinamico costruito per essere lanciato da un aereo o sparato da un cannone o da un missile, il suo compito è quello di trasportare le sub-munizioni sull'area di attacco dove un meccanismo di espulsione si occuperà di disperderle su una superficie più o meno vasta.
Per questi scopi è possibile usare anche dei dispenser che sono strumenti riutilizzabili, di solito attaccati al ventre di un aereo o elicottero.
Per le loro stesse caratteristiche costruttive, i dispenser ed i container possono essere indifferentemente armati con vari tipi bombette e - viste le dimensioni - anche con mine antiuomo.
Le sub-munizioni classiche sono diverse:
Antiuomo (dette spesso, con scelta che non condividiamo, antipersonale) a frammentazione, con caratteristiche simili alle bombe a mano.
Anticarro-antimateriali che devono colpire un blindato uccidendo o ferendo l'equipaggio e tentare di provocare l'esplosione delle munizioni in esso trasportate.
Ad effetto combinato, cioè a frammentazione e incendiario in modo da coprire l'area di impatto con frammenti accesi che inneschino incendi specie in presenza di perdite di carburante.   
Mine antiuomo o anticarro.

Cluster bombs made in Usa, modello Blu-97 (Foto di Enrico Piovesana)Di obiettivi, efficacia e risultati si discute. Di bloccare o sospendere la produzione no. Le cluster bombs sono progettate per raggiungere quattro obiettivi primari:
1. Rendere impraticabili strade e piste d'aeroporto
2. Causare danni immediati ai veicoli del nemico,
3. Uccidere e ferire i soldati nemici nei loro accampamenti
4. Scompaginare le formazioni nemiche anche sul piano strategico.  
Questo obiettivi generano appesantimento nelle strutture sanitarie e logistiche nemiche che tendono, in caso di saturazione di vaste aree, al collasso prima ancora che vi sia stata la vera e propria battaglia. Logico, previsto e voluto è l'abbattimento del morale della truppa esposta, quando ancora si ritiene al sicuro, ai terribili effetti delle granate a frammentazione. Le bombe a grappolo sono gli ordigni più economici tra quelli disponibili, ogni bombetta costa meno di sessanta dollari e quindi ne vengono disperse a migliaia.
Durante la campagna aerea della guerra del Vietnam ne furono lanciate oltre 350 milioni su tutto il Nord del paese, gli scarsi risultati ottenuti generarono un certo scetticismo da parte degli strateghi militari, ma nonostante le diffidenze di allora oggi tutte le maggiori potenze hanno cluster bombs nei loro arsenali.   I maggiori produttori di dispenser, container e bombette sono gli Stati Uniti, la Russia, la Cina e la Gran Bretagna anche se la produzione di forme poco sofisticate di queste armi è alla portata di molti paesi "minori", alcuni dei quali in guerra: Serbia, Egitto, Brasile, Belgio, Iran, Iraq, Israele e così via.

Una cluster bomb Usa Blu-97 (Foto di Enrico Piovesana)Le cluster bombs e le mine antiuomo: differenti definizioni; effetti somiglianti. Ma qual è il punto di contatto, oltre alla somiglianza fisica, tra le mine antiuomo e le bombette antipersonale e antimateriali delle cluster bombs? Tecnicamente le bombette sono un'altra cosa rispetto alle mine, ma se introduciamo nel nostro discorso una nuova variabile, che i tecnici chiamano Uxo (UneXploded Ordinance), possiamo capire quanto siano simili anche i concetti di fondo delle due armi. Le mine innescate -lo sappiamo- stanno lì per esplodere colpendo alla cieca quando qualcuno ci passa vicino o le calpesta, le bombette che non esplodono quando dovrebbero diventano automaticamente oggetti innescati, estremamente instabili, pronti a esplodere in qualsiasi momento. La cronaca dell'immediato dopo-Kosovo ci ha raccontato di quei pescatori di Chioggia che avevano raccolto delle bombette con le loro reti. Qualcuno si è salvato per miracolo mentre qualcuno è stato meno fortunato, questa è l'eredità delle cluster bombs: una scia di bombette difettose sempre pronte a scoppiare.

Una Blu-97 con il suo paracadute (Foto di Enrico Piovesana)Un insuccesso solo raggiunge due scopi: essere come le mine e sottrarsi al bando. Proprio sull'indice di difettosità (failure rate) si punta per parlare di un ritorno all'uso delle mine, se ufficialmente il limite massimo di oggetti non funzionanti è fissato al 5% -una percentuale di per se stessa molto alta tenuto conto delle grandi quantità di bombette utilizzate normalmente- nella realtà le condizioni ambientali, il vento, il terreno troppo morbido, i corsi d'acqua, gli alberi e tutto ciò che è leggermente diverso dalle condizioni ideali di impiego, porta la probabilità di insuccesso (cioè la mancata detonazione della bomba a contatto con il suolo) verso punte del 20%. Contrariamente a quanto ci si possa aspettare molte forze armate accettano tranquillamente questo indice di difettosità, per così dire "ufficioso", evidentemente c'è l'interesse ad inquinare ampie zone di territorio nemico con migliaia di Uxo.   
La risposta alla scarsa accuratezza delle cluster bombs si traduce nel cosiddetto overbombing, cioè nello sganciare una quantità di bombe superiore a quella normalmente necessaria per quel singolo obiettivo, è un gatto che -tristemente- torna a mordersi la coda.

L'impiego in Kosovo di queste armi esibisce la loro efficacia nella distruzione di massa. Forse è troppo parlare di armi di moda, ma sicuramente nella campagna aerea della Nato per il Kosovo le cluster bombs sono state usate un po' per tutto.
Le fonti ufficiali hanno dichiarato che le bombette sono state impiegate per colpire arerei e camion negli aeroporti, carri armati e blindati pesanti, concentrazioni di truppe, veicoli blindati destinati a trasporto truppe, pezzi di artiglieria, altri bersagli mimetizzati in zone coperte dalla vegetazione, bersagli nascosti non alla portata delle altre armi di precisione, stazioni radio.  
Tenendo presente che il primo scopo dichiarato delle bombette è quello di danneggiare strade e piste d'aeroporto, in Serbia e Kosovo queste armi sono state utilizzate per tutto meno che per la loro precisa funzione.   
Risulta davvero molto impegnativo immaginare ragionevolmente che anche una buona quantità di bombette possa avere ragione di un pezzo di artiglieria o della corazza di un carro armato pesante.   
In compenso, dato che la campagna è stata condotta durante una stagione piovosa su zone prevalentemente frastagliate, è facilissimo immaginare quale può essere stato l'indice di difettosità. E all'immaginazione è d'obbligo affidarsi, perché si tratta - ad oggi - di un dato riservato. Del resto oggi le cluster bombs sono, purtroppo, ancora legali.

 
Paolo Busoni 
Categoria: Armi
Luogo: Iraq