Parà, fazendeiros uccidono altri due attivisti. E' emergenza. Dispiegato l'esercito
Altri due. Dopo aver ammazzato la missionaria Dorothy Stang, i pistoleiros del
Pará colpiscono ancora. Si tratta di una vera e propria guerra contro gli ambientalisti
e i difensori dei diritti umani. Non solo. Siamo di fronte a un chiaro affronto
alle autorità federali e statali, tanto che il governo dichiara l’emergenza e
mobilita l’esercito.
Questa volta ad essere freddati con tre colpi di pistola in pieno petto sono
Soares da Costa Filho, 43 anni, presidente dell’Associazione degli agricoltori
“Carlos Fonseca” e Cláudio Branco, detto “Mato Grosso”, un agricoltore che ha
sempre aiutato la suora nelle sue lotte per la terra, per l’Amazzonia, per gli
indios.
Un omicidio non previsto. Il sindacalista, ex presidente del Sindacato dei lavoratori rurali del Parauapebas,
l’hanno ucciso in pieno giorno. Stava andando verso l’accampamento Carajás, dove
era presidente dell’ Associação de Produtores Rurais. Era in motorino. All’improvviso due uomini, in moto, lo hanno affiancato sparando.
Erano le dieci. Il primo dei trecolpi lo ha raggiunto al torace, sul lato sinistro.
Il secondo, invece, gli è stato fatale, diretto al cuore. Il terzo è stato sparato
quando giaceva a terra agonizzante.
Un omicidio stranamente non annunciato. Soraes da Costa Filho non era mai stato
minacciato di morte prima, e quindi non rientrava nella lista nera - compilata
dalla Commissione Pastorale della Terra (Cpt) e pubblicata dal Diário - in cui
figurano quaranta nomi di attivisti della lotta per la terra e per i diritti umani,
perlopiù abitanti nell’area transamazzonica e nelle regioni a sud e a sud est
dello stato brasiliano. Le uniche minacce le aveva subite molto tempo prima, durante
una disputa provocata dalla successione alla presidenza del sindacato.
Una morte preannunciata. Cláudio Branco è stato ucciso nel comune di Pacajá, molto vicino ad Anapu, dove
ha trovato la morte suor Dorothy. E’ l’ennesima vittima, dunque, in questa zona
macchiata da un lungo e antico fiume di sangue innocente.
Anche questa è stata un’esecuzione in pieno giorno. Ma questa volta la vittima
era come designata. Tante le minacce di morte ricevute da “Mato Grosso”, in particolare
da parte di un uomo conosciuto col soprannome di “Divino”. E’ un personaggio singolare,
che gira per la zona promettendo l’appropriazione illegale di terre pubbliche
grazie al supporto di amministratori di fazenda armati fino ai denti. “Divino”
aveva già minacciato sia Branco, sia suor Dorothy che il parroco di Anapu e altri
lavoratori agricoli.
La disputa in questa zona è cominciata tre anni fa, quando gli agricoltori decisero
di occupare un’area di 277 ettari, subito rivendicata dal fazendeiro Joaquim Petrola,
che si arroga il ruolo di legittimo proprietario. Da quel momento sono cominciate
le intimidazioni.
I perché. Il primo capitolo della cronaca delle morti annunciate ed eseguite in questa
area agricola del Pará è stato scritto sedici anni fa. Secondo il politologo Roberto
Corrêa, che ha partecipato nel 1989 a un ampio studio finanziato dal Banco di
Amazzonia per tracciare un macroscenario sulla questione agraria e fondiaria dell’area
fino al 2010, si tratta di tragedie da inserire nel contesto dello scontro fra
venditori di legname ed ecologisti-ambientalisti. Secondo Corrêa la colpa è in
gran parte della mancanza di volontà politica dei governi precedenti di arginare
e risolvere questa lotta pluriennale fra indios e cercatori d’oro, fra proprietari
terrieri e contadini.
Il modo in cui sono stati freddati questi personaggi, uniti da intenti e ideali
comuni, dimostra l’odio dei mandanti per tutto ciò che rappresentano. Secondo
il politologo è solo un primo assaggio. Le cose andranno peggiorando. E’ il risultato
di tutto ciò che negli anni passati non è stato fatto. Ed è probabile che dunque
altre morti verranno.

Le reazioni. Mentre i contadini di vari municipi si sono mobilitati per occupare l’Istituto
nazionale di colonizzazione e riforma agraria (Incra) di Belem, e protestare così
contro l’impunità e la violenza, il governo Lula invia duemila militari nel Pará.
La decisione è stata presa dal ministro della Difesa José Alencar. Il tutto per
presidiare i focolai: Anapu, Paraopebas e Altamira.
E non è tutto. In allerta sono anche i paracadutisti di Rio de Janeiro e i militari
di Recife, che se necessario correranno sul posto. Il governo ha precisato che
la loro missione sarà “grantire l’ordine pubblico e lo stato di diritto”.
La cosa inquietante è che i due ultimi omicidi confermano che siamo di fronte
ad una vera e propria sfida alle istituzioni da parte dei fazendeiros. Mentre
il capo gabinetto della presidenza, Josè Dirceu, sull’onda dell’omicidio di suor
Dorothy, diceva: “Il paese può stare sicuro che non ci sarà alcuna impunità, nè
per gli assassini nè per i mandanti, ma una punizione esemplare, perchè è ora
di dire basta a queste azioni”, i pistoleiros sparavano i loro sei colpi mortali
sui disarmati difensori del diritto alla terra e dell’Amazzonia.