15/01/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Al Quds, secondo piano in fiamme. Centinaia di persone bloccate dai combattimenti

Sta peggiorando di ora in ora la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza, stretta nella morsa dell'esercito israeliano. L'ospedale al Quds, nel quartiere di Tel al Hawa, è stato colpito e il secondo piano è andato distrutto, secondo fonti locali contattate da PeaceReporter. Oltre 150 le persone all'interno del reparto, oltre a 40 medici, che sono stati portati al primo piano.

Oltre 300 malati cronici bloccati a Gaza. Le operazioni di evacuazione e di trasferimento dei feriti altrove sono state impossibilitate dall'intensità dei combattimenti nelle strade della città e dai cecchini che - secondo le stesse fonti - prendono di mira anche i civili. L'attivista australiana per i diritti umani, Sharon Locke, membro dell'International Solidarity Movement, ha parlato di una bambina di tre anni colpita alla faccia e all'addome mentre si recava con la famiglia all'ospedale. Secondo il dottor Mohammed Shiziq, contattato prima dell'inizio del suo più difficile turno in ambulanza di questi 20 giorni di conflitto, "la Croce Rossa è impossibilitata a svolgere il proprio lavoro di coordinamento per l'evacuazione dei feriti nell'ospedale Al Quds. Ci sono persone che muoiono dissanguate all'esterno della struttura e non possiamo trasportarle perchè gli israeliani ci sparano addosso. Solitamente trasferiamo i casi più critici all'ospedale al Shifa, ma oggi non abbiamo potuto farlo". Ci sarebbero 600 persone all'interno del nosocomio. Numerose telefonate continuano ad arrivare da ogni parte della città. Sono famiglie bloccate in casa in mezzo ai combattimenti. Alcuni sono feriti, altri hanno bisogno di acqua e cibo. Ron Yaron, capo del dipartimento per i Territori Occupati dell'organizzazione Physicians for Human Rights, parla di una situazione particolarmente critica: "Sappiamo di 320 malati cronici - ha raccontato -, cardiopatici o affetti da patologie tumorali che hanno bisogno di urgenti cure mediche in strutture ospedaliere avanzate al di fuori di Gaza, cioè in Israele, ma sono bloccati in casa e non possono raggiuntere l'ospedale. Sono quasi rassegnati, hanno paura a uscire".

Oltre mille morti, cinquemila feriti. Per il presidente del Comitato internazionale della Croce rossa Jacob Kellenberger "è inaccettabile che persone ferite in cura all'ospedale siano messe in pericolo". Kellenberger ha appena concluso una visita di tre giorni a Gaza e in Israele e nei i suoi incontri con le parti ha insistito per il rispetto del diritto umanitario internazionale. "Questi sviluppi sono particolarmente allarmanti poichè a Gaza gli ospedali sono già sovraffollati e sotto pressione mentre aumenta il numero di feriti", ha detto il presidente del Cicr. Nei colloqui con i ministri israeliani della difesa Ehud Barak e degli esteri Tzipi Livni, Kellenberger ha ribadito che il diritto umanitario internazionale obbliga le parti a risparmiare i civili e a proteggere le infrastrutture ed il personale medico in ogni circostanza. I morti sono 1.095, i feriti quasi 5mila, secondo fonti palestinesi.

Luca Galassi

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