stampa
invia
La settimana scorsa, per la prima volta dopo il crollo dell’Unione
Sovietica, Mosca ha aperto una base militare in territorio straniero,
nella ex repubblica sovietica del Kirghizistan, a poche decine di
chilometri da una delle più strategiche basi americane che Bush ha
installato nell’area centrasiatica dopo la guerra in Afghanistan. Un
evento che, al di là dei diplomatici commenti ufficiali, ha suscitato
nervosismo negli ambienti militari americani rievocando un clima
da guerra fredda.
La base aerea di Kant, inaugurata ufficialmente giovedì scorso, 23
ottobre, dal presidente russo Vladimir Putin, si trova alla periferia
della capitale kirghiza, Bishkek. E’ costata oltre due milioni e mezzo
di dollari e ospita decine di caccia da combattimento Su-25, Su-27 e
Mig-29, e aerei ed elicotteri da trasporto truppe Antonov-26 e Mi-8.
Servirà da base di supporto aereo per i cinquemila uomini della
nascente forza di reazione rapida dell’Organizzazione del Trattato di
Sicurezza Collettiva (Csto), la “Nato russa” varata lo scorso 28 aprile
da Russia, Bielorussia, Armenia, Kazakistan, Tajikistan e Kirghizistan.
Il presidente russo Putin ha affermato che la nuova base di Kant non è
assolutamente in competizione con la vicina base Usa di Manas e che la
Csto non vuole essere un contraltare della Nato. “Non c’è competizione
ma complementarietà: lavoriamo insieme per combattere il terrorismo
islamico che minaccia la stabilità di tutta l’Asia centrale”, ha
commentato Putin. Ma questa è solo diplomazia.
Giulietto Chiesa, giornalista esperto conoscitore dell’area
interpellato da PeaceReporter, non ha dubbi. “Negli ambienti militari
russi c’è moto nervosismo nei confronti della politica americana, sia
per quanto riguarda l’espansione a est della Nato, sia per la
permanenza militare Usa nelle ex repubbliche sovietiche dell’Asia
centrale, considerate ancora come legittima area di influenza di Mosca.
I generali russi sono stati buoni finché gli era stato detto che le
basi Usa sarebbero state smantellate dopo la guerra in Afghanistan. Ma
ora che l’amministrazione Bush ha fatto capire di non avere nessuna
intenzione di smobilitare, i vertici militari russi hanno spinto sul
Cremlino ad avviare una politica di competizione strategica al
fine riprendere il controllo della regione. L’apertura della basa in
Kirghizistan è il primo risultato di questo cambio di rotta. Dopo la
guerra in Iraq la dottrina militare di Mosca è cambiata: questo è un
dato di fatto”.
Un dato di fatto confermato dalle clamorose dichiarazioni del ministro
della Difesa russo, Sergeij Ivanov, che nel corso di una conferenza
tenutasi a Mosca all’inizio di ottobre ha enunciato le linee guida
della nuova politica di difesa russa. Dichiarazioni che hanno destato
scalpore e preoccupazione in Occidente. “E’ stato detto che Usa e
Russia non sono più nemici - ha dichiarato Ivanov -, ma di certo non si
possono definire alleati. Di fronte alla dottrina militare offensiva
dell’Occidente, della Nato e degli Stati Uniti, Mosca è stata costretta
a operare una radicale revisione della propria strategia di difesa. Se
l’interesse nazionale lo richiederà, non escludiamo l’ipotesi di
lanciare attacchi preventivi, anche usando armi nucleari, che riteniamo
ancora un efficace deterrente. Questo vale soprattutto per la difesa
della popolazione di etnia russa nelle repubbliche dell’ex Unione
Sovietica”.
La Nato e gli Stati Uniti hanno chiesto spiegazioni in merito,
ottenendo solo mezze smentite riguardo all’uso del nucleare. Ma è
chiaro che qualcosa sta cambiando e che al Cremlino i falchi militari
stanno guadagnando terreno rispetto ai politici filo-americani.
E la base di Kant ne è la prova.