19/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



In Kirghizistan si avvicinano le elezioni. Il potere teme un'altra rivoluzione di velluto

Montagne e valli del Kirghizistan Il Kirghizistan, piccola repubblica centrasiatica situata tra le nevi perenni e i verdi pascoli del Tien-Shan, a ridosso della Cina, è sempre stato considerato un’isola di democrazia e stabilità politica nel mare dei regimi post-sovietici dell’Asia centrale. Il paffuto presidente Askar Akaev, al potere da quindici anni, ha sempre lasciato spazio alle forze d’opposizione e, nel quadro del Grande Gioco delle influenze internazionali sulla regione, ha sempre mantenuto una politica di equilibrio tra Russia e Stati Uniti ospitando basi militari di entrambi i paesi.
Ma in queste settimane le cose stanno cambiando. Akaev teme che i suoi oppositori stiano preparando in occasione delle elezioni parlamentari del 27 febbraio una riedizione della ‘rivoluzione arancione’ ucraina. Quindi è corso ai ripari, avviando una dura campagna di discredito e di attacco contro le forze di opposizione, addestrando le forze di polizia a disperdere ogni tentativo di manifestazione di piazza e sollecitando il sostegno politico del Cremlino.

Roza Otunbaeva Esclusa candidata dell’opposizione. La prima mossa di Akaev è stata, il 7 gennaio, l’annullamento della candidatura dell’esponente più popolare dell’opposizione, la signora Roza Otunbaeva, ex diplomatica che ha rappresentato il suo paese negli Usa, Canada e Gran Bretagna. Il pretesto per la sua esclusione dalle elezioni è stata proprio la sua prolungata assenza dal paese (richiesto da una contestata legge creata ad hoc) . Il provvedimento, poi applicato anche ad altri ex diplomatici che si erano candidati con l’opposizione, ha scatenato un’ondata di proteste. E così, per le strade di Bishkek, sono apparsi striscioni, bandiere e fazzoletti gialli. Un colore troppo simile a quelli delle rivoluzioni ucraine e georgiane per non avvalorare i timori di Akaev, che sui giornali e le televisioni ha iniziato a lanciare minacce contro i “consulenti politici stranieri” che esportano “rivoluzioni di velluto preconfezionate” manipolando “provocatori di vario genere” che “non perseguono certo gli interessi nazionali del paese”.

Graffiti davanti alla casa di un oppositoreGraffiti arancioni e intimidazioni. Sui muri delle abitazioni degli attivisti dell’opposizione sono cominciate a comparire delle scritte fatte con vernice arancione: simboli del dollaro accanto ai nomi dei politici e frasi del tipo “Abbasso le opposizioni del dollaro arancione”, con riferimento ai finanziamenti che queste forze riceverebbero da governi e ong statunitensi, in particolare dalla fondazione del miliardario filantropo George Soros. Poi sono iniziate le diffamazioni personali via mail, la censura dei mezzi d'informazione indipendenti, le minacce e perfino le intimidazioni. Alcuni autisti personali di politici dell’opposizione sono stati arrestati e interrogati dalla polizia sui finanziamenti occidentali ai partiti d’opposizione. “I graffiti arancioni sono solo delle bravate e sugli arresti degli autisti apriremo delle inchieste”, ha commentato Bolot Januzakov, portavoce dell’amministrazione presidenziale. Non la pensa così Human Right Watch, che il 14 febbraio ha inviato al presidnete Akaev una formale e dura lettera di protesta sul clima di repressione pre-elettorale.

Proteste dell'opposizione a BishkekPolizia pronta alla repressione. Un altro brutto segnale per l’opposizione è stata la notizia che, alla fine di gennaio, i ministeri degli Interni e della Difesa hanno organizzato un corso di addestramento per le forze di polizia kirghize allo scopo di prepararle a reprimere disordini di piazza durante una situazione di stato di emergenza. Una mossa accompagnata dalla pubblicazione sui mezzi di informazione nazionali di appelli governativi al popolo: “Noi siamo contro l’uso della forza da parte di minoranze radicali che vogliono così imporre i loro interessi creando instabilità, disorientamento e tensione sociale e politica”. Ma accompagnata sopratutto dalla presentazione in Parlamento di una nuova legoslazione sulle manifestazioni di piazza, che non potranno tenersi davanti ai palazzi del governo, non potranno trasfromarsi in presidi permanenti notturni e dovranno essere concordate con le autortà con almeno nove giorni di anticipo.

Il presidente Akaev con Putin Per avere il sostegno di Mosca. Sul piano internazionale Akaev ha cercato di guadagnarsi il sostegno politico di Mosca, poco incline ad esporsi dopo la cocente sconfitta subita dal suo uomo in Ucraina. Il Cremlino ha imposto ad Akaev una condizione chiara per fornirgli il suo appoggio: non consentire agli Usa di trasformare la base aerea di Ganci, vicino a Bishkek, in una base strategica permanente. Detto, fatto, l’11 febbraio Akaev ha annunciato che non verrà consentito agli Usa di dispiegare in Kirghizistan i suoi aerei-radar Awacs, come richiesto da Washington.
 

Enrico Piovesana

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