stampa
invia
Sono il 29 per cento i piccoli brasiliani senza nome: privi del
certificato di nascita, ufficialmente non esistono. Il governo ha
deciso che garantirà il loro diritto di cittadinanza e sensibilizzerà
famiglie a genitori a registrarli alle anagrafi. “La persona che non è
iscritta all’anagrafe è come se non fosse mai nata – ha spiegato a
Peacereporter Nilmaro Miranda, segretario dei Diritti Umani – E’ la
maggiore espressione dell’esclusione sociale”. E’ nata così una vera e
propria campagna, voluta dalla Segreteria speciale dei Diritti umani
della Presidenza della Repubblica, che ha previsto anche una Giornata
nazionale fissata il 25 ottobre.
“Questa iniziativa è un primo passo importante – ha aggiunto Nilmaro
Miranda – La Giornata nazionale è servita e servirà a sensibilizzare i
brasiliani, ad informarli dell’importanza di essere cittadini, a
ricordare loro che ogni neonato deve avere un certificato di nascita.
Con l’appoggio e la collaborazione dei brasiliani, entro quattro anni,
tutti potranno esercitare il diritto all’identità”. Una campagna che
sta già avendo i suoi primi frutti. Ogni giorno nascono forum on-line,
dove i brasiliani si scambiano opinioni, pensieri, idee, esperienze.
“E’ assurdo: sono 800mila i bambini brasiliani non iscritti
all’anagrafe, – spiega Viviane nel dibattito lanciato dall’ Andi ,
l’Agenzia brasiliana di notizie sui diritti dell’infanzia – soltanto
una grande mobilitazione come questa, organizzata dal governo, potrà
cambiare le cose. E’ fondamentale far sapere ai nostri concittadini che
l’iscrizione è gratuita e che questo diritto deve essere garantito”.
“Ma lo sai qual è il nostro problema? – interviene Camilla – Noi
brasiliani spesso non abbiamo coscienza di quanto sia importante
comparire nell’archivio anagrafico. E’ per questo che una campagna del
genere era ed è urgente e necessaria. Devono educarci, formarci e tutto
migliorerà”.
La sensibilizzazione è dunque il primo passo. Ne è convinta anche
Enrica Rosato, la direttrice del Mlal (Movimento laico America Latina)
che ha vissuto per anni in Brasile . “La campagna lanciata dal governo
è un passo concreto verso la rivendicazione del diritto alla
cittadinanza, del diritto ad avere quella serie di garanzie a cui
nessun uomo deve rinunciare, del diritto ad essere un soggetto attivo
nella vita quotidiana di una democrazia. – ha quindi sottolineato a
Peacereporter Enrica Rosato – Si tratta di un lungo cammino, iniziato
anni fa dai sindacati dei lavoratori rurali e dal Movimento delle donne
lavoratrici rurali. Sono loro che con tenacia riuscirono a convincere
il governo precedente a rendere gratuita l’iscrizione. Ma non è
bastato: senza una vera e propria azione informativa che arrivi nelle
parti più sperdute del Paese, ogni provvedimento rimane lettera morta.
E’ in questo che il governo Lula si è distinto. Sarà la campagna
d’informazione che cambierà veramente le cose e porterà le famiglie
alle anagrafi”.