22/01/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Oltre 50 mila cittadini colombiani in fuga dagli orrori della guerra otterranno lo status di rifugiati

Grazie a un accordo firmato fra il governo ecuadoriano e l'alto commissario Onu per i diritti umani Martha Juarez, almeno 50mila cittadini colombiani riceveranno lo status di rifugiati.

Il provvedimento riguarda i cittadini colombiani che fra il 2000 e il 2007 sono entrati in Ecuador fuggendo dagli orrori causati dalla guerra fra le Farc (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) e le forze di sicurezza di Bogotà. Comunque i beneficiari del provvedimento sono tutti civili che trovatisi in una situazione di assoluto abbandono adesso necessitano di protezione e di una aiuto per il reinserimento sociale in un nuovo Paese. Secondo alcune stime fornite dall'Organizzazione delle Nazioni Unite, in Ecuador nel corso degli ultimi decenni potrebbero essere entrati non meno di 200mila cittadini ecuadoriani che solo per mancanza di conoscenza delle leggi locali vigenti non hanno mai chiesto il riconoscimento dello status di rifugiato. "Il problema dei rifugiati lo abbiamo riscontrato in tutta la zona a cavallo della frontiera nord racconta il ministro degli Esteri di Quito Fander Falconi.

Per questo motivo e per monitorare perfettamente la realtà della zona saranno inviati nell'area delle provincie di Esmeraldas, Carchi, Sucumbios, Orellana e Imbabura, funzionari che inizieranno le procedure per poter iscrivere i cittadini colombiani nelle liste degli aventi diritto allo status di rifugiati. Eppure, sempre secondo l'Onu, Quito risulta primeggiare nell'accoglienza ai rifugiati tanto da essere considerato un Paese modello "in cui ai rifugiati, non solo si offre la possibilità di accedere al territorio nazionale, di ricevere asilo, ma anche di beneficiare di una politica inclusiva di integrazione" come ricorda l'Alto Commissario Juarez. Il costo dell'operazione di riconoscimento dello status costerà poco meno di 2 milioni di dollari Usa. Poco meno di un milione sarà finanziato dall'Onu, il restante dall'amministrazione ecuadoriana. La cooperazione internazionale in questo caso ha funzionato benissimo.

 

 

Alessandro Grandi

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