17/01/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Quali obiettivi ha raggiunto Israele con l'operazione Cast Lead?

Qualcuno dirà che denota senso di responsabilità la tregua unilaterale, dichiarata sabato sera dal premier israeliano Olmert. Una decisione che i "terroristi" di Hamas hanno già fatto sapere che non ricambieranno, continuando con il lancio di razzi verso il sud di Israele. "Perché ovviamente con Hamas non si può parlare", come commentava preventivamente il premier italiano Berlusconi, sabato pomeriggio, mentre decine di migliaia di persone marciavano a Roma, manifestando lo sdegno per i crimini contro l'umanità commessi da Israele.

E' stato più volte dimostrato, Israele ha iniziato questa guerra, provocando la rottura della tregua dichiarata sei mesi prima da Hamas. Un aggressione che, per ammissione del ministro della Difesa israeliano Barak, è stata premeditata, e che ora, su raccomandazione dei generali di Tsahal, viene dichiarata conclusa. "Questa è stata una giustificata guerra di opportunità" ha dichiarato nella conferenza stampa di sabato notte lo stesso Barak.
Riporto alcuni lanci di agenzia tratti da Haaretz di sabato 17 gennaio.
Ore 14:20, Ufficiale israeliano: Crediamo che i nostri obiettivi a Gaza siano stati ottenuti (Reuters). 16:44, Barak: Israele è molto vicino al raggiungimento degli obiettivi dell'offensiva di Gaza (AFP). 20:08, Il capo dello Staff dell'Idf raccomanda la fine dell'operazione a Gaza.
Quali erano gli obiettivi della guerra? Il lancio di razzi è stato interrotto? No, è aumentato nonostante l'Idf controlli molte delle aree da cui venivano lanciati. La minaccia del terrorismo è meno pressante ora che milleduecento persone sono state uccise? Non occorre rispondere. Hamas è forse più debole? Nemmeno, visto che sfrutterà il ruolo di vittima per consolidare il sostegno dall'estero, e anche tra la popolazione civile palestinese ha guadagnato consensi. E infine, il caporale Gilad Shalit, catturato quando aveva 19 anni nel giugno 2006, è forse stato liberato? Non si sa nemmeno se sia ancora vivo.

L'unica via per far cessare il lancio di razzi, ha fatto sapere Hamas sabato pomeriggio, passa per il ritiro dell'esercito israeliano dalla Striscia di Gaza. Cosa che Israele ha scelto di non fare, facendo deragliare il piano di pace egiziano con l'aiuto di Washington. La ministro degli Esteri israeliano Livni e la Segretario di Stato Usa Rice, ieri, hanno firmato un'intesa che sancisce il diritto di Israele di rimanere all'interno della Striscia, per il tempo che riterrà necessario, senza garantire la riapertura dei valichi. E impone al presidente egiziano Moubarak di accettare una presenza internazionale anche sul territorio del Cairo, per "contrastare il contrabbando di armi verso la Striscia". Cosa che Moubarak e il respondabile della mediazione, Ahmad Abul Gheit, non hanno gradito. Sabato mattina quest'ultimo ha dichiarato che "L'intransigenza israeliana è il principale ostacolo agli sforzi egizianì per giungere a una tregua a Gaza", mentre Moubarak ha ricordato che "Le truppe israeliane si devono ritirare dalla Striscia".

Lo scorso 8 gennaio il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha votato la risoluzione 1860, che chiedeva un cessate il fuoco immediato, ma non è stata rispettata. La successiva riunione del Consiglio è stata bollata come "superflua" dall'inviata israeliana a palazzo di Vetro Gabriela Shalev, perché era già in corso la trattativa egiziana. Il presidente francese Sarkozy e l'egiziano Moubarak si erano spesi in prima persona per allestire la mediazione, che però è servita soltanto a consentire lo sviluppo delle attività militari nella Striscia di Gaza nei tempi decisi dai generali israeliani. Terminati i quali Israele ha cambiato, non le carte in tavola, ma proprio il tavolo da gioco. Ha stabilito di termini del suo ritiro sia sul piano militare, che strategico, che semantico: tregua unilaterale. Un gesto di buona fede.

L'unico obiettivo che Israele ha ottenuto sul campo è la rioccupazione della Striscia di Gaza, che era stata evacuata da Sharon nel 2005. Ma anche questo sembra non essere l'intenzione del governo Olmert. Nella serata di sabato una fonte del ministero della Difesa israeliano ha dichiarato che "le forze terrestri resteranno all'interno della Striscia per alcuni giorni, poi si ridispiegheranno e si ritireranno in buon ordine". Bisognerà allora attendere per capire quali saranno i tempi del ritiro e cosa si intenda con "ridispiegamento". Oltre a ciò, il fatto che non si parli più della riapertura dei valichi di confine tra Israele e la Striscia, equivale a delegare all'Egitto la responsabilità della popolazione civile di Gaza: un milione e mezzo di persone, meno milleduecentocinque vite spezzate, e cinquemila mutilate.

Se l'obiettivo di Israele fosse stato proteggere la popolazione di di Sderot e Ashkelon, la campagna di Cast Lead dovrebbe dirsi fallita. La scelta militare, sarebbe chiaro, era quella sbagliata. "Israele è ebbra di potenza e di violenza" ha detto oggi il ministro degli Esteri egiziano Ahmad Abul Gheit, e le prime vittime di questa ebbrezza sono proprio i cittadini del sud di Israele, che il loro governo non ha saputo proteggere. Israele ha sfruttato la minaccia dei razzi per giustificare l'invasione di un territorio che teneva sigillato dalla fine del 2005, compiendo eccidi di civili, che hanno spinto a parlare di crimini di guerra anche le Nazioni Unite. Tuttavia, cito sempre dagli strilli di Haaretz, 19:25 Israele respinge le accuse di aver commesso crimini di guerra (Reuters).

Forse allora, la vera ragione per la mattanza cui ha assistito il mondo per ventitue giorni era ristabilire il buon nome dell'esercito israeliano, dopo la semi-sconfitta in Libano. I generali, si sa,  sono gente orgogliosa. E in certi campi la reputazione è tutto.

Naoki Tomasini

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