17/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Negli Usa tutti ripetono la frase "Support our troops". Ma cosa vuol dire in concreto?
Questa lettera è stata scritta da Dexter J. Kamilewicz, padre di un soldato che sta per essere mandato in Iraq.
 
Il segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld
Recentemente qualcuno mi ha confessato di non sapere che mio figlio stava per essere mandato in Iraq, chiedendomi perché non glielo avevo detto. Non sapevo cosa rispondergli. Quello è stato il momento in cui ho cominciato a essere infastidito da quegli onnipresenti ma insensati adesivi, scritti con tutte le buone intenzioni, attaccati sul retro delle automobili con scritto: “Support our troops” (“sosteniamo i nostri soldati”).
 
Trovo quei messaggi magnetici offensivi quando penso ai genitori e agli amici dei soldati della Guardia Nazionale che hanno comprato costose protezioni in Kevlar per i loro soldati mentre Donald Rumsfeld diceva che non ce n’erano in magazzino. Quei messaggi di marketing sembrano così vuoti, quando ai soldati viene detto di “far da sé” per aumentare la blindatura dei loro Humvee perché il dipartimento alla Difesa non ha chiesto ai produttori se era possibile produrne di più.
 
Mi rattristo quando i veterani aspettano oltre un anno per ottenere un appuntamento agli ospedali militari e i soldati in Iraq, in Afghanistan e in posti come il Walter Reed Hospital devono pagare per telefonare e spedire e-mail a casa. Scommetto che Rumsfeld non deve pagare per telefonare e spedire e-mail a casa, e trovo incredibile e inaccettabile che Rumsfeld non sia stato licenziato mentre le nostre truppe sono state trattate così male. Sosteniamo i nostri soldati?
 
Alcuni soldati statunitensi in azione in IraqAccetto il fatto che ci possano essere dei motivi per andare in guerra. Tuttavia, non trovo nessuno che mi dia una buona ragione per giustificare il nostro intervento in Iraq e la continuazione della guerra. Sembra che in America non ci sia un argomento più evitato, specialmente dai responsabili eletti, di un dibattito sulla guerra in Iraq. Ho fatto queste domande ai membri del Congresso del Maine. Il deputato Tom Allen mi ha detto che la guerra non era giustificabile, ma che abbandonare ora l’Iraq e i suoi abitanti sarebbe un errore. La senatrice Susan Collins ha detto che l’intervento in Iraq è stato un problema di cattiva intelligence, ma che il caos in Iraq ora ci impone di restare. La senatrice Olympia Snowe ha indicato Saddam Hussein come il motivo per invadere l’Iraq, e si è soffermata sul bisogno di un sostegno globale agli sforzi statunitensi in Iraq. Il deputato Michael Michaud era d’accordo con lei.
 
Queste risposte implicano che siamo andati laggiù per uno sbaglio, e per un errore ci stiamo restando. Non c’è un piano, non c’è un dibattito e non c’è leadership. Non siamo forse andati in Iraq per proteggerci dalle armi di distruzione di massa e per i legami dell’Iraq con i terroristi, ragioni che abbiamo scoperto essere completamente sbagliate? Sosteniamo i nostri soldati?
 
Le inutili morti e mutilazioni di questa guerra sono pura follia, probabilmente anche criminale. In questa guerra, i morti e i feriti sono un numero moltiplicato molte volte rispetto a quelli del World Trade Center. Più di 1.400 soldati americani sono morti, oltre 10.000 sono rimasti feriti fisicamente mentre innumerevoli altri sono segnati psicologicamente e, secondo alcune stime, più di 100.000 iracheni sono stati uccisi e mutilati. Come possono essere giustificate queste uccisioni? Distruggeremo una nazione e uccideremo i suoi abitanti per salvarla? Ci abbiamo già provato in passato. Sosteniamo i nostri soldati?
 
Il presidente George W. BushHo paura per mio figlio. Di certo per il timore che venga ucciso, ma sono anche preoccupato perché anche lui è stato messo nella posizione di uccidere. Soprattutto, sono arrabbiato perché stiamo mandando i nostri soldati in una guerra che nessuno può giustificare. La maggior parte degli americani, specialmente i membri del Congresso, non si deve preoccupare di avere una persona amata in questa guerra, e lascia da parte le domande più dure. Permettiamo una leva obbligatoria mascherata della Guardia Nazionale e ricicliamo anche loro? Ci hanno già mentito una volta, e dobbiamo evitare che succeda di nuovo. Il presidente Bush sarà il Robert McNamara (il segretario alla Difesa della prima metà della guerra del Vietnam, ndT) di questa generazione? Spero di no. Il Congresso avrà il coraggio di fare domande rilevanti? Spero di sì. Sosteniamo i nostri soldati?
 
Ora sapete perché non ho detto in giro che mio figlio sta per essere mandato in Iraq, e per favore non chiedete di lui se davvero non ne volete sapere. Invece, per favore, sappiate che vi metterete nei miei panni a meno che non facciate domande a chi detiene il potere ed esigiate risposte da loro. Nel frattempo, scusatemi se ho un doloroso groppo in gola e lacrime che mi fanno luccicare gli occhi, e se sono così arrabbiato con questa maledetta guerra e con le persone che l’hanno dichiarata. Sostenete i nostri soldati. Fate domande dure. Facciamoli tornare a casa subito.
 
Dexter J. Kamilewicz
Categoria: Guerra
Luogo: Stati Uniti
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