03/12/2003versione stampabilestampainvia paginainvia



Una moto e qualche dollaro è l’irresistibile soldo offerto alle nuove reclute

TalibanAbdul Zahir è un pachistano di trentatré anni, con un gran turbante arrotolato sulla testa e un occhio che non vede più. Dopo aver combattuto in Afghanistan nel 2001 contro gli americani nelle fila dei taliban, alla caduta di Kabul. Zahir ha fatto ritorno al suo villaggio natale di Qila Abdullah, nel Balucistan pachistano a pochi chilometri dal confine con l’Afghanistan. E’ tornato a curare il suo frutteto e a crescere i suoi sei figli. Ma non ha mai smesso di pensare alla jihad.

Taliban “Da allora ho tentato molte volte di tornare in Afghanistan a combattere, ma mi veniva detto che non era ancora il momento. Poi un giorno, lo scorso maggio, mentre potavo i miei alberi di mele, mi ha fatto visita un mio ex compagno d’armi, portandomi la notizia che aspettavo da tempo. ‘Adesso puoi venire con noi: la jihad è ricominciata!’ Dal mio villaggio siamo partiti in quindici. A ognuno di noi sono stati dati i soldi per pagare il biglietto della corriera che ci avrebbe portati in Afghanistan: 259 rupie, circa quattro dollari e mezzo. Alla frontiera di Chaman i soldati afgani e americani ci hanno fermati. Gli abbiamo raccontato una balla. Io ho detto che avevo venduto un bufalo e che dovevo andare a riscuotere il pagamento. Ci hanno lasciati passare senza problemi”.

Taliban “Superato il confine - continua Zahir - siamo arrivati a Qalat, nella provincia di Zabul. Da lì, a piedi, siamo saliti sulle montagne, fino a raggiungere un accampamento di taliban dove ci siamo uniti ad altri centoventi combattenti. A ogni nuovo arrivato è stato consegnato un kalashnikov, un po’ di munizioni e alcune bombe a mano. Ad alcuni è stato dato perfino un lanciarazzi. Purtroppo non abbiamo combattuto un granché: giusto qualche imboscata alle pattuglie dell’esercito afgano per procurarci armi, munizioni e mezzi. Un giorno, dopo una di queste azioni, sono intervenuti gli elicotteri americani. Ci siamo nascosti nei tunnel scavati nelle montagne. Siamo rimasti lì per vari giorni, senza viveri, mentre gli americani continuavano a pattugliare la zona. Alla fine, stanco e affamato, ho deciso di tornare a casa. Il comandante mi ha dato i soldi per il viaggio di ritorno dicendomi di fare reclutamento nel mio villaggio”.

Taliban Zahir spiega che gli sono state date istruzioni ben precise: frequentare le scuole coraniche, le moschee, i matrimoni e fare opera di proselitismo. “Sono diventato un reclutatore: mi hanno detto di arruolare combattenti per periodi che vanno da due settimane fino a tre mesi, pagandoli in dollari e fornendogli una moto. Quando sono tornato quest’estate sono andato in giro dicendo semplicemente: ‘Le porte della jihad sono aperte, andiamo a combattere gli americani!’. In pochi giorni ho raccolto sei persone: quattro studenti coranici, un contadino e un informatico che parla inglese, tutti tra i 22 e i 30 anni. Qui odiamo tutti gli americani. Loro ci hanno tolto il diritto di vivere, ma noi abbiamo ancora il diritto di morire e di scegliere come farlo”.

Taliban L’emblematica storia di Zahir, raccolta e recentemente pubblicata dal Washington Post , spiega meglio di ogni altra cosa il modo in cui la resistenza dei taliban si sta riorganizzando e rafforzando. Migliaia di giovani pashtun stanno affluendo nell’Afghanistan meridionale dal vicino Pakistan per combattere la nuova jihad contro gli americani. Grazie al sostegno dei servizi segreti di Islamabad (l’Isi, Inter-Service Intelligence) e ai partiti integralisti islamici che governano le regioni pachistane di confine abitate dalle tribù pashtun (raggruppati nell’alleanza Muttahida Majlis-i-Amal), i taliban stanno svolgendo una massiccia opera di arruolamento. La città pachistana di Quetta è la base di questa operazione. Una moto e qualche decina di dollari a testa è l’irresistibile soldo offerto alle nuove reclute. Nessuno sa quale sia la consistenza attuale delle loro forze. C’è chi dice non più di diecimila effettivi. L’unica cosa certa è che sono sempre di più, sempre meglio organizzati e meglio armati (vedi "La Spada dei Musulmani" ), che la frequenza e la violenza delle loro azioni di guerriglia sta progressivamente aumentando e che alcune località sono ormai tornate sotto il loro pieno controllo.


Enrico Piovesana



 

Categoria: Guerra, Popoli
Luogo: Afghanistan