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Matteo Fagotto
A più di dieci anni dalla firma del Trattato di Roma che la istituì, oggi la Corte Penale Internazionale dell'Aja ha aperto ufficialmente i battenti con il suo primo processo, a carico dell'ex-leader miliziano congolese Thomas Lubanga. Accusato di crimini di guerra per aver reclutato tra le proprie forze minori di 15 anni, Lubanga affronterà un processo storico. Ma se l'evento costituisce una pietra miliare nella storia del Tribunale dell'Aja, la colpevolezza di Lubanga, almeno per la sua gente, è tutta da provare.
Il 48enne Lubanga, ex-leader della milizia Hema dell'Unione dei Patrioti Congolesi (Upc), attiva nella regione nord-orientale congolese dell'Ituri, deve difendersi da sei capi di imputazione e dalle accuse di 93 vittime che, per la prima volta nella storia della giustizia internazionale, parteciperanno a pieno titolo al processo. Secondo l'accusa, Lubanga avrebbe attivamente reclutato minori tra il settembre 2002 e l'agosto 2003, durante la guerra civile congolese. Gli scontri tra le milizie Hema e quelle avversarie dei Lendu,proseguite per anni dopo la firma degli accordi di pace, hanno provocarono la morte di più di 50.000 persone. Lubanga è ritenuto uno dei principali artefici dei massacri. Il leader miliziano, proclamatosi "non colpevole" all'avvio del processo, è sostenuto da buona parte della sua comunità.
La guerra in Congo era una realtà, e arruolarsi nei gruppi armati era l'unico modo per aver salva la vita. E' questa la spiegazione che forniscono molti dei minori che servirono in passato nell'Upc, e che il procuratore generale Luis Moreno Ocampo dovrà tentare di sconfessare. Nel suo discorso di apertura al processo, Ocampo ha dichiarato che le truppe di Lubanga si resero responsabili di massacri, stupri e saccheggi, e che lo stesso leader miliziano si preoccupò di ingannare la comunità internazionale per non avere problemi con la giustizia, emettendo falsi ordini di smobilitazione per i minori quando invece il loro reclutamento proseguiva. A corroborare la tesi di Ocampo vi sarebbe anche del materiale video, in cui i piccoli miliziani di Lubanga sarebbero chiaramente ripresi. Se condannato il leader miliziano, che dal 2005 è sotto la custodia dell'Onu dopo essere stato arrestato, potrebbe ricevere l'ergastolo.
Ma al di là della vicenda Lubanga, quello di oggi per la Corte è un momento storico. Per la prima volta, infatti, il Tribunale riesce ad avviare un processo, una bella soddisfazione dopo tutte le polemiche e i problemi operativi che hanno da sempre accompagnato l'operato della Corte. Osteggiata da numerosi stati timorosi dell'autorità universale dei giudici dell'Aja, oggi la Cpi può festeggiare un piccolo successo, e concentrarsi sulle sfide future. Prima fra tutte la possibile messa in stato d'accusa dell'uomo più importante finora toccato dalle indagini dei procuratori: il presidente sudanese Hassan Omar al Bashir, ritenuto dagli investigatori corresponsabile dei crimini di guerra commessi in Darfur.
Matteo Fagotto