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Scritto per noi da
Daniela Greco
Il Generale Laurent Nkunda è stato arrestato ieri sera in Ruanda. L'operazione congiunta di truppe congolesi e ruandesi era stata lanciata questa settimana con l'intento dichiarato di sgominare i ribelli hutu presenti nelle regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo. Ha portato invece all'arresto del leader che, dal 2004, lanciava violenti attacchi contro la popolazione civile allo scopo, come lui stesso sosteneva, di difendere la minoranza tutsi contro quegli stessi hutu, in parte responsabili del genocidio ruandese. Il governo congolese, per bocca del ministro alla Comunicazione, si è dichiarato certo che Kigali consegnerà già oggi il generale alle autorità giudiziarie nazionali.
Le ragioni di un colpo di scena. La mossa, indubbiamente un colpo di scena sullo scacchiere congolese, arriva ad una settimana dall'annuncio della scissione di una parte del Congrès National pour la Défense du Peuple (Cndp), gruppo ribelle capeggiato dallo stesso Nkunda. Sabato scorso, infatti, Bosco Ntangana, uno degli uomini di fiducia del Generale Nkunda e super - ricercato dalla Corte Penale Internazionale, aveva annunciato, insieme ad altri 8 comandanti del Cndp, la firma di una tregua con l'esercito regolare congolese. L'arresto di Nkunda, storicamente considerato appoggiato dal governo ruandese, potrebbe, secondo Franco De Simone, del Comitato Internazionale della Croce Rossa in Kivu, spiegarsi in parte anche così: la scissione ormai pubblica all'interno del gruppo avrebbe fortemente indebolito la sua posizione di alleato di Kigali e il generale si sarebbe trovato intrappolato dai repentini cambiamenti della diplomazia nella regione. Oltre a questo, almeno due elementi vanno tenuti in considerazione, secondo De Simone: il cambiamento della presidenza statunitense, molto vicina a Kigali, e il fatto che tra ottobre e novembre "il governo congolese aveva dimostrato di non poter battere militarmente il Cndp, rischiando addirittura di perdere Goma. La mediazione e l'intervento ruandese erano forse l'unica strada percorribile, a questo punto".
Il Luogtenente Colonnello Jean-Paul Dietrich, portavoce militare della missione di peacekeeping delle Nazioni Unite in Congo (Monuc), ci ha inoltre spiegato come una normalizzazione dei rapporti tra Rdc e Ruanda fosse "necessaria per stabilizzare la regione. Una Rdc instabile rappresentava una continua minaccia anche per il Rwanda. Con la cooperazione militare si potrà tentare la via dello sviluppo e soprattutto mettere in atto nuove iniziative economiche." Ovvero, a suo avviso ci sono accordi per lo sfruttamento delle risorse minerarie congolesi? "Cosa accadrà nello specifico è difficile, oggi, da immaginare con chiarezza." Almeno, può dirci se ritiene che il Cndp potrà risollevarsi da questo colpo e continuare le proprie operazioni? "I margini di manovra intorno al Cndp si sono di molto assottigliati."
Il coinvolgimento dei Paesi confinanti. Fino a ieri, diffusa era la preoccupazione per le conseguenze a lungo termine di un nuovo ingresso delle truppe ruandesi sul territorio congolese. L'ultima volta che le truppe di Kigali erano entrate nella Rdc per sostenere l'avanzata di Laurent-Désiré Kabila contro il presidente Mobutu, nel 1996, non se ne erano più andate. Nel 2001 un Panel delle Nazioni Unite aveva denunciato la politica sfruttamento illegale delle risorse congolesi di diamanti, cobalto, coltan e oro da parte di Rwanda, Uganda e Zimbabwe, raccomandando al Consiglio di Sicurezza l'imposizione di sanzioni. Da allora, numerosi osservatori internazionali, tra cui Amnesty International, Human Rights Watch e Refugee International avevano condannato l'influenza dei paesi confinanti, che, attraverso l'appoggio ai diversi gruppi armati presenti nelle regioni orientali della RDC, destabilizzavano la zona, contribuendo allo sfollamento di migliaia di civili.
Immagine compromessa. L'azione congiunta, un'esperienza di collaborazione senza precedenti nella martoriata regione dei Grandi Laghi, non può che suscitare oggi il plauso internazionale. Nkunda è infatti stato accusato di aver commesso numerosi crimini contro l'umanità, tra cui omicidi indiscriminati, stupri di massa e il reclutamento di bambini soldato al di sotto dei 12 anni, oltre che di aver condotto una ribellione che, solo nella sua ultima fase, a partire da agosto dello scorso anno, ha causato lo sfollamento di almeno 250 mila persone. "La sua immagine", spiega De Simone, "era del tutto compromessa davanti all'opinione pubblica congolese ed internazionale. Alison Des Forges, responsabile della divisione africana di Human Rights Watch, dichiarava già nel 2006 "Finchè Nkunda sarà latitante, la popolazione civile rimarrà esposta a gravi rischi." Nkunda non è certo l'unico responsabile, né il Cndp l'unico gruppo attivo nella regione, ma per una volta non ci si può non concedere il lusso di sperare.