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Varietà d'ingredienti e comodità d'impiego: il meglio che una bomba sa promettere e offrire. Il container è un involucro dinamico costruito per essere lanciato da
un aereo o sparato da un cannone o da un missile, il suo compito è
quello di trasportare le sub-munizioni sull'area di attacco dove un
meccanismo di espulsione si occuperà di disperderle su una superficie
più o meno vasta.
Per questi scopi è possibile usare anche dei dispenser che sono
strumenti riutilizzabili, di solito attaccati al ventre di un aereo o
elicottero.
Per le loro stesse caratteristiche costruttive, i dispenser ed i
container possono essere indifferentemente armati con vari tipi
bombette e - viste le dimensioni - anche con mine antiuomo.
Le sub-munizioni classiche sono diverse:
Antiuomo (dette spesso, con scelta che non condividiamo, antipersonale)
a frammentazione, con caratteristiche simili alle bombe a mano.
Anticarro-antimateriali che devono colpire un blindato uccidendo o
ferendo l'equipaggio e tentare di provocare l'esplosione delle
munizioni in esso trasportate.
Ad effetto combinato, cioè a frammentazione e incendiario in modo da
coprire l'area di impatto con frammenti accesi che inneschino incendi
specie in presenza di perdite di carburante.
Mine antiuomo o anticarro.
Di obiettivi, efficacia e risultati si discute. Di bloccare o sospendere la
produzione no. Le cluster bombs sono progettate per raggiungere quattro obiettivi
primari:
Le cluster bombs e le mine antiuomo: differenti definizioni; effetti somiglianti.
Ma qual è il punto di contatto, oltre alla somiglianza fisica, tra le
mine antiuomo e le bombette antipersonale e antimateriali delle
cluster bombs? Tecnicamente le bombette sono un'altra cosa
rispetto alle mine, ma se introduciamo nel nostro discorso una nuova
variabile, che i tecnici chiamano Uxo (UneXploded Ordinance), possiamo
capire quanto siano simili anche i concetti di fondo delle due armi. Le
mine innescate -lo sappiamo- stanno lì per esplodere colpendo alla
cieca quando qualcuno ci passa vicino o le calpesta, le bombette che
non esplodono quando dovrebbero diventano automaticamente oggetti
innescati, estremamente instabili, pronti a esplodere in qualsiasi
momento. La cronaca dell'immediato dopo-Kosovo ci ha
raccontato di quei pescatori di Chioggia che avevano raccolto delle
bombette con le loro reti. Qualcuno si è salvato per
miracolo mentre qualcuno è stato meno fortunato, questa è l'eredità
delle cluster bombs: una scia di bombette difettose sempre pronte a
scoppiare.
Un insuccesso solo raggiunge due scopi: essere come le mine e sottrarsi al bando.
Proprio sull'indice di difettosità (failure rate) si punta per parlare
di un ritorno all'uso delle mine, se ufficialmente il limite massimo
di oggetti non funzionanti è fissato al 5% -una percentuale di per se
stessa molto alta tenuto conto delle grandi quantità di bombette
utilizzate normalmente- nella realtà le condizioni ambientali, il
vento, il terreno troppo morbido, i corsi d'acqua, gli alberi e tutto
ciò che è leggermente diverso dalle condizioni ideali di impiego,
porta la probabilità di insuccesso (cioè la mancata detonazione della
bomba a contatto con il suolo) verso punte del 20%. Contrariamente a quanto ci
si possa aspettare molte forze armate
accettano tranquillamente questo indice di difettosità, per così dire
"ufficioso", evidentemente c'è l'interesse ad inquinare ampie zone di
territorio nemico con migliaia di Uxo.
La risposta alla scarsa accuratezza delle cluster bombs si traduce nel
cosiddetto overbombing, cioè nello sganciare una quantità di bombe
superiore a quella normalmente necessaria per quel singolo obiettivo,
è un gatto che -tristemente- torna a mordersi la coda.
L'impiego in Kosovo di queste armi esibisce la loro efficacia nella distruzione
di massa. Forse è troppo parlare di armi di moda, ma sicuramente nella campagna aerea della
Nato per il Kosovo le cluster bombs sono state
usate un po' per tutto.
Le fonti ufficiali hanno dichiarato che le bombette sono state
impiegate per colpire arerei e camion negli aeroporti, carri armati e
blindati pesanti, concentrazioni di truppe, veicoli blindati destinati a trasporto
truppe, pezzi di artiglieria, altri bersagli
mimetizzati in zone coperte dalla vegetazione, bersagli nascosti non
alla portata delle altre armi di precisione, stazioni radio.
Tenendo presente che il primo scopo dichiarato delle bombette è quello
di danneggiare strade e piste d'aeroporto, in Serbia e Kosovo queste
armi sono state utilizzate per tutto meno che per la loro precisa
funzione.
Risulta davvero molto impegnativo immaginare ragionevolmente che anche
una buona quantità di bombette possa avere ragione di un pezzo di
artiglieria o della corazza di un carro armato pesante.
In compenso, dato che la campagna è stata condotta durante una
stagione piovosa su zone prevalentemente frastagliate, è facilissimo
immaginare quale può essere stato l'indice di difettosità. E
all'immaginazione è d'obbligo affidarsi, perché si tratta - ad oggi -
di un dato riservato. Del resto oggi le cluster bombs sono, purtroppo, ancora
legali.