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Alcune agenzie umanitarie, che operano nella Striscia di Gaza, hanno formalmente protestato perchè ancora non possono avere libero accesso al territorio palestinese, nonostante il cessate il fuoco raggiunto il 18 gennaio scorso.
"E' inaccettabile il fatto che non sia ancora dato libero accesso a Gaza allo staff di molte agenzie umanitarie internazionali e che gli aiuti umanitari e i beni commerciali non possano ancora circolare liberamente nel territorio" ha dichiarato Charles Clayton, capo dell'Associazione delle agenzie di sviluppo internazionale, che raggruppa 75 diverse organizzazioni. Un'inchiesta condotta dall'agenzia Care ha rivelato che l'89 percento degli abitanti della Striscia di Gaza non ha ancora ricevuto alcun aiuto dal 27 dicembre, giorno d'inizio dell'attacco israeliano, e che 8 dei loro cooperanti stanno ancora aspettando il permesso per poter entrare nella Striscia. Stando a quanto dichiarato da John Ging, capo dell'agenzia per i profughi palestinesi delle Nazioni Unite, gli israeliani permettono l'ingresso solo di un centinaio di automezzi, ma per sopperire alle necessita giornaliere ne occorerebbero diverse centinaia. "Questo è lo stesso atteggiamento che ha portato al conflitto - ha dichiarato Ging - C'è bisogno di una politica diversa nella gestione dei valichi. Se resterano chiusi, ciò porterà a nuova violenza".