Iraq - Nel rapporto dell'Unicef sulla condizione del sistema scolastico iracheno si

legge che i bambini iscritti quest'anno alle elementari sono un milione in più
che al tempo del regime di Saddam. Ma nonostante le famiglie irachene desiderino
mandare i propri figli a scuola, sono 700 le scuole distrutte dai bombardamenti
"alleati" degli ultimi due anni e più di 2.700 gli edifici scolastici che richiedono
interventi. La stima delle vittime civili ammonta a 15292 persone. I militari
della coalizione morti sono 1225. Dal
7 al 14 almeno 200 civili e 30 militari sono morti in Iraq. L’esercito del Mahdi, la
milizia armata fedele all’ayatollah sciita Moqtada al-Sadr, ha cominciato la consegna
delle armi nel quartiere di al-Sadr a Baghdad. Dopo l’ottimismo iniziale però,
si è constatato che le armi consegnate sono tutte vecchie ed è quindi probabile
che l’arsenale sia stato nascosto. Gli attacchi della coalizione continuano a
Falluja e Samarra. Anche Mosul, ultima città sunnita prima del Kurdistan iracheno,
è stata teatro di due attentati contro la coalizione e contro un membro del governo.
Un ostaggio turco è stato decapitato il
14. Faceva il camionista.
Afghanistan - Sono riprese il
14 le operazioni di spoglio delle schede elettorali delle elezioni presidenziali
tenutesi il 9 . Ci vorranno settimane per conoscere i risultati, anche se è scontata
la vittoria del candidato sostenuto da Washington, l’attuale presidente provvisorio
Hamid Karzai. Il conteggio dei voti era stato interrotto il
10 in seguito alle denunce di brogli presentate dai quindici candidati avversari
di Karzai. Nel giorno delle elezioni non si sono verificati attentati e atti di
violenza da parte della resistenza talebana. In compenso, mentre gli afgani andavano
alle urne, 25 talebani sono morti in un bombardamento aereo dell’aviazione statunitense
nella provincia centro-meridionale di Uruzgan. Alla vigilia delle elezioni,
l’8 , un razzo è stato lanciato contro la
base Usa di Kabul, senza causare vittime. Due bambini sono invece rimasti gravemente
feriti da un razzo che ha colpito la loro casa alla periferia di Jalalabad. La
notte precedente, altri sei razzi sono stati sparati nella provincia meridionale
di Zabul contro la residenza del governatore locale, mancando il bersaglio. La
settimana precedente le elezioni era stata caratterizzata da un’escalation delle
violenze tra talebani e forze statunitensi, con un bilancio complessivo di 29
morti.
Dal 1° gennaio 2004 il conflitto afgano, terminato solo sulla carta, ha provocato 1.005 vittime.
La maggior parte dei morti sono guerriglieri della resistenza talebana (495),
seguono i soldati del neocostituito Esercito Nazionale Afgano (269), i civili
(162), gli operatori umanitari internazionali (46), i soldati statunitensi (30)
e quelli del contingente Isaf della Nato (3).
Cecenia - Data la censura imposta dalla Russia sulle vicende cecene le notizie che arrivano
sono frammentarie e riferite ad almeno una settimana prima. Secondo il bollettino
settimanale diffuso dalla resistenza indipendentista,
tra il 2 e l’8 108 soldati russi sarebbero stati uccisi nel corso di combattimenti in varie
zone del paese, soprattutto nei distretti di Johar, Achkhoi-Martan, Shelkosky,
Vedeno e Shali. Come al solito non si fa menzione delle perdite tra le fila della
guerriglia. Secondo l’associazione per i diritti umani “Memorial” (che riesce
a monitorare solo il 30-40% del territorio ceceno) dall’inizio di quest’ anno
la guerra ha causato la morte di 236 ceceni, di cui 98 civili, 89 agenti di sicurezza
e 22 guerriglieri. Proseguono senza sosta le zachistkas, cioè i rastrellamenti
dei villaggi condotti dai soldati russi e dalle milizie cecene collaborazioniste,
i famigerati “kadyroviti”: il risultato sono pestaggi, violenze e arresti di massa
di uomini adulti e ora, dopo Beslan, anche di donne. Sempre secondo i dati di
“Memorial”,
dal 1° gennaio 2004 le forze militari russe e le milizie kadyrovite hanno rapito 278 ceceni. Di
questi, 126 sono stati trovati morti (gli ultimi quattro la scorsa settimana alla
periferia di Grozny), 106 sono stati rilasciati e 118 sono ancora ‘missing’, desaparecidos.
