L’autorevole quotidiano New York Times informa oggi, 19 dicembre, che
una ispezione del Dipartimento ha rilevato abusi psicologici da parte
del personale di custodia nei confronti di persone arrestate e
detenute nell'ambito delle indagini sugli attentati dell'undici
settembre. Il fatto sarebbe avvenuto nel carcere federale dell'importante distretto
della Grande Mela.
Gli ispettori hanno scoperto che i prigionieri sono derisi,
umiliati e ripresi illegalmente da telecamere durante i colloqui con
gli avvocati. Centinaia di immigrati privi di green card, il permesso
di soggiorno e lavoro, furono arrestati dopo gli attacchi, in molti
casi senza che esistesse alcuna prova di un loro coinvolgimento in
attività terroristiche. Il rapporto è il frutto di trenta
interviste con persone incarcerate, dozzine di interrogatori a
secondini e la visione di molte decine di videotape.
Marc Corallo, portavoce del Dipartimento di Giustizia, ha detto che la
Divisione diritti civili del suo ufficio e il procuratore del Distretto
orientale di New York esamineranno il rapporto per decidere i termini
dell’azione legale da avviare nei confronti dei responsabili delle
violazioni.
Pesanti accuse all'amministrazione Bush provengono anche dalle diverse corti federali di New York e San Francisco.
Ieri il tribunale federale di New York ha dichiarato che il
presidente George W. Bush non ha l’autorità per ordinare la detenzione
a tempo indeterminato di cittadini Usa con la semplice dichiarazione di
‘combattente nemico’. “Il presidente, agendo da solo, non possiede
alcuna autorità costituzionale che lo autorizzi a detenere,con la
semplice dichiarazione che li definisce ‘combattenti nemici’, cittadini
degli Stati Uniti catturati sul suolo nazionale e lontano dai territori
dei combattimenti”. Questa la frase, a pagina A31 della sentenza, con
cui i giudici di New York Rosemary S. Pooler (nominata dall’ex
presidente Bill Clinton) e Barrington D. Parker Jr (nominato
dall’attuale presidente Bush) hanno bocciato la politica
dell’amministrazione.
Il caso su cui è stato emesso il verdetto riguarda Jose' Padilla,
americano, arrestato a Chicago l'anno scorso e sospettato di essere
coinvolto in un progetto di attentato. Nel documento di 65 pagine
redatto dai magistrati si legge che senza l’autorizzazione del
Congresso il presidente non ha i poteri per dichiarare un cittadino
statunitense ‘combattente nemico’.
I giudici impongono alle autorita' militari di consegnare entro 30
giorni Padilla alle autorita’ civili che, solo loro, possiedono i
poteri per esercitare l’accusa. “In caso contrario – coclude il
tribunale -il detenuto dovrà essere liberato”.
Una seconda corte federale, questa volta a San Francisco, California,
ha definito illegale la politica dell’amministrazione Bush nei
confronti di 660 cittadini stranieri, fatti prigionieri durante la
guerra in Afghanistan del 2001 e condotti a Guantanamo, che
giuridicamente è territorio statunitense. Secondo i giudici, i
detenuti sono stati privati delle garanzie legali e di difesa previste
per chi è in carcere in America e questo è incostituzionale e si
configura come una violazione del diritto internazionale.
Nella sentenza della corte di San Francisco si legge che “anche in una
situazione di emergenza nazionale – anzi proprio in una situazione del
genere - la Magistratura ha l’obbligo di difendere i valori della
Costituzione e impedire all'Esecutivo di offendere i diritti dei
cittadini, sia di quelli americani che di quelli stranieri”.
Proseguendo nella sua critica al comportamento dell’Amministrazione
Bush, il tribunale conclude: “Non possiamo accettare la posizione del
governo secondo la quale l’esecutivo ha un potere privo di qualsiasi
controllo che gli permette di imprigionare a tempo indeterminato una
persona, stranieri compresi, su territorio di giurisdizione degli Stati
Uniti senza permettere a questo prigioniero il ricorso a un foro
giudiziario e perfino a consigli legali, quale che sia la lunghezza o
la maniera del suo sconfinamento”.
Roberto Barbera