29/10/2003versione stampabilestampainvia paginainvia



Base militare russa aperta in Kirghizistan, a poca distanza da una base Usa

Putin e AkaevLa settimana scorsa, per la prima volta dopo il crollo dell’Unione Sovietica, Mosca ha aperto una base militare in territorio straniero, nella ex repubblica sovietica del Kirghizistan, a poche decine di chilometri da una delle più strategiche basi americane che Bush ha installato nell’area centrasiatica dopo la guerra in Afghanistan. Un evento che, al di là dei diplomatici commenti ufficiali, ha suscitato nervosismo negli ambienti militari americani rievocando un clima da guerra fredda.

La base aerea di Kant, inaugurata ufficialmente giovedì scorso, 23 ottobre, dal presidente russo Vladimir Putin, si trova alla periferia della capitale kirghiza, Bishkek. E’ costata oltre due milioni e mezzo di dollari e ospita decine di caccia da combattimento Su-25, Su-27 e Mig-29, e aerei ed elicotteri da trasporto truppe Antonov-26 e Mi-8. Servirà da base di supporto aereo per i cinquemila uomini della nascente forza di reazione rapida dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (Csto), la “Nato russa” varata lo scorso 28 aprile da Russia, Bielorussia, Armenia, Kazakistan, Tajikistan e Kirghizistan.

Il presidente russo Putin ha affermato che la nuova base di Kant non è assolutamente in competizione con la vicina base Usa di Manas e che la Csto non vuole essere un contraltare della Nato. “Non c’è competizione ma complementarietà: lavoriamo insieme per combattere il terrorismo islamico che minaccia la stabilità di tutta l’Asia centrale”, ha commentato Putin. Ma questa è solo diplomazia.

Giulietto Chiesa, giornalista esperto conoscitore dell’area interpellato da PeaceReporter, non ha dubbi. “Negli ambienti militari russi c’è moto nervosismo nei confronti della politica americana, sia per quanto riguarda l’espansione a est della Nato, sia per la permanenza militare Usa nelle ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale, considerate ancora come legittima area di influenza di Mosca. I generali russi sono stati buoni finché gli era stato detto che le basi Usa sarebbero state smantellate dopo la guerra in Afghanistan. Ma ora che l’amministrazione Bush ha fatto capire di non avere nessuna intenzione di smobilitare, i vertici militari russi hanno spinto sul Cremlino ad avviare una politica di competizione strategica al fine riprendere il controllo della regione. L’apertura della basa in Kirghizistan è il primo risultato di questo cambio di rotta. Dopo la guerra in Iraq la dottrina militare di Mosca è cambiata: questo è un dato di fatto”.

Un dato di fatto confermato dalle clamorose dichiarazioni del ministro della Difesa russo, Sergeij Ivanov, che nel corso di una conferenza tenutasi a Mosca all’inizio di ottobre ha enunciato le linee guida della nuova politica di difesa russa. Dichiarazioni che hanno destato scalpore e preoccupazione in Occidente. “E’ stato detto che Usa e Russia non sono più nemici - ha dichiarato Ivanov -, ma di certo non si possono definire alleati. Di fronte alla dottrina militare offensiva dell’Occidente, della Nato e degli Stati Uniti, Mosca è stata costretta a operare una radicale revisione della propria strategia di difesa. Se l’interesse nazionale lo richiederà, non escludiamo l’ipotesi di lanciare attacchi preventivi, anche usando armi nucleari, che riteniamo ancora un efficace deterrente. Questo vale soprattutto per la difesa della popolazione di etnia russa nelle repubbliche dell’ex Unione Sovietica”.

La Nato e gli Stati Uniti hanno chiesto spiegazioni in merito, ottenendo solo mezze smentite riguardo all’uso del nucleare. Ma è chiaro che qualcosa sta cambiando e che al Cremlino i falchi militari stanno guadagnando terreno rispetto ai politici filo-americani.
E la base di Kant ne è la prova.

Enrico Piovesana


 

Categoria: Guerra
Luogo: Kirghizistan