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In Sri Lanka è ormai guerra di propaganda, oltre che di bombe, tra esercito singalese e ribelli tamil.
L'ultimatum di Rajapakse. Il presidente nazionalista Mahinda Rajapakse, accusando le Tigri tamil di tenere in ostaggio la popolazione civile usandola come 'scudo umano' e di sparare con l'artiglieria pesante dall'interno della 'zona di sicurezza' ha ordinato ai ribelli dell'Ltte di lasciar uscire dal loro territorio tutti i civili entro sabato sera, garantendo che verranno portati in un "ambiente sicuro".
Il governo di Colombo sostiene che l'Ltte ha finora impedito la fuga dei civili, uccidendo e torturando chi ci ha provato. Secondo il sito del ministero della Difesa, il 20 gennaio i guerriglieri dell'Ltte avrebbero sparato su una folla di 75 mila civili che si erano messi in marcia per uscire dal territorio controllato delle Tigri. Dieci persone sarebbero rimaste uccise, altre sarebbero state torturate dai ribelli ed esposte in pubblico come monito.
La paura dei 'welfare center'. Menzogne e propaganda secondo le Tigri tamil, che negano fermamente di impedire ai civili di fuggire, sostenendo che sono gli stessi civili a non volersene andare per timore di finire nei 'welfare center' governativi: centri di raccolta profughi circondati da filo spinato, sorvegliati da guardie armate che impediscono agli 'ospiti' di uscire. Dei Cpt, delle prigioni a cielo aperto dove avvengono interrogatori e spesso - secondo le associazioni tamil - anche gravi abusi. Per le autorità, infatti, tutti i civili che risiedevano nel territorio controllato dall'Ltte sono potenziali sostenitori delle Tigri, e come tale vengono trattati.
Il fatto che la popolazione civile tamil, di fronte all'avanzata dell'esercito singalese, abbia sempre preferito fuggire all'interno delle zone ribelli, in zone di guerra, piuttosto che in territorio governativo è un dato di fatto che PeaceReporter ha potuto direttamente recentemente constatare in loco, e di cui ha avuto conferma dal personale delle Nazioni Unite che fino a poche settimane fa lavorava regolarmente all'interno del territorio dell'Ltte.
L'esercito: "Nessun civile ucciso". Oggi il portavoce dell'esercito singalese, il brigadier Udaya Nanayakkara, ha dichiarato che nessun civile tamil è stato ucciso nei bombardamenti degli ultimi giorni: "Non escludiamo però - ha concesso Nanayakkara- che qualche civile costretto a costruire fortificazioni dai ribelli possa essere rimasto ferito".
Nazioni Unite e Croce Rossa Internazionale hanno denunciato nei giorni scorsi un elevato numero ("decine", "centinaia") di civili uccisi nei bombardamenti governativi sulla 'zona di sicurezza'.
Ieri il dottor Thurairajah Varatharajah, responsabile sanitario governativo del distretto di Mullaitivu, aveva dichiarato che i civili tamil uccisi nell'ultima settimana erano tra i 250 e i 300, e i feriti 1.140.
Secondo il sito filo-ribelle TamiNet, solo nelle ultime 24 ore 44 civili sono morti e 178 sono rimati feriti sotto i bombardamenti nella 'safety zone'.
Enrico Piovesana