17/01/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Israele si sgancia dalla trattativa egiziana e si accorda con Washington: stasera l'annuncio di una tregua unilaterale. "Israele è ebbra di potenza e di violenza" commentano dal Cairo. Hamas: "Continueremo a combattere e aderirà a una tregua solo alle le

La decisione israeliana su una tregua unilaterale concordata ieri a Washingon dalla ministro degli Esteri Israeilana, Livni, insieme a Condoleezza Rice, dovrebbe essere annunciata a breve. Si attende in serata una conferenza stampa del premier israeliano Olmert.

Il piano prodotto dalla diplomazia egiziana, che media tra Israele e Hamas, prevedeva una tregua di un anno e il ritiro entro una settimana delle forze israeliane da Gaza. Con questo annuncio di tregua unilaterale, però, Israele si svincola da qualsiasi concessione prevista nell'accordo, pretende una tregua indefinita da parte di Hamas e si arroga il diritto di mantenere l'occupazione della Striscia di Gaza. Il memorandum di intesa Usa-Israele firmato oggi a Washington tra la Condoleezza Rice e laTzipi Livni impegna gli Stati Uniti ad aiutare Israele nel contrasto al contrabbando di armi verso la Striscia, "via mare, per via aerea o via terra". Mentre, ovviamente, il mastodontico afflusso di armi da Washington verso Tel Aviv non subirà rallentamenti, anche se negli ultimi due conflitti Israele ha impiegato quelle armi contro civli, in Libano nel 2006 come oggi a Gaza.

Israele punta a giocare questa partita diplomatica su due tavoli, con la trattativa mediata dall'Egitto e, per maggior sicurezza, con l'intesa raggiunta insieme a Washington. Totale indifferenza invece ha mostrato nei confronti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, le cui sedute sono state definite "superflue" dall'inviata israeliana a palazzo di Vetro Gabriela Shalev. L'Egitto, però, sembra non gradire questo doppio gioco e, questa mattina, il ministro degli Esteri del Cairo, Ahmed Aboul Gheit, ha preso le distanze precisando che "L'Egitto non è impegnato in alcun modo rispetto all'accordo firmato dagli Stati Uniti e Israele a proposito del controllo dei tunnel per impedire il traffico d'armi verso la Striscia di Gaza". Il governo israeliano è corso ai ripari dichiarando che la trattativa è in corso con Egitto, Unione Europea, Usa, e Autorità Palestinese e altri attori. Con tutti tranne Hamas, che ha già fatto sapere che non cadrà nella trappola. Hamas ignorerà dunque l'eventuale tregua israeliana: "continuerà a combattere e aderirà ad una tregua solo se saranno accettate le sue condizioni" ha spiegato oggi alla stampa Osama Hamdan, un alto esponente del movimento in esilio in Libano. Intanto una delegazione di Hamas è giunta al Cairo per proseguire le trattative dei giorni scorsi. Secondo Hamdan, con questa strategia diplomatica Israele sta cercando di estorcere ai palestinesi quelle concessioni "che non è riuscito ad ottenere combattendo". "Vorrei suggerire a tutti i mediatori di concentrare le loro iniziative sulla fine dell'offensiva e del blocco senza toccare nient'altro" ha concluso.

"L'intransigenza israeliana è il principale ostacolo agli sforzi egizianì per giungere a una tregua a Gaza" ha dichiarato oggi il mediatore egiziano Ahmad Abul Gheit, che ha aggiunto: "Israele è ebbra di potenza e di violenza".

L'analisi.
Militari dentro la Striscia, valichi chiusi senza la liberazione di Shalit, nessuna intermediazione con Hamas: se il finale, come pare, si avvia ad essere questo, la carta diplomatica giocata da Israele avrà sortito solo accordi di polizia e repressione militare e di intelligence. Lasciando tragicamente intatti tutti gli altri temi, politici, sul territorio. Il Centre for European Policiy Studies (Ceps), autorevole centro studi internazionale con sede a Bruxelles, pubblica un articolo. Il titolo è 'l'inferno di Gaza, l'Ue deve cambiare la sua politica'. A firmarlo Michael Emerson, uno dei ricercatori ai vertici del Ceps, Natalie Tocci e Richard Youngs. "L'attuale conflagrazione a Gaza - spiegano i tre nell'articolo - richiede un importante ripensamento della politica da parte dei governi europei". Secondo il Ceps, "deve esser riconosciuto che l'idea di 'sconfiggere Hamas' a Gaza, perseguendo allo stesso tempo i colloqui solo con la Cisgiordania controllata da Fatah, ha peggiorato la situazione. Non è la via verso la pace, rende anzi meno probabile una pace sostenibile". Invece "tale politica è stata apertamente perseguita da Israele e favorita dall'amministrazione Bush, ma è stata anche sostenuta da troppi governi europei. L'attuale discesa all'inferno a Gaza è precisamente il culmine di questo approccio, con l'evidente tentativo di Israele di sradicare il regime di Hamas a Gaza". Per i tre ricercatori, "bisogna dialogare con Hamas. Non perché l'Europa debba cedere alle posizioni formali più radicali dell'organizzazione. Se non dialoga non può sperare di influenzare la ben nota divisione tra la leadership di Hamas che si è rivelata l'ultimo anno. Al contrario, la mancanza di dialogo ha solo rafforzato gli elementi più duri all'interno di Hamas sin dalla vittoria elettorale del gennaio 2006". Sta accadendo esattamente tutto il contrario.

Gaza si sveglia al 22mo giorno di Piombo fuso, fase finale. Tzipi Livini ha detto a Wasghington che le operazioni delle forze israeliane a Gaza "mirano ad agevolare il processo di pace, non a danneggiarlo". Le operazioni che ‘mirano' ad agevolare la pace hanno totalizzato, secondo l'agenzia palestinese Maan, nel momento in cui scriviamo, 1.169 morti, di cui 370 bambini e 85 donne. I feriti sarebbero 5.015, fra questi almeno 1.745 sono bambini.

Naoki Tomasini e Angelo Miotto

 

Categoria: Guerra, Politica
Luogo: Israele - Palestina