Israele, Palestina - Sono 20 i palestinesi uccisi
nell’ultima settimana. Mentre continua l’operazione ‘giorni di penitenza’, i militari israeliani si
sono concentrati contro il campo profughi di Jabalya e contro la città di Gaza.
Un ufficiale dell’esercito di Tel Aviv è stato sospeso dal servizio e messo sotto
inchiesta. Ad accusarlo sono i suoi stessi sottoposti che, a causa dell’uccisione
per errore di una bambina palestinese di 13 anni, hanno denunciato l’accanimento
contro il cadavere della ragazzina da
parte dell'ufficiale israeliano.
Nepal - Il ministero degli Interni ha pubblicato un rapporto sulle persone fatte sparire
dalle forze di sicurezza a partire
dall’agosto 2003: 116 desaparecidos che potrebbero, però, essere molti di più secondo le Ong
locali. In otto anni di guerra centinaia di persone sono state rapite anche dai
guerriglieri maoisti e portate nei campi di addestramento e rieducazione.
Indonesia - Continua la guerra nella provincia orientale di Papua. Decine di civili sono
morti negli ultimi giorni a causa degli attacchi dei ribelli separatisti, altre
centinaia sono stati costretti a lasciare le loro case. I guerriglieri appartengono
all’Organizzazione per la Papua Libera (Opm). Il 12 ottobre 2002 gli attentati
terroristici contro le discoteche di Bali, fecero 202 vittime.
India - Le violente piogge che hanno colpito lo stato orientale dell’Assam, a partire
dal 6 , hanno già creato disagi a oltre 10 milioni di persone. Il
13 si è votato nello stato occidentale del Maharashtra, di cui Bombay è la principale
città. Ha vinto il Congresso di Sonia Gandhi, la coalizione al governo da maggio.
Nel Kashmir per la prima volta dall’inizio del conflitto, un gruppo di giornalisti
pachistani ha visitato la parte indiana della regione.
Pakistan - il 13 un attentato dinamitardo ha colpito il campo di profughi afgani di Jalala
(nordest di Peshawar) durante una festa di matrimonio. Quattro le vittime.
Haiti - Almeno 19 persone sono morte ad Haiti,
questa settimana, negli scontri tra la polizia e i sostenitori di Jean Bertrand Aristide, l’ex
presidente fuggito dal Paese lo scorso febbraio, ora ospite del Sudafrica. Con
gli scontri degli ultimi giorni, salgono a 48,
dal 30 settembre, le persone uccise in atti di violenza tra bande rivali.
Nigeria – Dopo Safiya e Amina, altre due giovani donne (Hajara Ibrahim e Daso Adamu,
26 e 29 anni) sono state condannate dalle autorita' religiose nigeriane alla lapidazione
per aver avuto rapporti extraconiugali con due uomini, i quali sono stati assolti
dai tribunali islamici per mancanza di prove. Le sentenze, rese note
il 12 ottobre, sono state emesse nello stato di Bauchi e dovranno essere confermate dal governatore
locale prima di essere eseguite. Le due condannate a morte possono ancora fare
appello e sperare nell’intervento della comunità internazionale come avvenne per
Safiya e Amina.
Sudan - Sono 70 mila le vittime nel Darfur
dallo scorso marzo. Gli scontri tra le bande armate, le epidemie, la denutrizione e la mancanza
di assistenza sanitaria hanno fatto precipitare la condizione dei profughi sudanesi.